Epstein: i file rivelano che Starmer era al corrente dei rischi legati alla nomina di Mandelson come ambasciatore negli Usa

Keir Starmer è finito nuovamente al centro delle critiche dopo la pubblicazione di documenti relativi alla nomina di Peter Mandelson quale ambasciatore a Washington, che rivelano come il premier fosse stato avvertito del serio «rischio reputazionale» derivante dai legami stretti dell’ex ministro laburista con il finanziere Jeffrey Epstein.

I documenti indicano che a Starmer fu segnalato non solo che l’amicizia tra Mandelson e Epstein era proseguita anche dopo la prima condanna del finanziere per adescamento di minori, ma anche che Mandelson era stato ospite nella residenza di Epstein a New York nel giugno 2009, mentre Epstein si trovava in carcere.

La nomina nel dicembre 2024

Nonostante questi avvertimenti, nel dicembre 2024 Starmer decise di nominare Mandelson ambasciatore negli Usa, l’incarico più prestigioso per la diplomazia britannica. La scelta era motivata dalla valutazione che l’esperienza politica e le relazioni internazionali dell’architetto del New Labour, insieme alle sue competenze nei negoziati commerciali — maturate anche come Commissario europeo al Commercio — sarebbero state utili per rafforzare i rapporti con l’amministrazione statunitense e favorire accordi bilaterali favorevoli.

La carica, tuttavia, si è trasformata in un problema politico per il governo, con forti ripercussioni sull’immagine del Regno Unito all’estero e su quel fragile equilibrio tra opportunità diplomatiche e rischi reputazionali che governi e ministeri devono gestire nella scelta di rappresentanti internazionali.

Keir Starmer ha dichiarato:

“Tutte le dovute verifiche sono state fatte.”

Successivamente, dopo lo svelamento di ulteriori elementi contenuti negli archivi noti come Epstein Files, pubblicati dal dipartimento di Giustizia Usa, Starmer rimosse Mandelson dall’incarico nel settembre 2025 e presentò scuse pubbliche per la nomina, sostenendo di non essere stato a conoscenza dei fatti e di aver dato credito alle informazioni fornite dall’interessato.

Keir Starmer ha dichiarato:

“Ho creduto alle bugie che mi erano state dette per ottenere quell’incarico.”

I nuovi documenti pubblicati: tutti gli allarmi erano stati ignorati

I documenti resi pubblici mostrano che la procedura di nomina era stata accelerata su impulso di Downing Street e che molteplici segnali di allarme non furono adeguatamente presi in considerazione. In un rapporto consegnato a Starmer nel novembre 2024 si afferma che, dopo la prima condanna di Epstein per adescamento di una minorenne nel 2008, i contatti con Mandelson proseguirono tra il 2009 e il 2011, periodo che coincideva con la sua attività come ministro del Business e si estese oltre la fine dell’esecutivo laburista.

Il dossier segnala in modo specifico che Mandelson fu ospitato nella casa di Epstein nel giugno 2009 nonostante quest’ultimo si trovasse in carcere, una circostanza che sollevò preoccupazioni sulla prudenza della scelta e sulla completezza delle verifiche personali e politiche effettuate prima della proposta formale di nomina.

Negli anni successivi Epstein fu arrestato nuovamente per reati di natura sessuale e traffico di minori; il suo decesso in carcere nel 2019 acutizzò le indagini e la copertura mediatica, portando alla luce connessioni che oggi pesano sulla reputazione di chi risultò legato a lui.

I documenti rivelano anche che Jonathan Powell, consigliere per la sicurezza nazionale con lunga esperienza nel Partito laburista fin dall’epoca di Tony Blair, aveva espresso forti riserve sulla procedura di nomina, descrivendo l’iter come inusualmente accelerato.

Jonathan Powell ha scritto:

“Stranamente frettolosa.”

Le rivelazioni sollevano questioni pratiche e istituzionali sulla vetting dei candidati a incarichi sensibili: ambasciatori in paesi strategici come gli Usa non solo rappresentano interessi politici ed economici, ma devono anche essere scelti tenendo conto dell’impatto reputazionale sui rapporti bilaterali e sulla fiducia degli alleati.

Oltre alle ripercussioni immediate sulla figura del premier e sulla credibilità dell’esecutivo, i fatti evidenziano la necessità di procedure più stringenti e trasparenti per le nomine estere, coinvolgendo ministeri competenti come il Foreign Office, gli uffici di sicurezza nazionale e il gabinetto di governo, per evitare valutazioni basate esclusivamente su competenze tecniche senza una verifica approfondita del profilo personale e delle relazioni internazionali del candidato.

Il dibattito politico interno al Partito laburista e tra gli osservatori istituzionali rimane acceso: alcuni chiedono indagini più ampie sul processo decisionale di Downing Street, mentre altri sollevano dubbi sulle possibili ripercussioni diplomatiche della vicenda in un momento di delicate trattative commerciali e di sicurezza con gli Stati Uniti.



Author: Tony
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