Questi tre grafici mostrano che la svendita di Bitcoin legata alla guerra continua a ridursi mentre il conflitto in Iran si acuisce

Bitcoin è stato il primo asset a incorporare nel prezzo la guerra con Iran, perché era l’unico mercato liquido aperto quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato l’attacco di sabato alcune settimane fa: quel giorno la criptovaluta è scesa dell’8,5%.

A distanza di due settimane Bitcoin ha sovraperformato oro, S&P 500, i listini asiatici e il mercato coreano. Solo petrolio e dollaro hanno registrato rendimenti maggiori, essendo direttamente avvantaggiati dal conflitto.

Primo segnale e dinamica dei minimi

La qualità più interessante emersa in queste due settimane è il comportamento dei livelli di supporto: ogni vendita ha trovato acquirenti a quotazioni più alte rispetto all’episodio precedente, suggerendo una progressiva compressione del range di prezzo.

I dati mostrano chiaramente i punti di minimo dopo i principali eventi: il 28 febbraio, giorno degli attacchi iniziali, il minimo è stato intorno a $64.000; il 2 marzo, dopo i missili di rappresaglia di Iran che hanno colpito Stati del Golfo, il pavimento si è attestato su $66.000; il 7 marzo, dopo una settimana di tensioni, il minimo è stato $68.000; dopo gli attacchi ai petroliere del 12 marzo il livello è rimasto su $69.400; e dopo gli eventi su Kharg Island il minimo più recente è stato $70.596.

In termini pratici, ogni ondata di vendita è stata assorbita a un livello superiore: la linea dei minimi crescenti è salita indicativamente di $1.000-$2.000 per evento, mentre la fascia tra $73.000 e $74.000 ha funzionato finora come una resistenza che ha respinto Bitcoin quattro volte.

Questa compressione statistica dovrà risolversi: oppure il supporto raggiungerà la resistenza e Bitcoin romperà i $74.000 al prossimo tentativo, oppure il modello si spezzerà e un’escalation più ampia sovrasterà la domanda di acquisto.

Confronto con altri asset

Il confronto con gli altri mercati è rilevante per interpretare il ruolo di Bitcoin in questa fase di crisi: il petrolio è salito di oltre il 40% dall’inizio del conflitto, mentre il S&P 500 ha segnato una perdita complessiva.

Oro ha mostrato volatilità bidirezionale e i mercati azionari asiatici hanno registrato la peggior settimana dal marzo 2020. Questi movimenti sottolineano che solo alcuni strumenti beneficiano direttamente della guerra; altri reagiscono con forte nervosismo.

Non si deve però dedurre frettolosamente che Bitcoin sia diventato un rifugio sicuro incontestabile: continua a vendersi su ogni headline significativa. La caratteristica nuova, però, è la velocità di recupero e il fatto che ogni ripresa si stabilizza a quote più alte rispetto alla precedente.

Il confronto con l’inizio dell’anno è netto: all’inizio di febbraio una cascata di liquidazioni ha annientato circa $2,5 miliardi di posizioni leva su un singolo weekend, con Bitcoin precipitato fino a $77.000 e una perdita stimata di circa $800 miliardi rispetto al picco di ottobre. Quell’evento avrebbe potuto compromettere la fiducia di mercato per mesi; invece ha contribuito a eliminare le posizioni più fragili e a ribilanciare il mercato.

Implicazioni geopolitiche e macroeconomiche

La sovrapposizione degli eventi geopolitici fornisce contesto alle oscillazioni di prezzo. A fine settimana Donald Trump ha dichiarato di aver risparmiato le infrastrutture petrolifere su Kharg Island “per ragioni di decenza” ma che le riconsidererebbe immediatamente se Iran continuasse a bloccare lo Stretto di Hormuz.

Donald Trump said:

“I spared oil infrastructure on Kharg Island for reasons of decency, but I will immediately reconsider if the Strait of Hormuz remains blocked.”

Iran ha risposto avvertendo che qualsiasi attacco alle infrastrutture energetiche comporterebbe ritorsioni contro strutture legate agli interessi statunitensi. Questa minaccia condizionale rappresenta un nuovo elemento di rischio: se dovesse concretizzarsi, lo shock all’offerta che l’IEA ha già definito tra i più grandi della storia rischierebbe di aggravarsi significativamente.

Il possibile deterioramento dell’offerta energetica avrebbe riflessi su inflazione, bilanci dei Paesi esportatori e strategie delle banche centrali, oltre a accrescere la volatilità nei mercati finanziari globali.

Cosa significa per i mercati e per gli operatori

Il modo in cui Bitcoin sta reagendo alla crisi evidenzia la sua natura ibrida: non è un rifugio puro né un asset esclusivamente rischioso. Piuttosto, si sta imponendo come una piscina di liquidità attiva 24 ore su 24 che assorbe shock più rapidamente di qualunque altro mercato, semplicemente perché rimane il principale mercato operativo quando gli shock emergono.

Per gli operatori questo comporta nuove considerazioni di gestione del rischio: occorre riconoscere la capacità di assorbimento di Bitcoin, ma anche la sua sensibilità alle notizie. Le strategie di posizionamento e le soglie di liquidazione sono ora più rilevanti che mai, in un mercato che appare più snello e meno soggetto a vendite forzate prolungate rispetto ai mesi precedenti.

Conclusioni

In sintesi, il comportamento recente di Bitcoin durante le prime fasi del conflitto mette in luce un cambiamento strutturale: la criptovaluta si comporta come il mercato più reattivo agli shock in tempo reale, pur non essendo un porto franco esente da volatilità.

La prosecuzione della compressione tra supporti crescenti e la resistenza tra $73.000 e $74.000 determinerà la prossima direzione: una rottura al rialzo potrebbe segnalare una nuova fase di forza, mentre una violazione verso il basso implicherebbe che un’escalation geopolitica più ampia ha sopraffatto la domanda di assorbimento del mercato.