Boris Johnson definisce Bitcoin uno schema Ponzi: Michael Saylor e altri rispondono
- 14 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Boris Johnson ha definito Bitcoin un “gigantesco schema Ponzi”, sostenendo che le criptovalute si reggono da tempo su un flusso continuo di nuovi investitori ingenui piuttosto che su un valore intrinseco riconosciuto.
Nella sua ricostruzione racconta l’aneddoto di un pensionato di un piccolo paese che avrebbe consegnato 500 sterline a una persona incontrata in un pub, convinto che la somma sarebbe stata raddoppiata attraverso operazioni in Bitcoin.
Secondo quanto riportato, quell’investitore ha impiegato anni a pagare commissioni e tentare di prelevare, perdendo alla fine una somma prossima a 20.000 sterline e descrivendo l’accaduto come “una specie di truffa”.
Boris Johnson ha sostenuto che beni come l’oro o i collezionabili possiedono un’attrattiva culturale o fisica, mentre Bitcoin sarebbe “solo una sequenza di numeri conservata su una rete di computer”.
Boris Johnson ha aggiunto:
“Con chi dobbiamo parlare se decifrano la crypto? Non c’è nessuno se non questo Nakamoto, che potrebbe non essere più reale di Pikachu o Charmander.”
Reazioni della comunità crittografica
Le affermazioni hanno suscitato una pronta reazione all’interno della comunità delle criptovalute, con prese di posizione che hanno sottolineato differenze fondamentali tra Bitcoin e lo schema Ponzi classico.
Michael Saylor, presidente esecutivo di una società nota per detenere consistenti quantità di bitcoin a livello aziendale, ha risposto contestando la definizione usata.
“Bitcoin non è uno schema Ponzi. Uno schema Ponzi richiede un operatore centrale che promette rendimenti e paga i primi investitori con i fondi dei successivi. Bitcoin non ha emittente, non ha promotore e non garantisce rendimenti: è una rete monetaria aperta e decentralizzata guidata dal codice e dalla domanda di mercato.”
Su una piattaforma di social media è stata inoltre evidenziata la differenza metodologica: uno schema Ponzi promette rendimenti artificialmente elevati con rischi molto bassi, mentre il valore di Bitcoin è determinato dal mercato e dal codice pubblico a cui gli utenti aderiscono volontariamente.
Altri interventi tecnici hanno spiegato la struttura di Bitcoin, citando la fornitura fissa e la rete decentralizzata come elementi che lo differenziano da una frode finanziaria tradizionale. Contemporaneamente non sono mancati commenti critici sulle politiche monetarie delle banche centrali, ritenute responsabili dell’espansione dell’offerta di moneta durante la pandemia.
Un gruppo di ricerca del settore ha sintetizzato il punto sulla governance con una osservazione concisa:
“Nessuno è al comando.”
Definizioni e implicazioni regolamentari
Dal punto di vista tecnico e legale, uno schema Ponzi richiede un’organizzazione centrale che redistribuisce i proventi ai primi aderenti con i capitali raccolti successivamente. La discussione ha quindi posto l’accento sulla mancanza di un’emittente centralizzata in Bitcoin, ma anche sui rischi concreti per gli investitori legati a truffe, errori di custodia e piattaforme non regolamentate.
Le autorità di vigilanza e gli operatori finanziari osservano il fenomeno sotto due prospettive: da un lato la necessità di tutelare i consumatori contro frodi e pratiche scorrette; dall’altro la richiesta di chiarimenti normativi che definiscano responsabilità di scambi, fornitori di custodia e servizi connessi.
In termini di impatto politico e finanziario, il dibattito evidenzia la tensione tra sostenitori della tecnologia decentralizzata e critici che richiedono maggiori garanzie istituzionali. La polarizzazione può influenzare le scelte regolamentari future e la percezione degli investitori istituzionali.
Conclusione
Il confronto tra critici e sostenitori di Bitcoin resta acceso: da un lato preoccupazioni legittime relative a frodi e casi di abuso, dall’altro argomentazioni tecniche che sottolineano l’assenza di un operatore centrale e la natura distribuita del protocollo. Il dibattito sottolinea l’importanza di informazione agli investitori, controlli efficaci e chiarezza normativa per mitigare i rischi e definire regole condivise per il settore.