Crisi in Iran, il Gme: prezzo medio dell’energia elettrica in impennata del 32% nella settimana dopo l’attacco
- 10 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La fiammata dei prezzi degli idrocarburi, incluso il gas, collegata alle tensioni in Medio Oriente si è riflessa anche sui costi dell’energia elettrica in Italia, con aumenti significativi registrati nelle quotazioni settimanali.
Andamento dei prezzi nell’ultima settimana
Nella settimana che va da lunedì 2 a domenica 8 marzo il Gestore dei mercati energetici (GME) ha rilevato un prezzo medio dell’energia elettrica, calcolato sul Prezzo Unico Nazionale (PUN), di 141,28 euro al MWh. Si tratta di un aumento del 32,4% rispetto alla settimana precedente, quando il valore medio era stato di 106,67 euro al MWh.
Lo stesso periodo ha fatto registrare volumi scambiati direttamente in borsa pari a 4,7 milioni di MWh, con un tasso di liquidità dell’85,1%. I prezzi medi regionali sono oscillati fra 139,38 euro al MWh per la Sardegna e 145,04 euro al MWh per la Sicilia.
Questi valori sono emersi a ridosso di un’operazione militare condotta da Usa e Israele contro il Iran, evento che ha contribuito ad aumentare l’incertezza sui mercati energetici e a spingere al rialzo i premi per il rischio geopolitico.
Indice IGI e segnali dal mercato del gas
Un’ulteriore conferma della tendenza discende dall’andamento dell’Italian Gas Index (IGI). Per il 10 marzo l’indice ha segnato 56,05 euro al MWh, in aumento rispetto ai 51,03 euro al MWh del giorno precedente.
L’IGI, calcolato giornalmente dal GME, è uno strumento che sintetizza le dinamiche osservate sui mercati del gas in Italia e viene utilizzato dagli operatori come riferimento per operazioni di hedging e per la definizione di contratti di fornitura.
Perché il gas influenza il prezzo dell’elettricità
Il legame tra prezzo del gas e costo dell’energia elettrica è diretto: molte centrali termoelettriche utilizzano gas come combustibile, pertanto l’aumento della materia prima si riflette sui costi di produzione elettrica. Inoltre, i prezzi spot e i contratti di lungo periodo sono interconnessi su mercati integrati, amplificando l’impatto di variazioni improvvise delle quotazioni.
La fragilità delle forniture, la pressione sui livelli di stoccaggio e le tensioni geopolitiche incrementano la volatilità, spingendo gli operatori a rivedere le strategie di approvvigionamento e ricorrere a strumenti finanziari per coprire il rischio di prezzo.
Implicazioni per consumatori e politiche pubbliche
L’aumento dei prezzi all’ingrosso può tradursi, a medio termine, in maggiori oneri per le bollette delle famiglie e delle imprese, salvo interventi di politica energetica o meccanismi di tutela. Le autorità nazionali ed europee possono valutare misure come interventi sul mercato, sostegni mirati per i consumatori vulnerabili, incentivi alle energie rinnovabili e azioni per incrementare la capacità di stoccaggio.
Dal punto di vista strategico, la riduzione della dipendenza dalle fonti fossili e l’accelerazione degli investimenti in rinnovabili e infrastrutture di interconnessione rappresentano strumenti a lungo termine per mitigare l’esposizione a shock geopolitici.
Osservazioni finali e prospettive
Nel breve periodo è prevedibile una persistenza della volatilità finché permarranno le tensioni internazionali e l’incertezza sulle forniture. Il ruolo del GME come operatore di mercato è centrale per la trasparenza delle quotazioni, mentre operatori e istituzioni continueranno a monitorare gli andamenti dell’IGI e del PUN per definire strategie di gestione del rischio e interventi regolatori.
Per gli attori del mercato, una combinazione di coperture finanziarie, diversificazione delle fonti e investimenti in efficienza energetica e rinnovabili appare la strada più efficace per contenere l’impatto di future oscillazioni dei prezzi.