Troppi poteri per i giganti del cloud: scatta l’indagine Antitrust sul quantum computing

La transizione da dominatori del cloud a protagonisti del quantum computing sta avvenendo in modo sempre più evidente per alcune delle grandi aziende tecnologiche. Questa evoluzione solleva questioni rilevanti sulla concorrenza nei mercati digitali e ha indotto l’Autorità Garante della Concorrenza ad avviare un’indagine conoscitiva per valutarne gli effetti.

L’indagine si concentra sul ruolo dei cosiddetti hyperscaler, ovvero i principali fornitori di servizi cloud che gestiscono infrastrutture di data center su larga scala, e sul rischio che integrino servizi di quantum computing all’interno delle loro offerte core, limitando così le scelte di imprese e consumatori.

Il procedimento prevede una consultazione pubblica: gli stakeholder sono invitati a inviare contributi all’Autorità entro il 30 aprile, mentre la chiusura formale dell’istruttoria è fissata per il 31 dicembre 2026. L’obiettivo è raccogliere elementi utili a comprendere dinamiche di mercato, barriere all’ingresso e potenziali effetti di lock‑in.

Dimensione del mercato e posizione dell’Italia

L’Autorità Garante della Concorrenza, citando analisi di McKinsey, segnala che il mercato delle tecnologie quantistiche è in rapida espansione: il fatturato globale ha superato il miliardo di dollari e le proiezioni indicano potenziali valori superiori ai cento miliardi entro il 2040.

Italia e la propria filiera sono ancora dimensioni ridotte all’interno di questo ecosistema: la strategia nazionale coordinata dal Dipartimento per la transizione digitale di Palazzo Chigi registra circa una dozzina di imprese native del settore, contro centinaia negli Stati Uniti e decine in Paesi come Canada e Germania.

In termini di finanziamenti pubblici, tra il 2021 e il 2024 l’Italia ha stanziato risorse limitate (intorno a 230 milioni, in buona parte attraverso il PNRR), a fronte di impegni notevolmente maggiori in altri Paesi: circa 1,8 miliardi in Francia e 2,5 miliardi in Germania nello stesso arco temporale.

Tra le iniziative nazionali rilevanti figura anche la dotazione di un fondo da 1 miliardo prevista per le tecnologie emergenti, gestita da Cdp Venture Capital, destinata a settori come l’intelligenza artificiale, il quantum, la cybersecurity e le telecomunicazioni; tuttavia l’allocazione definitiva delle risorse non è ancora stata definita.

Rischi concorrenziali: lock‑in e preemption tecnologica

L’Autorità mette in guardia sul rischio che i principali fornitori di cloud possano operare come «intermediari privilegiati» per l’accesso alla potenza di calcolo quantistica, offrendo tali capacità come servizio integrato nelle loro piattaforme cloud.

Se da un lato l’integrazione potrebbe facilitare la diffusione della tecnologia abbassando i costi di accesso per molti utenti, dall’altro esiste il pericolo concreto di un vincolo di fatto — un cosiddetto lock‑in tecnologico e contrattuale — che renderebbe difficile per clienti e imprese migrare tra diverse piattaforme o utilizzare hardware alternativi.

In questo scenario i grandi operatori, accumulando accesso ai clienti, risorse e diritti di proprietà industriale, possono attuare una forma di tech preemption che limita la contendibilità del mercato e ostacola la crescita di start‑up e imprese specializzate.

Per concretezza, l’Autorità osserva che, pur senza citare singole società, tra i nomi più noti del comparto cloud figurano Amazon Web Services, Microsoft Azure, Google Cloud, Oracle Cloud e Meta, attori che già dispongono di vaste basi di clienti e infrastrutture su cui costruire offerte quantistiche integrate.

Impatto su imprese, ricerca e politiche pubbliche

Un esito di mercato caratterizzato da poche piattaforme dominanti può avere ricadute su diversi livelli: riduzione degli incentivi a innovare per terze parti, difficoltà di scalare delle start‑up nazionali, e potenziali restrizioni all’accesso aperto alla ricerca accademica e industriale.

Per le imprese che sviluppano software quantistico, la dipendenza da piattaforme proprietarie può tradursi in costi aggiuntivi e vincoli contrattuali che ostacolano la portabilità degli algoritmi e la sperimentazione su hardware diverso, rallentando così l’adozione diffusa delle soluzioni quantistiche.

Dal punto di vista delle politiche pubbliche, la situazione richiede un bilanciamento tra l’accelerazione dell’adozione tecnologica e misure di tutela della concorrenza: strumenti come standard di interoperabilità, requisiti di trasparenza, regole sul trattamento dei dati e incentivi mirati alle start‑up possono contribuire a mantenere mercati aperti e dinamici.

Possibili interventi regolatori e scenari futuri

L’indagine dell’Autorità potrà portare a raccomandazioni o a iniziative normative mirate a prevenire pratiche che riducano la concorrenza, promuovendo condizioni di accesso non discriminatorie ai servizi quantistici offerti via cloud.

Tra le opzioni possibili vi sono regole per garantire la portabilità dei dati e degli algoritmi, limiti a comportamenti di esclusione commerciale, e misure a favore della condivisione di infrastrutture di ricerca pubblica e privata, così da favorire un quadro di innovazione più inclusivo.

In prospettiva, la combinazione di politiche di finanziamento mirate, standard tecnici comuni e vigilanza antimonopolistica può contribuire a un ecosistema in cui sia possibile conciliare diffusione rapida delle nuove tecnologie con condizioni di mercato effettivamente competitive.

La consultazione pubblica avviata dall’Autorità rappresenta dunque un momento importante per raccogliere dati, esperienze operative e proposte concrete da parte di imprese, centri di ricerca e stakeholder, con l’obiettivo di costruire risposte regolatorie proporzionate e informate.



Author: Tony
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