Bitcoin si blocca a $70.000 mentre gli etf SPY e QQQ registrano deflussi record

Dopo un avvio di settimana positivo, Bitcoin ha perso quasi il 5% e ha seguito il calo registrato dal S&P 500, dal Dow, dal Nasdaq e dall’andamento dell’oro. Contemporaneamente il prezzo del petrolio è salito del 7,30% nella sessione più recente e risulta aumentato di circa il 53% da quando è iniziato il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran il 28 febbraio.

Fuga di capitali dagli indici azionari ed ETF

I riallineamenti nei portafogli degli investitori evidenziano un flusso coordinato di capitale verso asset percepiti come più sicuri. Negli ultimi tre mesi si sono osservate significative uscite dagli ETF legati al S&P 500 e al Nasdaq 100, segnalando la decisione di molti operatori di ridurre l’esposizione al rischio azionario.

Secondo rilevazioni di mercato, la combinazione di deflussi dagli ETF sull’S&P 500 e sul Nasdaq 100 ha raggiunto circa 64 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre, il livello più elevato mai registrato. Questo dato rappresenta un’inversione rispetto ai 50 miliardi di dollari di afflussi osservati a novembre e pone le uscite pari a circa il 5% del totale degli asset in gestione per questi veicoli.

Gli ETF sul Bitcoin al dettaglio hanno rispecchiato la debolezza generale: negli ultimi due giorni i fondi spot hanno registrato uscite per circa 253 milioni di dollari. Su base mensile gli afflussi restano positivi, intorno a 1,48 miliardi di dollari, ma vanno letti nel contesto di deflussi cumulativi pari a 6,3 miliardi tra novembre e febbraio, segnale di una domanda ancora fragile.

Profondità della domanda e capacità di assorbimento del mercato

I dati on-chain e gli indicatori di trading indicano che il mercato fatica ad assorbire la pressione di vendita. Dopo un’accelerazione temporanea delle prese di profitto realizzate, la dinamica ha perso slancio e il prezzo di BTC è tornato a scendere sotto i 70.000 dollari.

Glassnode ha osservato:

“L’incertezza geopolitica più ampia sembra comprimere la profondità della domanda, limitando la capacità del mercato di assorbire anche eventi di realizzo moderati.”

Questa dinamica implica che anche movimenti di vendita non estremi possono avere un impatto rilevante sul prezzo quando la liquidità è ridotta: in pratica il mercato dispone di minori controparti pronte a comprare durante fasi di stress.

Cicli di mercato influenzati dai conflitti: confronti e scenari

Operatori e analisti stanno confrontando il movimento di Bitcoin con reazioni osservate in passato in occasione di eventi geopolitici rilevanti, in particolare con la guerra tra Russia e Ucraina del 2022. Le somiglianze temporali e l’impatto sui mercati finanziari hanno spinto a cercare analogie nei pattern di prezzo.

Carlitosway, commentatore del mercato cripto, ha ricordato che dopo l’attacco della Russia all’Ucraina del 24 febbraio 2022 Bitcoin registrò inizialmente una discesa seguita da un rimbalzo di sollievo del 24% nelle quattro settimane successive. Tuttavia quel recupero perdurò poco: nei mesi successivi il prezzo scese nuovamente, con una perdita cumulata che raggiunse il 64% entro novembre 2022.

Nell’attuale contesto bellico si è vista una sequenza paragonabile: un rialzo di quasi il 10% nella fase iniziale del conflitto, seguito da un rallentamento del momentum. Gli analisti segnalano che la persistenza della pressione sulla liquidità, l’aumento dei costi energetici e le vendite forzate nei momenti di stress possono limitare la domanda di follow-through, allungando la fase di stabilizzazione.

Finish ha commentato:

“Francamente penso che finché la guerra con l’Iran non sarà risolta sarà difficile per il BTC compiere un rialzo significativo. L’ambiente è orientato al ‘risk off’; l’SPX ha perso trilioni di capitalizzazione, il che mi porta a mantenere un atteggiamento più neutrale.”

Secondo altri scenari analitici, un potenziale percorso di recupero per il Bitcoin potrebbe manifestarsi dopo il raggiungimento di un fondo di breve periodo intorno ai 55.000 dollari, sebbene la tempistica dipenderà dall’evoluzione geopolitica e dalla ricomposizione dei flussi di capitale.

Implicazioni macro e considerazioni per gli investitori

La sincronizzazione delle uscite da asset rischiosi, l’appetito crescente per materie prime come il petrolio e la compressione della liquidità suggeriscono che, finché il contesto geopolitico rimane incerto, i mercati finanziari potrebbero continuare a mostrare elevata volatilità. Gli ETF azionari e i veicoli istituzionali agiscono come amplificatori dei flussi di capitale: movimenti coordinati possono accelerare spostamenti di prezzo sia verso l’alto che verso il basso.

Per gli investitori ciò significa che la gestione del rischio, l’attenzione alla liquidità e l’orizzonte temporale d’investimento diventano elementi cruciali. La presenza di deflussi netti in certe classi di asset riduce la probabilità di rapidi ripresi fino a quando non si ristabilisce una base solida di domanda.

In definitiva, la traiettoria di Bitcoin nelle prossime settimane resterà strettamente legata all’evoluzione geopolitica, alla liquidità di mercato e ai flussi istituzionali; qualsiasi miglioramento deciso della situazione geopolitica potrebbe favorire il ritorno di investimenti più rischiosi e un rafforzamento dei prezzi.

Avvertenza sugli investimenti

Questo testo non costituisce consulenza finanziaria né raccomandazione di investimento. Ogni operazione di investimento o trading comporta rischi; i lettori sono invitati a svolgere ricerche indipendenti e a consultare professionisti qualificati prima di prendere decisioni. Le informazioni fornite qui possono includere valutazioni prospettiche soggette a incertezze e rischi; l’autore non è responsabile per eventuali perdite derivanti dall’uso di queste informazioni.