Fiere in allarme: appello al governo sui timori per gli effetti della guerra
- 17 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
I dati parziali raccolti dall’Osservatorio di Aefi indicano che, al momento, la maggioranza delle società fieristiche prevede una sostanziale stabilità rispetto alle edizioni precedenti per gli eventi dei prossimi mesi. Una quota minore di operatori si attende invece una contrazione dell’attività, con alcune defezioni legate a preoccupazioni sulla sicurezza e alla logistica dei viaggi internazionali.
Danese ha dichiarato:
“Quattro su dieci lamentano defezioni o cancellazioni dell’ultimo minuto dovute a motivi di sicurezza, sebbene al momento non risultino essere di rilievo quantitativo.”
Secondo l’analisi del presidente dell’osservatorio, l’incidenza degli annullamenti è strettamente correlata al calendario fieristico: gli effetti saranno più marcati per le società che nelle prossime settimane hanno in programma manifestazioni con elevata partecipazione internazionale, in particolare da aree come il Medio Oriente, l’Asia e l’Africa. Per molte imprese la capacità di programmare e offrire certezze logistiche rimane determinante.
Il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, afferma che non si intravedono per ora ripercussioni strutturali sull’attività espositiva, ma che è necessaria una maggiore attenzione organizzativa per garantire la continuità degli incontri B2B e il supporto ai partecipanti internazionali.
Federico Bricolo ha dichiarato:
“Se il conflitto in Iran dovesse protrarsi, il nostro obiettivo sarà ridurre al massimo le difficoltà logistiche, per consentire a buyer ed espositori di continuare a incontrarsi a Verona nelle migliori condizioni possibili.”
Per manifestazioni a forte vocazione internazionale come Vinitaly, Marmomac e Samoter, Veronafiere sta già intensificando il supporto su informazioni di viaggio e sulla programmazione degli appuntamenti B2B, con servizi mirati per facilitare gli operatori stranieri.
Anche la direzione di Fiera Milano segue la situazione con attenzione. Francesco Conci, amministratore delegato, sottolinea che l’impatto immediato è limitato dalla composizione geografica dei visitatori, ma segnala una preoccupazione crescente legata ai costi energetici e alle possibili difficoltà logistiche se la crisi dovesse protrarsi.
Francesco Conci ha detto:
“La difficoltà di raggiungere l’Europa è un tema. Dall’Asia proviene circa il 2% dei nostri visitatori e dall’area attorno all’Iran l’1%, quindi l’impatto è per ora limitato. La preoccupazione maggiore riguarda i costi energetici, anche se produciamo il 35% dell’energia che utilizziamo grazie agli impianti fotovoltaici sui nostri tetti.”
Nella prospettiva di medio termine, Fiera Milano segnala che una crisi protratta potrebbe avere ripercussioni su alcuni eventi del secondo semestre, tra cui CPHI a Milano e Host Arabia Riyadh. Nell’immediato, la prossima edizione della Mostra Convegno Expocomfort non presenta al momento cancellazioni significative.
L’Agenzia Ice sta monitorando costantemente le iniziative programmate nella regione del Golfo Persico e nei mercati asiatici suscettibili di difficoltà di collegamento, valutando l’impatto sugli incoming in Italia. Dalla sua analisi emerge che, al momento, il quadro complessivo non presenta criticità diffuse, sebbene sia in atto una normale attività di ripianificazione per alcune iniziative prudenzialmente rinviate.
Scenari: più fiere in Europa?
È ancora presto per stabilire se l’incertezza in un’area strategica come il Golfo Persico possa favorire uno spostamento significativo di manifestazioni o visitatori verso l’Europa. La strategia di internazionalizzazione e la diversificazione geografica adottata negli ultimi anni dai principali gruppi fieristici, soprattutto dopo la crisi pandemica, riducono però la vulnerabilità rispetto a cancellazioni o slittamenti localizzati.
Cristian Chizzoli ha osservato:
“Potrebbe esserci uno spostamento dei visitatori verso aree più stabili, come l’Europa, ma cambiamenti strutturali di questo tipo non si realizzano in pochi mesi: c’è il rischio di perdere la finestra del 2026 e dover attendere l’anno successivo.”
Il professore di marketing strategico all’Università Bocconi, Cristian Chizzoli, sottolinea che la partecipazione fieristica è pianificata in funzione di target e mercati specifici, pertanto le sostituzioni non sono immediate. Tuttavia, se il conflitto dovesse protrarsi si rende necessario predisporre piani di riorganizzazione, compreso il possibile spostamento di alcune manifestazioni in altre regioni o aree più accessibili.
In sintesi, nella fase attuale gli effetti diretti sulle fiere italiane appaiono controllabili grazie a misure organizzative e alla diversificazione delle geografie di riferimento. Restano però due variabili critiche: la durata del conflitto e l’andamento dei costi energetici, fattori che potrebbero richiedere interventi più incisivi da parte degli organizzatori, delle istituzioni e dei soggetti coinvolti nel sistema fieristico per tutelare la continuità degli scambi internazionali.