Criptovalute e azioni precipitano per le minacce di Iran e Trump

L’azzeramento dei mercati crypto e del mercato più ampio lunedì è stato provocato dall’escalation di minacce reciproche tra Stati Uniti e Iran, giunta alla quarta settimana, con un forte impatto sui prezzi del petrolio e sui flussi di rischio globali.

Donald Trump said:

“Colpiremo e annienteremo gli impianti energetici iraniani, iniziando da quello più grande, se il Paese non aprirà lo Stretto di Hormuz entro 48 ore.”

Iran ha risposto affermando che qualsiasi attacco statunitense contro le sue infrastrutture idriche o energetiche sarà ricambiato con azioni contro asset statunitensi e israeliani nel Golfo, e ha minacciato la chiusura totale dello Stretto di Hormuz, una delle rotte marittime più strategiche per il trasporto di petrolio a livello mondiale.

Movimento dei mercati crypto

La criptovaluta di riferimento, Bitcoin (BTC), considerata da molti investitori come un bene rifugio comparabile all’oro, ha registrato una flessione dell’1,8% nelle ultime 24 ore, scendendo a circa $68,160, dopo aver toccato un minimo sotto $67,600 nelle contrattazioni serali di domenica.

La caduta del prezzo di Bitcoin ha innescato ondate di liquidazioni nel mercato crypto, con $336,3 milioni cancellati nelle ultime 24 ore; circa un terzo di questo ammontare, ovvero $100 milioni, è stato attribuito a liquidazioni di posizioni long su Bitcoin, secondo i dati di CoinGlass.

Rachael Lucas said:

“Ora il mercato crypto si muove in parallelo con i mercati azionari, non si comporta come un rifugio; il sentimento è ai minimi storici, con l’Indice Fear and Greed in territorio di ‘paura estrema’ a 8.”

Petrolio e mercati asiatici

I listini asiatici hanno reagito all’aumento delle tensioni: i mercati di Australia e Nuova Zelanda hanno perso circa lo 0,8%, mentre le borse giapponesi hanno accusato ribassi superiori al 4%.

Il prezzo del greggio ha oscillato drasticamente: il crude ha brevemente superato i $100 al barile in apertura di negoziazioni lunedì, è poi sceso intorno a $97,20 e ha successivamente ripreso terreno verso i $99,30 al momento delle rilevazioni. Anche il Brent, parametro di riferimento per il petrolio, è salito oltre $114 al barile per poi stabilizzarsi sotto i $113.

Rachael Lucas said:

“Lo scatto del prezzo del Brent sta alimentando le aspettative di inflazione e ha fatto salire in una settimana la probabilità di un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve dallo zero al 12,4%.”

Secondo gli analisti, questa rapida rivalutazione macroeconomica si rifletterà nei mercati crypto finché non ci sarà maggiore chiarezza sia sul fronte geopolitico sia sulle decisioni di politica monetaria statunitense.

Prospettive per Bitcoin

Gli esperti osservano che, in caso di de‑escalation delle ostilità, le criptovalute potrebbero essere tra gli asset rischiosi che si riprenderebbero più rapidamente. Tuttavia, la situazione attuale manca di un interlocutore negoziale chiaro e di una timeline definita per una risoluzione, rendendo difficile prevedere tempi e modalità di recupero nel breve termine.

Rachael Lucas said:

“Se il conflitto si attenuerà, le crypto saranno tra gli asset a rischio che recupereranno più velocemente; ma l’assenza di una controparte negoziale e di una timeline chiara rende tale esito difficile da prevedere nel breve periodo.”

Dal punto di vista tecnico, i livelli da monitorare sono chiari: il supporto immediato per Bitcoin è identificato intorno a $68,000, seguito da una soglia significativa a $65,800 nel caso il primo livello dovesse cedere. Sul fronte rialzista, una riconquista stabile di $71,500 è considerata necessaria affinché qualsiasi narrativa di recupero acquisisca credibilità.

Rachael Lucas said:

“Per una ripresa credibile, Bitcoin deve riconquistare i $71,500; il supporto immediato è $68,000, con $65,800 come livello successivo se dovesse rompersi.”

Nonostante il sentimento negativo, resta un robusto interesse istituzionale: sono stati registrati flussi netti positivi per $1,43 miliardi verso Bitcoin exchange-traded funds nel corso del mese, un dato che indica la presenza di infrastrutture finanziarie e domanda istituzionale significative.

Rachael Lucas said:

“Quando il sentimento è così basso e l’infrastruttura istituzionale è solida, la storia mostra che si possono creare le condizioni per una ripresa, anche se il momento esatto rimane incerto.”

Implicazioni geopolitiche e mercato energetico

La possibilità di una chiusura dello Stretto di Hormuz rappresenta un rischio sistemico per i mercati energetici: attraverso quella via transita una quota significativa delle esportazioni petrolifere mondiali. Un blocco prolungato potrebbe aggravare l’inflazione energetica, aumentare la volatilità dei prezzi del petrolio e influenzare negativamente la crescita economica globale, oltre a intensificare le reazioni dei mercati finanziari e delle istituzioni internazionali.

In questo contesto, la direzione dei mercati dipenderà dall’evoluzione del conflitto, dalle risposte diplomatiche e militari nella regione e dalle valutazioni di politica monetaria dei principali istituti centrali, in particolare della Federal Reserve. Gli operatori rimangono attenti sia ai dati di mercato intraday sia agli sviluppi geopolitici, che continueranno a guidare volatilità e re-pricing del rischio nel breve termine.