Debito pubblico, la crisi del Golfo mette a rischio l’uscita dalla procedura Ue

Il percorso per uscire dalla procedura per i disavanzi eccessivi sembrava ormai delineato per Italia, ma la recente crisi nel Medio Oriente rischia di complicare i piani e di rallentare il ritorno alla conformità dei conti pubblici nazionali.

La possibilità di anticipare il rientro di un anno dipende infatti dalle decisioni delle istituzioni europee e dalla stabilità dei mercati finanziari: eventi geopolitici prolungati potrebbero compromettere la discesa del rapporto deficit/Pil sotto la soglia del 3% fissata dal Trattato di Maastricht, condizione essenziale per uscire dalla procedura.

Uno studio aggiornato sulle finanze pubbliche italiane, pubblicato di recente da Scope Ratings, conferma questa valutazione e sottolinea come gli sviluppi internazionali abbiano introdotto nuove incertezze nel percorso di rientro.

Alessandra Poli and Carlo Capuano of Scope Ratings ha dichiarato:

“L’uscita dalla procedura per i disavanzi eccessivi è ancora possibile nel 2026, nonostante lo scorso anno il disavanzo rilevato da Istat sia rimasto leggermente oltre la soglia del 3%.”

Il giudizio finale dipenderà dai dati del 2025 che Eurostat pubblicherà in aprile, dalla valutazione tecnica della Commissione Europea e dalla decisione politica del Consiglio dell’Ue. A tutto ciò si aggiunge però una variabile esterna non trascurabile: l’evoluzione del conflitto in corso nel Medio Oriente.

La trappola energetica e il rischio di frenata della crescita

La possibile intensificazione del conflitto potrebbe avere effetti diretti sui prezzi dell’energia e sulle prospettive macroeconomiche italiane. Nonostante gli sforzi fatti dopo l’invasione russa dell’Ucraina per diversificare l’approvvigionamento, Italia rimane ancora dipendente dalle importazioni di gas e quindi vulnerabile a shock esterni.

L’impennata delle quotazioni osservata di recente sui mercati — con i prezzi del TTF di Amsterdam che hanno segnato picchi significativi in pochi giorni — dimostra come tensioni internazionali possano rapidamente tradursi in costi energetici più elevati, alimentando l’inflazione e comprimendo consumi e competitività delle esportazioni.

Scope Ratings ha avvertito:

“Un prolungato aggravarsi della crisi in Medio Oriente potrebbe pesare sulle prospettive economiche e fiscali.”

Una fase di inflazione più alta abbinata a una riduzione della domanda interna e a un rallentamento delle esportazioni nette potrebbe tradursi in una crescita significativamente inferiore alle attese. Tale scenario metterebbe a rischio la traiettoria di riduzione del disavanzo, che è cruciale per soddisfare i criteri europei.

Alessandra Poli e Carlo Capuano hanno inoltre osservato:

“Se la crescita economica dovesse rallentare allo 0,3% dall’attuale stima dello 0,7% prevediamo che il disavanzo rimarrà sopra il 3,0% nel 2026, complicando l’uscita dell’Italia dalla procedura per i disavanzi eccessivi.”

Questa proiezione evidenzia come anche piccoli scostamenti nella dinamica del Pil possano avere implicazioni rilevanti sul rapporto deficit/Pil e quindi sulle scelte politiche e negoziali con le istituzioni europee.

Il paradosso della difesa e le implicazioni fiscali

L’uscita dalla procedura per i disavanzi eccessivi non è soltanto un obiettivo formale per Italia, ma rappresenta anche una condizione per sbloccare spazi di spesa e finanziamenti destinati a investimenti strategici. Tra questi rientrano, in modo paradossale rispetto al tema del risparmio, gli aumenti temporanei della spesa per la difesa.

Una volta ottenuta una valutazione favorevole dalle istituzioni europee, il governo potrebbe chiedere l’attivazione di una clausola di salvaguardia nazionale per incrementare temporaneamente la spesa militare rispetto al percorso concordato per la spesa primaria netta.

Questa manovra verrebbe giustificata anche dalla necessità di avvicinarsi all’obiettivo della NATO di portare la spesa al 2,5% del Pil entro il 2028, obiettivo che richiede investimenti aggiuntivi ma che, secondo le simulazioni di Scope Ratings, non dovrebbe alterare in modo sostanziale il deficit nell’immediato, grazie anche ai prestiti messi a disposizione nell’ambito del programma Security Action for Europe (Safe).

Scope Ratings ha commentato:

“L’introduzione di costi per avvicinarsi all’obiettivo NATO del 2,5% rispetto al Pil entro il 2028 non altererebbe in modo materiale il deficit nell’immediato, grazie anche ai prestiti Safe, a meno che la crisi in Medio Oriente non abbia un effetto prolungato.”

In pratica, la sostenibilità del saldo pubblico rimane condizionata dalla durata e dall’intensità dello shock geopolitico: se la tensione dovesse stabilizzarsi rapidamente, le misure di finanziamento e gli spazi negoziali potrebbero essere sufficienti; se invece dovesse perdurare, la flessibilità fiscale rischierebbe di rivelarsi insufficiente.

Sul piano operativo, la timeline rimane cruciale: i dati di Eurostat attesi in aprile costituiranno la base per la valutazione tecnica della Commissione Europea, che formulando un parere indirizzerà la decisione politica finale del Consiglio dell’Ue sulla chiusura o meno della procedura.

In questo contesto, le autorità italiane dovranno bilanciare misure di politica economica, bisogni di sicurezza nazionale e dialogo con le istituzioni europee, cercando di preservare la credibilità sui mercati finanziari e di mantenere allineati gli obiettivi fiscali con le priorità strategiche del Paese.



Author: Tony
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