Italia centrale per Ikea: quasi 200 milioni investiti in due anni

Alpaslan Deliloglu ha detto:

“L’Italia ha le sue caratteristiche, come ogni altro Paese. Prima di arrivare qui ho lavorato dieci anni in Turchia, poi in Svizzera e infine in Austria, sempre per Ikea, che in tutti questi mercati ha continuato a investire per rinnovare i punti vendita, aprirne di nuovi, sperimentare format differenti e ridurre l’impatto ambientale delle attività.”

Nel suo primo anno alla guida della filiale italiana come amministratore delegato e responsabile della sostenibilità, Alpaslan Deliloglu ha percorso l’intero Paese per conoscere il mercato e le esigenze locali, smentendo alcuni luoghi comuni sull’attrattività dell’Italia per un gruppo straniero del settore arredamento.

Quindi è conveniente investire in Italia, per un gruppo estero come Ikea, nonostante complicazioni burocratiche, costo del lavoro e vertenze sindacali?

Secondo Deliloglu la decisione di investire si basa su una regola semplice: se c’è un ritorno economico, l’operazione diventa un’opportunità. Negli ultimi anni, a suo avviso, la crescita complessiva dell’Italia è stata superiore a quella di altri Paesi europei, rendendo il mercato più interessante per nuovi impegni finanziari.

Piano di investimenti e sostenibilità

Nell’ultimo biennio il gruppo ha destinato risorse significative al mercato italiano: circa 80 milioni di euro per nuove aperture, 95 milioni per l’ammodernamento dei punti vendita esistenti e 20 milioni per una flotta di 400 veicoli elettrici per le consegne a domicilio a zero emissioni. Questi mezzi coprono l’80% delle consegne in Italia, pari a circa 1 milione di consegne all’anno.

Deliloglu sottolinea che il piano di espansione dei negozi fisici in Italia è attualmente tra i più ambiziosi del gruppo in Europa, con aperture e nuovi format previste nei prossimi mesi e anni. L’obiettivo dichiarato è cogliere il potenziale di mercato combinando accessibilità dei prezzi e riduzione dell’impatto ambientale.

Qual è oggi il peso dell’Italia per Ikea?

Ikea è presente in Italia dal 1989 e rappresenta oggi il quinto mercato del gruppo dopo Germania, Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Nel 2025 i ricavi italiani si sono attestati intorno a 2,2 miliardi di euro, rispetto a 1,89 miliardi nel 2019.

Seppure nell’ultimo anno si sia registrata una lieve flessione dei valori (-1,5% rispetto all’anno precedente), i volumi di vendita sono cresciuti del 3,4%. Questo risultato è collegato a una politica di prezzi più accessibili che ha consentito di ridurre i prezzi dei prodotti più richiesti di circa il 15-20%, guadagnando quote di mercato e mantenendo la leadership nel settore.

Ruolo logistico e filiera nazionale

L’Italia è anche un importante fornitore della rete produttiva del gruppo: si colloca al terzo posto tra i paesi fornitori, dopo Cina e Polonia. Sul territorio nazionale si trova, a Piacenza, il secondo centro logistico Ikea più grande d’Europa, con una superficie complessiva di circa 300.000 mq e una capacità di stoccaggio pari a 370.000 metri cubi di merci.

Questa piattaforma logistico-distributiva serve, oltre al mercato italiano, altri 13 Paesi europei, contribuendo a rendere più efficiente la catena di approvvigionamento e a consolidare il ruolo dell’Italia nella filiera internazionale dell’arredamento.

Implicazioni economiche e istituzionali

L’annuncio degli investimenti e dell’ampliamento della presenza commerciale ha ricadute su diversi fronti: occupazione locale, domanda di servizi logistici e opportunità per i fornitori nazionali. Per massimizzare questi effetti, le scelte delle imprese straniere vengono spesso valutate alla luce del quadro normativo, della stabilità delle regole e degli incentivi legati alla transizione ecologica.

Da parte sua, la direzione italiana del gruppo pone l’accento sulla combinazione tra competitività dei prezzi, efficienza logistica e sostenibilità ambientale come fattori chiave per rafforzare la quota di mercato e la solidità degli investimenti nel medio termine.



Author: Tony
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