Wall Street vuole la tecnologia ma non la trasparenza: per Don Wilson di DRW i registri aperti sono un ostacolo per le banche
- 26 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Don Wilson, fondatore e amministratore delegato di DRW, ha messo in luce un nodo centrale nella relazione tra mercati finanziari tradizionali e tecnologie distribuite: le reti completamente trasparenti non si conciliano con le pratiche operative e di gestione del rischio delle grandi istituzioni.
L’intervento è avvenuto durante il Digital Asset Summit a New York, dove Wilson ha spiegato perché molte banche e gestori patrimoniali sono diffidenti rispetto all’idea di spostare tutte le loro negoziazioni su catene pubbliche visibili a chiunque.
Perché le istituzioni rifiutano la visibilità completa
Secondo Wilson, la trasparenza totale di una blockchain pubblica crea problemi pratici per chi gestisce portafogli di grandi dimensioni. Se ogni transazione è immediatamente osservabile, strategie e movimenti importanti diventano prevedibili e possono subire forti impatti di prezzo.
Don Wilson ha affermato:
“Non esiste un mondo in cui le istituzioni diranno: ‘Certo, pubblicate tutte le mie operazioni on‑chain’.
Don Wilson ha aggiunto:
“Qualsiasi gestore di fondi lo considererebbe una violazione del dovere fiduciario pubblicare al mondo ogni operazione che effettua.”
La conseguenza pratica è che un investitore con una partecipazione rilevante che inizia a vendere sarà immediatamente identificabile dagli altri operatori, con effetti di prezzo che penalizzano le successive operazioni dello stesso investitore.
Tecnologia versus implementazione
Wilson ha distinto la natura della blockchain dalla modalità con cui viene impiegata: non è la tecnologia in sé il problema, ma il modello di implementazione scelto per gli usi finanziari istituzionali.
Don Wilson ha dichiarato:
“Il problema non è la tecnologia in sé, ma come viene implementata. Ritengo un errore mettere su queste catene cose che godono di completa trasparenza.”
Per le istituzioni la priorità è la gestione della privacy dei dati, il controllo degli accessi e la conformità normativa. Inoltre, questioni di struttura di mercato come il front‑running emergono con forza sulle reti pubbliche, dove l’ordine e la visibilità delle transazioni possono essere sfruttati.
Don Wilson ha osservato:
“La privacy è in cima alla lista. La possibilità per terzi di riordinare le transazioni… semplicemente non è adatta ai mercati finanziari.”
Percorsi alternativi: reti permissioned e soluzioni ibride
Negli ultimi anni molte grandi banche hanno preso strade diverse rispetto alle blockchain pubbliche: hanno sperimentato o finanziato reti private e permissioned, dove l’accesso alle informazioni e la possibilità di validare transazioni sono limitati a partecipanti autorizzati.
Per esempio, istituti come JPMorgan hanno sviluppato sistemi interni, mentre altre realtà sostengono piattaforme che cercano di bilanciare tracciabilità e riservatezza. Queste soluzioni possono consentire riconciliazione, regolamento più rapido e automazione, mantenendo però controlli che le istituzioni richiedono per questioni legali e di rischio.
Tra le tecnologie complementari che possono rendere le reti più appetibili per il mondo finanziario ci sono le prove a conoscenza zero, i canali riservati e i livelli di permessi sofisticati che separano la visibilità delle transazioni dalla loro convalida tecnica.
Tokenizzazione: opportunità e limiti
La tokenizzazione di azioni, obbligazioni e altri strumenti finanziari è vista come una delle applicazioni più promettenti delle tecnologie distribuite. Spostare attività tradizionali su sistemi digitali può aumentare l’efficienza del regolamento, ridurre i costi e ampliare la liquidià.
Tuttavia, Wilson sottolinea che, per essere adottata su larga scala dai grandi operatori, la tokenizzazione dovrà avvenire su infrastrutture progettate con requisiti istituzionali in mente, non su catene pubbliche con trasparenza totale come le versioni attuali di molte reti.
Questa prospettiva spiega perché piattaforme come Ethereum, nonostante il vasto ecosistema DeFi e i casi d’uso iniziali sulla tokenizzazione, non rappresentino automaticamente la soluzione preferita dalle banche e dagli asset manager.
Contesto istituzionale e implicazioni regolamentari
L’adozione istituzionale non dipende solo dalla tecnologia: intervengono fattori normativi e di vigilanza. Banche centrali e autorità di vigilanza analizzano effetti su stabilità finanziaria, antiriciclaggio e protezione degli investitori. Per questo motivo molte iniziative cercano un equilibrio tra innovazione e requisiti regolatori.
Per i custodi, i gestori patrimoniali e le controparti centrali la certezza del dato, il controllo degli accessi e la capacità di rispettare obblighi normativi restano elementi imprescindibili per qualsiasi soluzione che miri a sostituire o integrare i sistemi esistenti.
Prospettive: quali cambiamenti aspettarsi
La posizione espressa da Wilson riflette una tendenza più ampia: la transizione verso forme ibride e permissioned sembra la strada più percorribile per l’integrazione tra TradFi e infrastrutture basate su registro distribuito. Ciò non esclude l’uso di tecnologie pubbliche per casi specifici, ma prevede adattamenti significativi per rispettare esigenze istituzionali.
Don Wilson ha concluso:
“Ritengo ovvio che ciò non accadrà. Tutti pensano che sia pazzo… quindi non lo so. Forse mi sbaglio. Vedremo.”
La discussione continuerà man mano che banche, gestori e regolatori testeranno modelli diversi: reti permissioned, soluzioni ibride e strumenti crittografici avanzati per preservare riservatezza e integrità, pur sfruttando i vantaggi della digitalizzazione degli asset.
La storia della trasformazione dell’infrastruttura finanziaria, da DRW e la sua desk istituzionale Cumberland agli esperimenti contemporanei, mostra come l’industria stia valutando con attenzione quando e come adottare elementi innovativi senza compromettere i principi di gestione del rischio e di tutela degli investitori.