Dl bollette, Asstel sfida il divieto sulle offerte di energia per le tlc
- 30 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Nel decreto pensato per alleggerire il carico delle bollette potrebbe finire per inserirsi un onere ulteriore per le imprese del settore delle telecomunicazioni, sollevando nuove preoccupazioni tra gli operatori. Asstel ha chiesto un intervento correttivo urgente sulle modifiche al Dl Bollette, denunciando una distorsione normativa che, secondo l’associazione, colpirebbe proprio quegli operatori di Tlc che hanno esteso il proprio perimetro anche al mercato dell’energia.
Il nodo normativo
La questione nasce dagli emendamenti approvati in sede di esame nella Commissione Attività produttive della Camera sul testo di conversione del decreto-legge n. 21 del 2026. Le modifiche proposte introducono, all’articolo 51 del Codice del consumo, un divieto generalizzato di effettuare «sollecitazioni commerciali per telefono», inclusi messaggi, finalizzate alla proposta e alla conclusione di contratti di fornitura di energia elettrica e gas, salvo che non intervenga una richiesta esplicita del consumatore o un consenso preventivo già espresso dal cliente.
Secondo il testo emendato, i contratti conclusi in violazione del divieto sarebbero nulli e sono previste segnalazioni al Garante per la protezione dei dati personali (indicato comunemente come Garante privacy) e all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), con potenziali conseguenze sia giuridiche che amministrative per gli operatori coinvolti.
La presa di posizione di Asstel
Asstel ha segnalato la propria contrarietà all’introduzione degli emendamenti, evidenziando una possibile discriminazione nei confronti degli operatori di telecomunicazioni che offrono anche servizi energetici.
Asstel ha dichiarato:
“Nell’ambito dell’iter legislativo relativo al ‘Dl Bollette’, le aziende apprendono dell’approvazione di alcuni emendamenti dell’ultimo minuto che discriminano quegli operatori di telecomunicazioni che offrono anche servizi energetici, impedendo loro le comunicazioni commerciali su questo tema ai propri clienti.”
Asstel ha aggiunto:
“Asstel, nell’interesse del settore delle Tlc, ha prontamente rappresentato tale criticità a Governo e Parlamento nella convinzione che si debba evitare l’introduzione nel mercato di nuove asimmetrie normative a sfavore delle telecomunicazioni.”
Perché il settore protesta
Il dissenso di Asstel non è solo di natura formale: descrive infatti una trasformazione di mercato già in corso. Negli ultimi anni i confini tra società di servizi energetici, fornitori di connettività e piattaforme digitali si sono progressivamente attenuati, con strategie di convergenza volte a integrare offerte di luce, gas e connettività per valorizzare il cliente e contrastare l’erosione dei margini.
In questo contesto, un vincolo che impedisse selettivamente alle imprese di Tlc di promuovere offerte energetiche rischia di alterare il livello di concorrenza tra operatori che competono ormai su mercati sovrapposti. Asstel solleva il principio di reciprocità come punto centrale della discussione regolatoria.
Asstel ha sottolineato:
“Se le regole devono essere uguali, allora devono essere applicate anche alle sollecitazioni commerciali sulla connettività da parte degli operatori dei mercati energetici.”
Implicazioni industriali e richiesta di intervento
Dietro la presa di posizione si intravede anche una questione industriale più ampia: le aziende di telecomunicazioni segnalano da tempo una compressione dei ricavi mentre continuano a sostenere investimenti significativi nelle reti e nelle tecnologie. Questo scenario rende rilevante il tema di una politica industriale dedicata al settore.
Asstel ha osservato:
“Le imprese Tlc denunciano da tempo un calo dei ricavi a fronte di investimenti rilevanti e la necessità di una politica industriale dedicata.”
Asstel ha inoltre affermato:
“Siamo il motore dell’innovazione digitale del Paese, ma questo emendamento non sembra tenere conto dell’evoluzione del settore anche verso altri mercati.”
Per evitare distorsioni competitive e incertezza giuridica, l’associazione chiede l’introduzione di un subemendamento che riallinei il testo normativo prima del passaggio definitivo in Aula. Sul tavolo resta la necessità di una valutazione puntuale da parte del Governo e del Parlamento sull’impatto delle regole proposte, con particolare attenzione agli effetti sulle dinamiche concorrenziali e sugli investimenti infrastrutturali.
Da un punto di vista istituzionale, la vicenda richiama anche il ruolo delle autorità coinvolte: il Garante per la protezione dei dati personali per gli aspetti connessi al consenso e alla privacy e Agcom per la regolazione dei mercati delle comunicazioni. Un intervento coordinato potrebbe contribuire a chiarire ambiti di responsabilità e limiti operativi, evitando impatti non intenzionati sul processo di convergenza tra servizi energetici e digitali.