Ici della chiesa: proroga fino al 30 settembre
- 24 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il recupero dell’Ici 2006-2011 a carico degli enti ecclesiastici ha ottenuto un ulteriore rinvio: il decreto di Palazzo Chigi sposta di sei mesi il termine per presentare la dichiarazione necessaria al recupero dell’imposta comunale sugli immobili per il quinquennio interessato.
La scadenza originaria del 31 marzo è stata prorogata al 30 settembre; di conseguenza anche il termine per il versamento dell’imposta viene automaticamente spostato al 30 ottobre.
Il rinvio e le nuove scadenze
La modifica delle date è stata portata oggi alla discussione della Conferenza unificata, l’organo che raccorda lo Stato con regioni, enti locali e autonomie funzionali. Le nuove scadenze mirano a dare più tempo agli enti interessati e agli uffici locali per adeguare procedure e strumenti amministrativi.
Il provvedimento agisce su due scadenze concatenate: la dichiarazione per il riconoscimento del debito relativo al periodo 2006-2011 e, successivamente, il versamento della somma dovuta. Lo slittamento di un termine comporta automaticamente lo spostamento dell’altro.
Chi è coinvolto e il perimetro dei debiti
La platea dei potenziali debitori è stata però fortemente circoscritta dalle norme attuative adottate in recepimento dell’obbligo imposto dalla Corte di giustizia Ue. L’obbligo di dichiarazione e di pagamento scatta solo per debiti superiori a 50.000 euro l’anno, cumulati per tutti gli immobili posseduti in tutta Italia.
Questo criterio, previsto dall’articolo 16-bis del decreto legge antinfrazioni del 2024 (Dl 131), esclude molte realtà di piccole dimensioni e concentra l’impegno su soggetti che detengono patrimoni immobiliari di valore rilevante. La soglia nazionale obbliga comunque a un’analisi complessiva del patrimonio immobiliare di ciascun soggetto per verificare il superamento della soglia.
Implicazioni amministrative e di controllo
La necessità di accertare il superamento della soglia a livello nazionale complica i controlli: i comuni dovrebbero cooperare e condividere dati sul possesso immobiliare per evitare omissioni o duplicazioni. Tale cooperazione richiede linee guida operative e strumenti informatici adeguati.
L’operazione ha anche un riflesso sui bilanci comunali: da un lato può portare a ingressi straordinari per alcune amministrazioni; dall’altro impone costi di istruttoria e controllo che vanno valutati nella relazione tra entrate potenziali e oneri amministrativi.
Contesto giuridico e ruolo delle istituzioni
La decisione di recuperare l’imposta affonda le radici in una sentenza comunitaria che ha ritenuto necessario adeguare la normativa nazionale alle regole europee sulla tassazione e sugli aiuti di Stato. In questo quadro, la Corte di giustizia Ue ha imposto all’Italia di rivedere alcuni profili normativi, determinando le scelte legislative e amministrative successive.
La complessità dell’operazione ha coinvolto il Governo centrale, rappresentato da Palazzo Chigi, gli enti locali e l’amministrazione finanziaria, chiamata a definire modalità tecniche e codici necessari per il versamento.
Problemi pratici: software e codici tributo
Una criticità segnalata riguarda la diffusione limitata di software gestionali in grado di supportare la compilazione della dichiarazione e i calcoli richiesti. Molti uffici locali e soggetti interessati hanno manifestato difficoltà a reperire strumenti aggiornati e procedure testate.
L’Agenzia delle Entrate ha infatti pubblicato, con la risoluzione 12/E/2026, i codici tributo da utilizzare per il versamento, ma la disponibilità di applicativi compatibili e la necessità di aggiornare i sistemi informativi locali restano aspetti operativi rilevanti.
Prospettive e prossimi passi
Nei prossimi mesi sarà importante che il Governo, gli enti locali e l’Agenzia delle Entrate forniscano chiarimenti operativi, forniscano eventuali modelli semplificati e promuovano la condivisione dei dati necessari per le verifiche. Anche la formazione del personale comunale e la messa a disposizione di software adeguati saranno determinanti per rispettare le nuove scadenze.
Per gli enti ecclesiastici interessati, il rinvio offre tempo aggiuntivo per predisporre la documentazione e valutare la situazione patrimoniale complessiva, mentre gli enti locali dovranno calibrare risorse di controllo e procedure amministrative per gestire i flussi di dichiarazioni e versamenti.