Il gruppo Cirfood punta a oltre 810 milioni di fatturato entro il 2030
- 17 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Il Gruppo Cirfood, realtà di riferimento nella ristorazione collettiva, ha presentato il proprio piano industriale per il periodo 2026-2030, che punta a un tasso annuo composto di crescita (CAGR) intorno al 5% per raggiungere oltre 810 milioni di ricavi entro il 2030, considerando la sola crescita organica e senza escludere operazioni di acquisizione.
Chiara Nasi ha detto:
“È un periodo non facile per varare un piano industriale, alla luce delle tensioni geopolitiche e dell’impennata del Brent oltre i cento dollari al barile. Per i prossimi anni puntiamo a un Cagr del 5% per arrivare al 2030 a oltre 810 milioni di ricavi con la sola crescita diretta e senza escludere acquisizioni. Per quanto riguarda il 2025 il preconsuntivo parziale a livello di gruppo è di 644 milioni.”
Mix dei ricavi e priorità di investimento
La strategia commerciale per il 2030 prevede che la maggior parte dei ricavi derivi dalla ristorazione collettiva: oltre 590 milioni attesi dalla ristorazione aziendale, scolastica e socio sanitaria. La componente commerciale e il canale retail contribuiranno per più di 130 milioni, mentre le attività internazionali — nelle attuali aree operative — dovrebbero aggiungere circa 73 milioni. Altre attività complementari al core business sono stimate intorno ai 19 milioni.
Il piano si basa principalmente su crescita organica, con la possibilità di valutare operazioni di M&A qualora emergessero opportunità strategiche. Sul fronte degli investimenti, il gruppo ha previsto un impegno complessivo di 160 milioni nel periodo, equivalente a una media annua di circa 32 milioni, destinati a sostenere lo sviluppo operativo e l’innovazione dei servizi.
Chiara Nasi ha aggiunto:
“Il piano industriale prevede inoltre investimenti complessivi per 160 milioni, in media di circa 32 milioni l’anno.”
Presenza estera e sviluppo dei canali retail
Il Gruppo Cirfood è operativo da alcuni anni in Belgio e Olanda, mercati che forniscono un contributo crescente ai ricavi esteri. In termini di posizionamento commerciale, l’azienda intende consolidare le quote in questi Paesi e valutare gli sviluppi al 2028 prima di considerare ulteriori espansioni geografiche.
Chiara Nasi ha detto:
“Belgio e Olanda sono i mercati in cui la cooperativa è presente da qualche anno. Vogliamo consolidare le posizioni in questi Paesi e nel 2028 faremo il punto della situazione. Per il momento non vogliamo entrare in altri mercati.”
Sul fronte retail, il gruppo non intende abbandonare questo canale ma punta a trasformarne il posizionamento con format più agili e orientati alla rapidità, riducendo l’enfasi sul casual dining. Le nuove aperture saranno orientate verso poli con elevata presenza di flussi, come centri commerciali, aeroporti, stazioni e infrastrutture autostradali.
Contesto di mercato e vincoli regolamentari
Il mercato italiano della ristorazione collettiva si presenta sostanzialmente stabile, con un giro d’affari complessivo che si aggira attorno ai 5 miliardi. Tuttavia, le pressioni sui costi — dovute all’aumento delle materie prime e all’inflazione energetica — mettono sotto tensione i margini delle imprese del settore.
Chiara Nasi ha detto:
“C’è un nodo che in Italia frena la marginalità delle aziende del comparto: l’impossibilità di rivedere i prezzi del servizio dopo l’aggiudicazione di una gara con un committente pubblico, nemmeno per adeguare i prezzi al costo della vita rilevato dall’Istat.”
Questo vincolo normativo riguarda in particolare i contratti con la pubblica amministrazione che spesso prevedono condizioni economiche vincolanti per l’intera durata dell’appalto. In presenza di forti scostamenti dei costi operativi — per esempio per energia o materie prime influenzate da quotazioni internazionali come il Brent — tali clausole possono erodere i margini, rendendo necessarie soluzioni contrattuali e politiche pubbliche che permettano una più rapida indicizzazione o meccanismi di revisione dei prezzi.