Bitcoin perde slancio mentre il petrolio WTI balza oltre i 100 dollari al barile

Il fragile mercato obbligazionario ha ricevuto un segnale di sollievo lunedì, ma non è bastato a compensare la nuova impennata del petrolio, che ha spinto al ribasso le azioni statunitensi e ha eroso gran parte dei guadagni delle criptovalute.

Intervenendo a Harvard University, il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha affermato che, al momento, la banca centrale preferisce guardare oltre gli shock di breve periodo dei prezzi dell’energia e concentrarsi sulle aspettative di inflazione, che appaiono ancora ben ancorate.

Queste dichiarazioni hanno contribuito a calmare un comparto obbligazionario che aveva cominciato a scontare in modo più deciso la possibilità di un rialzo imminente dei tassi.

Dettagli di mercato

I rendimenti sono scesi: i Titoli di Stato USA a 10 anni hanno perso nove punti base attestandosi al 4,35%, mentre i rendimenti a 2 anni sono calati di otto punti base fino al 3,83%.

Parallelamente, le probabilità di uno o più rialzi dei tassi nel 2026 sono diminuite, passando dal 25% al 5% secondo le valutazioni implicite del mercato.

Azioni, criptovalute e materie prime

Nonostante un avvio di giornata positivo, i principali indici statunitensi hanno poi lasciato terreno: il Nasdaq ha chiuso in calo dello 0,75% e l’S&P 500 dello 0,4%. Anche il Bitcoin ha perso i guadagni iniziali, tornando sui 66.500 dollari, sostanzialmente stabile nelle ultime 24 ore.

Ad appesantire il sentiment degli investitori è stato il nuovo rialzo del prezzo del petrolio: il WTI è aumentato del 5,3% arrivando a sfiorare i 105 dollari al barile. Sebbene il WTI si sia mantenuto oltre i 100 dollari da quando è scoppiata la crisi in Iran, non chiudeva sopra quella soglia dal 2022.

Jerome Powell ha detto:

“Prima o poi potremmo ritrovarci a doverci porre la domanda su cosa fare in questa circostanza. Al momento non la stiamo ancora affrontando perché non conosciamo gli effetti economici che ne deriveranno.”

Dal punto di vista operativo, la reazione della Federal Reserve dipenderà dalla persistenza dello shock energetico e dall’impatto sui dati reali sull’inflazione e sulla crescita. Un rialzo prolungato dei prezzi dell’energia aumenterebbe i rischi inflazionistici e potrebbe spingere i banchieri centrali a rivedere la loro narrativa. Sul fronte politico ed economico, prezzi petroliferi più alti gravano sul potere d’acquisto delle famiglie e possono indebolire i consumi, con possibili ripercussioni sulla crescita globale.

Nei prossimi giorni gli operatori osserveranno con attenzione i prossimi indicatori sull’inflazione, i dati sull’attività economica e gli sviluppi geopolitici legati all’offerta energetica, che saranno determinanti per le valutazioni sui tassi e per l’andamento dei mercati finanziari.