Quasi metà dei Bitcoin in circolazione è in perdita: i detentori a lungo termine vendono sottocosto

Circa la metà di tutto il Bitcoin in circolazione oggi vale meno di quanto sia stato pagato per l’acquisto, secondo i dati del Bitcoin Impact Index, che la scorsa settimana ha registrato un forte aumento mentre la tensione è tornata a farsi sentire in tutti i segmenti del mercato.

Cos’è l’indice e cosa ha mostrato

Il Bitcoin Impact Index misura lo stress finanziario tra diverse coorti di utenti basandosi sul comportamento onchain, sull’attività di ETF e di derivati e sui flussi di liquidità. Nell’arco della settimana conclusa il 28 marzo l’indice è salito di 13 punti fino a 57,4, il rialzo più pronunciato da gennaio, secondo un’analisi pubblicata da CEX.IO.

Su una scala che arriva fino a 100, quel valore colloca l’indice nella cosiddetta area di “alto impatto”, zona che storicamente ha preceduto ampie ondate di vendite e cali a due cifre, come avvenuto nel 2018, nel 2022 e nelle fasi ribassiste di inizio anno.

Andamento dei detentori a lungo termine

I portafogli definiti Long-term holders, ossia quelli che conservano BTC per più di sei mesi, stavano realizzando profitti solo una settimana prima, quando la criptovaluta viaggiava sopra i 70.000 dollari. Oggi oltre 4,6 milioni di BTC detenuti da questi wallet — circa il 30% del loro totale — risultano in perdita rispetto al prezzo di acquisto, con perdite realizzate settimanali che sono state le peggiori dallo scorso anno.

CEX.IO ha scritto:

“Questo tipo di divergenza tra l’azione del prezzo e la fiducia espressa dai dati on-chain è storicamente stata un segnale di allarme. Movimenti analoghi si sono verificati a metà 2018 e a metà 2022 prima di cali dei prezzi superiori al 25%.”

Situazione dei detentori a breve termine

Anche i Short-term holders mostrano peggioramenti: il report indica che il 47% dell’offerta totale di bitcoin è attualmente detenuto in perdita, valori che non si vedevano dall’intervallo di maggiore stress registrato a febbraio. Questo suggerisce una pressione diffusa su molteplici categorie di investitori.

Flussi di capitale e attività di mercato

Contemporaneamente, i flussi di capitale che avevano sostenuto il mercato all’inizio del mese si sono indeboliti. I flussi netti giornalieri in stablecoin, che avevano mediamente registrato afflussi di circa 250 milioni di dollari, si sono invertiti e hanno segnato deflussi per 292 milioni. Anche gli ETF e i miners sono passati da una fase di accumulo a una di vendita.

Un supporto ancora presente

Un elemento che mantiene un certo sostegno al mercato è però la mancanza di una corsa massiccia dei detentori a trasferire BTC sugli exchanges. I depositi massicci sulle piattaforme centralizzate sono un segnale tipico di capitolazione totale; finora i dati onchain non mostrano questo comportamento su larga scala.

Implicazioni e scenari possibili

Il quadro delineato dall’indice e dai flussi pone diversi interrogativi sul prossimo periodo di mercato. Un aumento persistente dello stress e ulteriori vendite da parte dei miners o degli investitori a breve termine potrebbero alimentare una fase di volatilità prolungata, mentre l’assenza di ritiri massivi dagli exchanges può limitare, almeno temporaneamente, la profondità dei ribassi estremi.

Per gli operatori istituzionali e i regolatori, il comportamento dei flussi in stablecoin e delle componenti aggregate dell’offerta costituisce un indicatore chiave: variazioni significative possono avere implicazioni sulla liquidità di mercato e sulla valutazione del rischio sistemico. Monitorare combinazioni di segnali on-chain, movimenti degli ETF e attività dei miners rimane essenziale per valutare l’evoluzione del ciclo di mercato.