Tieni la liquidità mentre i prezzi oscillano, avverte un analista

Bitcoin ha oscillato verso i 69.000 dollari giovedì, mentre l’escalation del conflitto legato all’Iran si sta estendendo nel Medio Oriente, colpendo infrastrutture energetiche e riverberando sui mercati globali.

Al centro delle preoccupazioni resta il petrolio, con gli investitori che hanno ridotto l’esposizione al rischio dopo nuovi attacchi a impianti energetici. I prezzi si sono riavvicinati alla soglia di 100 dollari al barile dopo segnalazioni secondo cui i Stati Uniti non starebbero valutando un divieto alle esportazioni di greggio, invertendo i precedenti cali e riaccendendo i timori inflazionistici.

Questo contesto ha pesato sui mercati tradizionali, con la percezione crescente che le banche centrali possano rinviare i tagli dei tassi o perfino considerare aumenti, per contrastare pressioni inflazionistiche generate dallo shock energetico e da interruzioni nelle catene di approvvigionamento. Il S&P 500 e il Nasdaq hanno perso quasi l’1% nelle contrattazioni mattutine, toccando nuovi minimi del 2026.

Materie prime e metalli preziosi

I movimenti più significativi si sono osservati nei metalli: l’oro è sceso di circa il 5% fino a quota 4.500 dollari l’oncia, minimo dallo scorso febbraio, mentre l’argento ha ceduto il 6,6%, proseguendo un forte ritracciamento dopo settimane di rialzi marcati.

Criptoattività: resilienza relativa

Nel confronto, le cripto hanno mostrato una dinamica relativamente più contenuta. Bitcoin veniva scambiato intorno a 69.400 dollari, in calo di circa il 2,6% nella giornata. La maggior parte dei principali token — tra cui ether (ETH), XRP, BNB e solana (SOL) — ha registrato perdite sotto il 3%, mentre il CoinDesk 20 Index ha segnato una flessione intorno al 2,1%.

Anche i titoli legati alle criptovalute hanno rallentato, seppure in misura inferiore ad altri settori: Coinbase ha perso l’1,7%, Strategy (MSTR) è sceso del 2,6% e l’emittente di stablecoin Circle (CRCL) ha ceduto il 6% dopo un periodo di forti rialzi nelle ultime tre settimane.

Alvin Kan, chief operating officer di Bitget Wallet, ha commentato la dinamica dei mercati:

“La contemporanea discesa di oro e bitcoin indica soprattutto un processo di de-risking generale, piuttosto che una rotazione verso beni rifugio. L’aumento dei prezzi energetici alimenta le aspettative d’inflazione e rafforza la visione di tassi ‘più alti per più tempo’, comprimendo la liquidità: uno scenario difficile per gli asset rischiosi.”

Bryan Tan, trader presso Wintermute, ha osservato le prestazioni relative degli asset:

“Nel primo stadio del conflitto l’Bitcoin ha sovraperformato l’oro di circa il 20%, una dinamica insolita per un asset spesso trattato come tecnologia più rischiosa. Tuttavia, l’assenza di un chiaro superamento della soglia dei 75.000 dollari indica che il mercato rimane cauto e oscillante. Quando la correlazione con il petrolio è così elevata, mantenere una posizione piatta e riservare liquidità è una strategia prudente fino a una conferma significativa.”

Dal punto di vista istituzionale, lo scenario attuale impone attenzione da parte delle banche centrali: un aumento persistente dei prezzi dell’energia potrebbe complicare piani di allentamento monetario e richiedere interventi più restrittivi, con ripercussioni sulla liquidità globale. Per gli operatori finanziari ciò si traduce in una maggiore preferenza per posizioni liquide o neutre, e in un prolungato periodo di volatilità su materie prime, azioni e criptoasset.

In mancanza di segnali chiari — come un calo sostenuto dei prezzi del petrolio o notizie che riducano le tensioni regionali — gli investitori appaiono pronti a mantenere “dry powder” e a reagire rapidamente al mutare delle condizioni, sintetizzando in una maggiore prudenza la risposta dei mercati all’attuale rischio geopolitico.