Potrebbe la BoJ essere la prossima banca centrale a inasprire la politica monetaria e mettere sotto pressione BTC?

Le prospettive di rialzi dei tassi non sono più un tema esclusivamente legato al Federal Reserve e agli Stati Uniti: i mercati stanno scontando una crescente probabilità che anche la Bank of Japan possa irrigidire la propria politica monetaria, spinta dai rischi inflazionistici derivanti dal conflitto in Iran.

Dati di mercato indicano una probabilità significativa che la Bank of Japan decida un aumento del tasso ufficiale nella riunione di fine aprile; contemporaneamente, l’attività sulle opzioni legate ai tassi statunitensi mostra che gli operatori si attendono ulteriori strette da parte della Federal Reserve nelle prossime settimane.

Il resoconto della recente riunione di politica monetaria della Bank of Japan ha evidenziato che almeno un membro ha espresso la necessità di un rialzo più deciso in risposta agli effetti inflazionistici del conflitto in Medio Oriente. Nelle considerazioni ufficiali è stato inoltre sottolineato che qualsiasi decisione sarà presa tenendo conto dei dati economici in arrivo e dei segnali aneddotici provenienti dai mercati.

L’approccio restrittivo della Federal Reserve è da tempo un freno per gli asset rischiosi, compreso il bitcoin. Tuttavia anche una svolta nella politica della Bank of Japan potrebbe avere effetti analoghi. Anni di tassi ultra-bassi a Tokyo hanno favorito il cosiddetto carry trade, con operatori che prendevano in prestito in yen per investire in mercati a rendimento più alto, contribuendo così a mantenere compressi i costi di finanziamento a livello globale e a sostenere i rally degli asset rischiosi.

Un’inversione di tendenza verso una politica più restrittiva in Giappone potrebbe quindi invertire questi flussi di capitale, generando ripercussioni diffuse sui mercati finanziari e potenzialmente aggravando la fase ribassista delle criptovalute. Negli ultimi due anni la Bank of Japan ha già aumentato il tasso di riferimento dallo -0,10% allo 0,75% e ha progressivamente ridotto il suo programma di acquisti di attività, ma i tassi giapponesi restano ancora sensibilmente inferiori rispetto al circa 3,5% osservato negli Stati Uniti.

Contesto energetico e rischio di inflazione importata

Se il deterioramento della situazione in Iran dovesse spingere i prezzi dell’energia al rialzo, il Giappone e altri paesi dipendenti dalle importazioni energetiche potrebbero registrare un aumento dell’inflazione importata. In uno scenario di questo tipo la pressione sui prezzi al consumo potrebbe indurre la Bank of Japan a considerare misure più aggressive per contenere l’inflazione.

Vincoli fiscali e sostenibilità del debito

Il quadro fiscale del Giappone rappresenta però un vincolo significativo: un rapporto debito/PIL intorno al 240% significa che un aumento dei tassi rischierebbe di far lievitare sensibilmente il costo del servizio del debito pubblico, aggravando la pressione sulle finanze statali.

Gli economisti sottolineano il dilemma di fondo: se la banca centrale alza i tassi e i rendimenti dei titoli di stato salgono, la sostenibilità del debito potrebbe essere messa alla prova; se invece la politica resta accomodante, la probabile svalutazione del yen aggraverebbe ulteriormente l’inflazione importata. Questa opzione impone complesse scelte di bilanciamento tra stabilità finanziaria e controllo dei prezzi.

Sul versante politico, un irrigidimento della politica monetaria potrebbe aumentare la pressione sul governo affinché adotti misure di consolidamento fiscale o riforme strutturali per rassicurare i mercati, mentre una prosecuzione del sostegno monetario intensificherebbe i timori per l’erosione del potere d’acquisto delle famiglie.

Tensioni sul mercato dei cambi

I segnali di tensione sono già visibili sul mercato valutario: il yen è rimasto debole e si sta attestando intorno a 160 per dollaro statunitense, livelli che rappresentano il minimo dall’estate del 2024. Complessivamente il JPY ha accumulato una forte svalutazione rispetto al 2021, con effetti evidenti sui costi delle importazioni e sulla dinamica dei prezzi interni.

Questa dinamica valuta può da un lato sostenere la competitività delle esportazioni giapponesi, ma dall’altro aumentare i costi energetici e delle materie prime importate, contribuendo così a un mix di crescita moderata e pressioni inflazionistiche.

In sintesi, la combinazione tra strette monetarie globali, shock geopolitici legati al Medio Oriente e i limiti fiscali del Giappone crea per la Bank of Japan uno scenario complesso dove ogni passo verso l’alto dei tassi dovrà essere calibrato attentamente per evitare turbolenze sui mercati finanziari e rischi per la sostenibilità delle finanze pubbliche.