Allarme per le valvole nel Medio Oriente
- 13 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Luca Farina ha detto:
“Cosa ci segnalano alcuni clienti? Per cause di forza maggiore al momento non possono ritirare la merce. Di conseguenza, non pagano.”
Orion Valves, azienda specializzata nella produzione di valvole per il settore Oil & Gas, realizza circa due terzi del proprio fatturato in Medio Oriente. Poche settimane fa, prima che la crisi si aggravasse, aveva completato e spedito in Arabia Saudita un maxi-impianto da 3 milioni di dollari, definito la valvola più grande al mondo nella sua categoria; oggi però il blocco delle autorizzazioni alla ricezione delle spedizioni sta provocando all’azienda mancati incassi per alcuni milioni di euro.
Luca Farina ha aggiunto:
“La merce ferma genera problemi e ci stiamo organizzando per trovare rotte alternative, ad esempio passando da Haifa e poi via terra. Ma i noli sono impazziti.”
Un attacco all’Iran e un blocco dello Stretto di Hormuz non rappresentano lo scenario ideale per un comparto italiano particolarmente esposto all’area: valvole e rubinetti destinano al Medio Oriente circa il 15% dell’export totale, quasi quattro volte la media nazionale, per un valore prossimo a un miliardo di euro all’anno. Le criticità interessano non solo gli incassi ma anche la logistica e il flusso degli ordini futuri.
Impatto sulle aziende e rischi per la catena di approvvigionamento
Claudio Piccinini, direttore generale di Lvf, ha spiegato:
“Si tratta decisamente di una zona ricca di lavoro e ora tutto è bloccato. Gli ordini che abbiamo ci rasserenano per il 2026, perché i cicli di lavorazione nel nostro settore sono lunghi. Ma se la situazione non si sblocca, il problema sarà sui volumi dell’anno prossimo.”
Piccinini ha inoltre segnalato che i clienti delle altre aree, in particolare degli Stati Uniti, stanno monitorando la situazione e chiedono garanzie sulla supply chain. Le imprese richiedono certezze sulle consegne future e rassicurazioni sulla continuità produttiva, elementi essenziali per mantenere rapporti commerciali consolidati.
Reazioni di altre imprese e possibili soluzioni logistiche
Savino Rizzio, titolare di Vir, ha raccontato:
“Negli Emirati abbiamo una filiale commerciale con otto persone e questa situazione è un colpo basso. Nel breve periodo ce la caviamo, ma dobbiamo organizzarci in modo diverso per spedire la merce: o si passa dal Canale di Suez o si circumnaviga l’Africa.”
Per alcune imprese il Medio Oriente rappresenta una quota significativa dei ricavi (per Vir circa il 10%). Le alternative logistiche possibili—deviazioni via Suez, trasbordi e percorsi terrestri, o la lunga rotta intorno all’Africa—comportano tempi di transito molto più lunghi, costi di trasporto più elevati e maggiori rischi assicurativi. L’aumento dei noli incide direttamente sui prezzi finali e sulla marginalità dei contratti in essere.
Le imprese del comparto chiedono un supporto coordinato da parte delle istituzioni per ridurre l’incertezza: interventi possibili includono l’attivazione di garanzie sui crediti all’export, strumenti assicurativi per le spedizioni e azioni diplomatiche per tutelare le vie di transito. Anche le camere di commercio e gli organismi di supporto all’export possono svolgere un ruolo nel fornire informazioni operative e consulenza sui percorsi alternativi.
Nel breve periodo le aziende monitoreranno l’andamento dei prezzi di trasporto, le decisioni politiche nella regione e le risposte dei clienti esteri; nel medio termine la vicenda potrebbe accelerare strategie di diversificazione dei mercati e interventi volti a rendere la supply chain più resiliente, riducendo la concentrazione dei ricavi su aree geopoliticamente sensibili.