Azioni crollano del 5,4%
- 19 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
La guerra in Iran ha rallentato le consegne di Ferrari nell’area mediorientale, come comunicato dalla stessa casa di Maranello.
Ferrari ha dichiarato:
“Stiamo seguendo con attenzione gli sviluppi in Medio Oriente e il possibile impatto sulla nostra attività. Al momento sono temporaneamente sospese alcune consegne in quella zona, pur continuando a gestire alcune consegne per via aerea.”
Il rallentamento delle consegne
Le misure di sicurezza e le restrizioni logistiche scaturite dal conflitto aperto il 28 febbraio tra Stati Uniti, Israele e Iran hanno interrotto i collegamenti marittimi e terrestri utilizzati per distribuire veicoli nell’area. Di conseguenza, molte consegne che normalmente transitano via porto o su strada sono state sospese o riprogrammate, mentre rimangono attive le spedizioni aeree per i clienti che richiedono tempi più rapidi.
Nel corso del 2025 Ferrari ha consegnato complessivamente 13.640 vetture, di cui 6.346 nell’area Emea — acronimo che comprende Europa, Medio Oriente e Africa — senza tuttavia fornire una ripartizione dettagliata per ciascuna sottoarea.
Il rallentamento ha anche implicazioni operative: ritardi nella pianificazione delle uscite dai concessionari, possibili costi aggiuntivi per il reindirizzamento delle spedizioni e pressioni sul servizio clienti. Le case automobilistiche di fascia alta dipendono da catene logistiche agili; perciò eventi geopolitici di questa portata possono avere effetti rilevanti sulla capacità di soddisfare la domanda nei tempi previsti.
In un anno bruciati più di 20 miliardi
La notizia ha avuto un impatto immediato sui mercati: le azioni di Ferrari hanno ceduto il 5,4% in una giornata negativa per la Borsa, attestandosi attorno ai 274,1 euro per azione.
Negli ultimi dodici mesi la capitalizzazione di mercato del gruppo è scesa in modo marcato: circa un anno fa, in occasione del collocamento del 4% effettuato da Exor che aveva raccolto 3 miliardi di euro, il valore di mercato era vicino a 76 miliardi di euro; oggi è sceso sotto i 54 miliardi, con una perdita complessiva superiore a 20 miliardi e un calo delle quotazioni superiore al 30%.
La flessione riflette diversi fattori: la crescente avversione al rischio degli investitori in presenza di tensioni geopolitiche, la revisione delle attese di crescita per i produttori di beni di lusso e il riposizionamento degli analisti su multipli di valutazione precedentemente elevati.
Il piano e la revisione delle valutazioni
La discesa delle quotazioni si è accelerata dopo la presentazione del piano industriale da parte dell’amministratore delegato Benedetto Vigna, avvenuta lo scorso ottobre. Il mercato aveva mostrato aspettative molto ambiziose e, alla luce delle previsioni comunicate, molti operatori hanno ritenuto il piano più prudente rispetto alle stime precedenti.
In sede di aggiornamento dei risultati di bilancio il gruppo ha confermato le guidance per il prossimo periodo: ricavi attesi a 7,5 miliardi di euro, utile diluito per azione pari o superiore a 9,45 euro, Ebitda previsto a 2,93 miliardi con un margine indicativo del 39% e Ebit stimato a 2,22 miliardi con un margine attorno al 29,5%. Il free cash flow generato dalle attività industriali è previsto in linea con il 2025, pari o superiore a 1,5 miliardi di euro.
Questi numeri sono fondamentali per gli investitori perché influenzano le aspettative di redditività futura e la capacità del gruppo di sostenere investimenti in nuovi modelli, tecnologie ibride ed elettriche, oltre a politiche di remunerazione per gli azionisti. Una revisione al ribasso dei parametri di crescita tende a comprimere i multipli utilizzati per la valutazione del titolo.
Nel medio termine la situazione dipenderà dall’evoluzione geopolitica, dalla rapidità con cui le compagnie logistiche ripristineranno rotte sicure e dai risultati commerciali delle nuove vetture in arrivo. Anche la risposta dei mercati finanziari alla stabilizzazione delle consegne e all’eventuale adeguamento delle guidance sarà determinante per la ripresa del valore di mercato.