Prestiti a leva, capitali in eccesso e poche operazioni premiano le imprese
- 18 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Una grande disponibilità di capitale da parte di banche e fondi, contrapposta a una scarsa offerta di opportunità nell’economia reale: questo squilibrio, che ha preoccupato gli operatori del private credit negli Stati Uniti, si sta manifestando anche in Europa. Nonostante le differenze strutturali tra i due continenti, il fenomeno merita attenzione e non va sottovalutato.
I segnali emergono dalla Debt Advisory Lender Survey 2026 condotta da Clearwater, che ha raccolto le risposte di 168 operatori — banche e fondi di debito attivi nel mercato dei prestiti a leva in Europa continentale e nel Regno Unito. L’indagine annuale, realizzata da una delle principali società indipendenti di corporate finance focalizzate sul mid-market, mette in luce come il settore del leveraged finance stia cambiando rapidamente.
Europa: lo squilibrio tra domanda e offerta schiaccia i margini
Il surplus di capitale rispetto alle opportunità di investimento crea condizioni favorevoli per chi prende in prestito, con una progressiva migrazione verso termini contrattuali più vantaggiosi per i debitori: maggiore leva, prezzi più aggressivi e clausole più flessibili. Questa dinamica riduce il potere contrattuale dei finanziatori.
Secondo l’indagine, la pressione competitiva ha già avuto un impatto sui risultati economici degli erogatori: una larga parte degli intervistati in Europa ha segnalato una compressione dei margini, con quasi la metà che ha registrato un calo superiore a 50 punti base. La causa principale è lo squilibrio tra offerta e domanda, alimentato anche dalla diminuzione delle operazioni di M&A.
Le conseguenze vanno oltre la sola riduzione dei rendimenti: la ricerca di rendimento può spingere istituzioni e fondi a cercare strutture più complesse o a cedere su covenant e protezioni creditizie, aumentando l’esposizione al rischio. Per gli investitori istituzionali significherà valutare con più attenzione il rapporto rischio/rendimento e per le autorità di vigilanza monitorare eventuali segnali di eccessiva compressione dei prezzi nel mercato del credito.
Italia: caccia aperta a pochi asset di qualità
Il quadro italiano rispecchia in buona parte la dinamica europea, con un mercato del leveraged finance che presenta fondamentali solidi ma anche una crescente competizione tra operatori e una spinta verso soluzioni di finanziamento più elastiche. In questo contesto, la selezione di asset di qualità diventa cruciale per chi deve allocare capitale.
Michele Castiglioni ha detto:
“In Italia i fondamentali restano robusti, ma la competizione tra operatori è aumentata e le strutture di finanziamento si stanno orientando verso maggiore flessibilità. Questo rende più complessa la sfida per chi deve investire, soprattutto nel mid-market.”
La ricaduta pratica per il mercato italiano è una maggiore difficoltà nel trovare pochi asset di alta qualità su cui concentrare le risorse. Clearwater Italia, che negli ultimi anni ha seguito decine di operazioni nel segmento, sottolinea come la pressione competitiva porti gli investitori a raffinare i criteri di valutazione e a intensificare le attività di due diligence.
Per gli sponsor di private equity e per gli investitori istituzionali la strategia dovrà combinare selezione rigorosa degli asset, attenzione alle clausole contrattuali e possibili adeguamenti nella struttura dei portafogli per preservare rendimento e controllo del rischio. Anche i finanziatori tradizionali potrebbero rivalutare le loro politiche di pricing e di assunzione del rischio per mantenere la redditività.
In prospettiva, il mercato richiederà maggiore trasparenza e disciplina nella strutturazione delle operazioni: osservare l’evoluzione degli spread, la qualità dei covenant e il flusso di operazioni di M&A sarà fondamentale per comprendere se la compressione dei margini è un fenomeno temporaneo o l’inizio di un riassetto più strutturale del leveraged finance in Europa e in Italia.