Legge elettorale, l’iter parte il 31 marzo in commissione ma i dubbi nella maggioranza crescono

L’iter della riforma della legge elettorale prende avvio in commissione, con la convocazione nella Commissione Affari Costituzionali della Camera, ma è verosimile che il lavoro concreto slitti di alcune settimane a causa della pausa pasquale e della probabile richiesta di audizioni sul testo.

Iter in commissione e calendario

Si prevede una prima fase di esame che servirà anche a consentire un periodo di interlocuzione e riflessione dopo il recente referendum sulla giustizia. Alcuni esponenti della maggioranza ritengono utile questo intervallo per «scaricare» le tensioni e verificare la possibilità di aprire un confronto con le opposizioni, una condizione giudicata indispensabile dal centrodestra per cercare una soluzione condivisa.

I relatori e il testo in discussione

Il provvedimento sarà seguito da quattro relatori, uno per ciascuna formazione della maggioranza: Nazario Pagano per Forza Italia (che è anche presidente della commissione), Angelo Rossi per Fratelli d’Italia, Igor Iezzi per la Lega e Alessandro Colucci per Noi Moderati. Come deciso dall’ufficio di presidenza, il testo presentato dal centrodestra verrà abbinato a otto proposte alternative sulla stessa materia, anche provenienti dalle forze di opposizione.

Obiettivi e logiche politiche

Il partito della premier, Fratelli d’Italia, spinge per una riforma che superi i collegi previsti dal Rosatellum, con l’obiettivo dichiarato di evitare il rischio di pareggio tra schieramenti. Il testo depositato in Parlamento il 26 febbraio propone un premio di maggioranza per chi supera il 40% dei voti, con lo scopo di garantire una governance chiara: chi arriva primo, anche con un margine limitato, ottiene la maggioranza parlamentare.

Il meccanismo proposto prevede listini fissi con 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, una scelta sostenuta in particolare dalla Lega. Tuttavia tale configurazione solleva preoccupazioni: potrebbe infatti generare una maggioranza che supera la cosiddetta soglia costituzionale del 55% dei seggi, con conseguenze anche sulle dinamiche elettorali e istituzionali, ad esempio nella fase di elezione del Capo dello Stato.

Proposte per ridimensionare il premio

Per contenere il rischio di una maggioranza eccessiva, Alberto Balboni, presidente meloniano della prima commissione del Senato, ha avanzato l’ipotesi di un premio variabile che non superi in ogni caso il 55% dei seggi. L’idea è di adottare un meccanismo simile a quello vigente in alcune Regioni, con incrementi graduati del premio al crescere della soglia di consenso elettorale e una soglia minima per l’attivazione del beneficio concordata tra le forze politiche, indicativamente tra il 40% e il 45%.

Queste modifiche sono considerate precondizioni da parte di alcune forze di centrosinistra per qualsiasi apertura al dialogo: di conseguenza, se la riforma andrà avanti, è molto probabile che il testo finale risulterà profondamente diverso rispetto a quello presentato prima del referendum.

Il ballottaggio, le preferenze e i punti di contrasto

Resta aperto il nodo del ballottaggio: Forza Italia e Lega esprimono riserve su questa soluzione, mentre Fratelli d’Italia continua a chiedere l’introduzione delle preferenze e una revisione delle liste bloccate. Si tratta di scelte che incidono sia sulla selezione dei candidati sia sulla relazione tra elettori e rappresentanti.

Sul tema si è soffermato anche il presidente della Corte costituzionale, Giovanni Amoroso, richiamando precedenti giurisprudenziali che orientano la valutazione di nuove leggi elettorali.

Giovanni Amoroso said:

“Ci sono principi che la Corte ha affermato, e che dunque non potranno non costituire riferimento per la valutazione di una nuova legge elettorale.”

Il richiamo alle sentenze del 2014 e del 2017 sottolinea come la giurisprudenza abbia posto limiti e criteri riguardanti il premio di maggioranza, l’eventuale ballottaggio e la disciplina delle candidature e delle liste bloccate; tali orientamenti costituiranno un quadro di riferimento per gli approfondimenti costituzionali e parlamentari.