Fi deposita la proposta di legge di Zuncheddu: assegno provvisionale da mille euro al mese
- 17 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Beniamino Zuncheddu ha detto:
“Ti aprono il cancello e poi ti dicono: ‘Arrangiati’. Io, grazie a Dio, ho la famiglia e mi stanno ancora mantenendo, nonostante tutte le spese che hanno già avuto.”
La dichiarazione è stata pronunciata in collegamento video durante la presentazione della proposta di legge nota come proposta Zuncheddu, promossa da esponenti di Forza Italia. La norma mira a riconoscere una provvisionale mensile di mille euro alle persone riconosciute innocenti dopo periodi di detenzione cautelare, in attesa del risarcimento statale che talvolta arriva anche dopo molti anni.
Cosa prevede la proposta
La proposta prevede un assegno provvisionale mensile di circa mille euro, equivalente a circa il doppio dell’assegno sociale, destinato a chi ottiene una sentenza di proscioglimento o un provvedimento di archiviazione dopo aver subito la custodia cautelare. L’indennizzo provvisorio verrebbe riconosciuto fino al riconoscimento formale della riparazione per ingiusta detenzione o fino all’esito di un eventuale processo di revisione.
L’obiettivo dichiarato è garantire mezzi di sussistenza immediati a chi, al termine della detenzione, si trova in stato di indigenza e stigmatizzazione sociale, evitando di dover attendere i lunghi tempi previsti per i risarcimenti ordinari. Il testo di legge prevede inoltre modifiche agli articoli 315 e 646 del codice di procedura penale per accelerare le pratiche di riparazione e aumentare il tetto massimo degli indennizzi riconosciuti dallo Stato.
Origine dell’iniziativa e iter parlamentare
La proposta riprende, in parte, il contenuto di una iniziativa popolare promossa dal Partito Radicale, che aveva raccolto oltre cinquantamila firme e depositato la proposta a Montecitorio il 31 dicembre 2025 (atto presentato in Parlamento). Nonostante la raccolta arrivasse indicativamente a sessantamila adesioni, l’assenza di alcuni certificati elettorali — complicata dalla coincidenza con le operazioni legate al referendum — ha determinato la cancellazione della pratica dall’ordine del giorno della Camera il 2 febbraio 2026.
Reazioni politiche
Antonio Tajani ha scritto sui social:
“La nostra è una battaglia per restituire dignità ai 30mila cittadini che, negli ultimi 30 anni, come Beniamino hanno sofferto ingiustamente le pene del carcere. Nessuno ha pagato per questi errori giudiziari. Anche per riparare a queste ingiustizie voteremo Sì alla riforma della giustizia, perché nessun altro possa subire questo torto.”
Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato, ha commentato:
“L’intento è quello di accelerare una proposta sulla possibilità di dare un risarcimento alle vittime di ingiusta detenzione che ricevono dei rimborsi molti anni dopo. Il caso di Zuncheddu è estremo per fortuna, ma dovrebbe far riflettere sull’opportunità di una riforma della giustizia, perché ci sia una maggiore trasparenza nelle decisioni, tempestività e anche la possibilità di giudicare chi ha sbagliato.”
Paolo Barelli, capogruppo alla Camera per Forza Italia, ha dichiarato:
“Gli errori giudiziari sono figli di una malagiustizia che noi intendiamo correggere votando Sì al referendum.”
I rappresentanti del partito hanno inoltre assicurato l’impegno a far incardinare rapidamente la proposta presso la commissione Giustizia della Camera, in modo da avviare le necessarie valutazioni normative e di copertura finanziaria.
Intervento di Irene Testa e il richiamo alla tutela delle vittime
Irene Testa, garante dei detenuti della Sardegna e tesoriera del Partito Radicale, ha sottolineato:
“Chiediamo che questa proposta di legge non rimanga nel cassetto, ma possa diventare presto legge dello Stato perché nessuno più essere umiliato dopo un calvario giudiziario.”
Testa ha ricordato la lunga battaglia per la libertà di Beniamino Zuncheddu e ha evidenziato la necessità di strumenti concreti che evitino ulteriori penalizzazioni economiche e sociali per le persone ingiustamente detenute.
Il caso giudiziario di Zuncheddu
Beniamino Zuncheddu è stato coinvolto nell’inchiesta sulla strage di Sinnai e accusato del triplice omicidio di Gesuino Fadda, Giuseppe Fadda e Ignazio Pusceddu, oltre che del tentato omicidio ai danni di Luigi Pinna. Dopo quasi trentatré anni di detenzione, è stato rimesso in libertà nel gennaio 2024 grazie alla decisione favorevole di un processo di revisione.
La revisione è stata determinata dalle ritrattazioni del testimone chiave, Luigi Pinna, che ha ammesso di aver formulato una falsa testimonianza. Nel corso dell’istruttoria emerse che il teste era stato in parte condizionato da un agente coinvolto nelle indagini, l’ex ispettore Mario Uda, il quale avrebbe suggerito di indicare Zuncheddu come responsabile. Questi elementi hanno portato a riconoscere l’errore giudiziario e alla successiva scarcerazione.
Conseguenze personali e richiesta di supporto statale
Dopo oltre tre decenni trascorsi in carcere per fatti che la revisione giudiziaria ha ritenuto non provati, Beniamino Zuncheddu si trova oggi in una situazione di forte vulnerabilità: non ha potuto costruirsi una famiglia, non ha un percorso lavorativo consolidato né una pensione, e ha lasciato il carcere con pochi effetti personali raccolti in una busta di plastica.
La proposta di provvisionale mensile viene presentata come una misura urgente per assicurare un minimo vitale immediato alle persone che hanno subito una detenzione ingiusta, evitando che la riparazione statale — spesso dilazionata nel tempo — arrivi quando la vita delle vittime è ormai irrimediabilmente compromessa.
Più in generale, il dibattito politico attorno alla proposta tocca questioni complesse: la responsabilità dello Stato, i tempi della giustizia risarcitoria, la necessità di garanzie processuali per prevenire errori e la funzione di strumenti istituzionali come l’alta corte o organi di controllo interni che possano valutare eventuali responsabilità individuali nei processi giudiziari.
Il caso di Zuncheddu è utilizzato dai proponenti della legge per sollecitare una riforma che contempli sia misure di riparazione immediate, sia meccanismi di responsabilità e prevenzione degli errori giudiziari, al fine di ridurre il rischio che cittadini innocenti subiscano danni irreparabili in futuro.