Marche, la crisi del golfo mette in ginocchio l’export calzaturiero

Ventiquattro mesi consecutivi in flessione e i primi tre mesi dell’anno ancora in frenata a causa della paralisi nel Medio Oriente: per la filiera della calzatura del distretto fermano-maceratese la prospettiva di ripresa si allontana. Le vendite estere, che mediamente rappresentano il 60% del fatturato del settore (con punte fino all’80% per le imprese più strutturate), registrano infatti un calo del 4,4% nei primi nove mesi del 2025, attestandosi a 930 milioni di euro, con previsioni di fine anno ancora peggiori.

Dati sui mercati di sbocco

L’analisi di Assocalzaturifici evidenzia segnali molto critici tra i primi cinque mercati d’esportazione, che pesano per quasi la metà dell’export complessivo. La Francia, primo cliente, segna un -3,6%; gli Stati Uniti accusano un calo marcato del -20,7%; i Paesi Bassi sono leggermente in discesa con -0,4%. In controtendenza, la Germania mostra un +3,7% e il Belgio un +22,4%, ma questi ultimi incidono meno in termini assoluti sul totale delle vendite estere.

Le esportazioni verso la Cina sono diminuite del 27,8%, fenomeno che segnala un quasi azzeramento delle vendite nel segmento del lusso, mentre quelle dirette verso la Russia risultano in calo del 22,4%.

Blocco dei flussi commerciali e ritardi logistici

Il clima di incertezza interna al distretto emerge anche dai rapidi mutamenti registrati su mercati che fino a pochi mesi fa sembravano promettenti. Gli scambi con gli Emirati Arabi Uniti, che a ottobre avevano segnato un +28,3% per un valore superiore ai 17 milioni di euro, oggi risultano praticamente fermi.

Alberto Fasciani ha spiegato la situazione:

“Le nostre forniture destinate nella penisola arabica sono ferme, senza alcuna possibilità di conoscere tempi e modi per sbloccarle.”

Il blocco delle vendite si accompagna a forti ritardi nella logistica internazionale, con impatti sulla catena degli approvvigionamenti e sulla programmazione produttiva delle aziende.

Germano Ercoli ha descritto le difficoltà operative:

“Un container ci arrivava in 30 giorni, oggi in non meno di 12 settimane.”

Germano Ercoli ha inoltre segnalato un calo su mercati specifici di materiali:

“Le nostre vendite in Ucraina di compound poliuretanici e termoplastici sono calate di circa il 3%.”

Il percorso storico e l’attuale struttura del distretto

Quella in corso è la quinta grande crisi che colpisce il distretto, dopo gli shock della metà degli anni Settanta, la recessione globale del 2008, il terremoto del 2016 e la pandemia del 2020. Negli ultimi trent’anni il comparto ha perso oltre 10.000 posti di lavoro e circa 1.000 imprese.

Nonostante le difficoltà, l’area al centro delle Marche rimane la più concentrata produzione calzaturiera e di accessori d’Europa: poco meno di 3.000 aziende (circa due terzi nella provincia di Fermo e il resto nel Maceratese) con 20.000 addetti e un valore della produzione vicino a 1,5 miliardi di euro.

Interventi sindacali e strategie per la ripresa

Femca Cisl delle Marche definisce la situazione «abbastanza complessa» per un territorio fortemente specializzato nella calzatura. Secondo i sindacati, l’impatto occupazionale è stato contenuto grazie a strumenti come i contratti di solidarietà e la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS), che nel 2025 ha raggiunto un volume di circa 8 milioni di ore nell’industria.

Tra le iniziative in corso spicca il Tavolo permanente della Moda, promosso con il coinvolgimento delle parti sociali. La prima azione prevista riguarda il rafforzamento della capacità organizzativa dei sindacati locali, attraverso percorsi di formazione mirati a potenziare le competenze negoziali e di rappresentanza, strumenti considerati essenziali per la difesa dei posti di lavoro e per il rilancio del settore.

Per favorire una ripresa duratura gli operatori del distretto indicano la necessità di diversificare i mercati d’esportazione, accelerare i processi di digitalizzazione e sostenibilità produttiva, nonché rafforzare le filiere di fornitura per ridurre la vulnerabilità a shock internazionali.



Author: Tony
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