A caccia dei talenti paralimpici del futuro: più campus e ausili per farli emergere
- 9 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Tobia, un mese di vita con qualche piccolo vagito che arriva da Rallo (Trento), tifava già per gli azzurri della Paralimpiade. È figlio di Melania Corradini, 38 anni, medaglia d’argento in superG ai Giochi paralimpici di Vancouver 2010 e oggi apprezzata commentatrice televisiva.
Melania Corradini ha raccontato:
“La mia famiglia mi portava e portava mio fratello alla scuola sci che mi ha fatto crescere fino a raggiungere livelli agonistici con i normodotati. Non mi ero mai posta il problema della mia disabilità. Solo nel 2003, grazie all’associazione SportABILI e a una loro manifestazione, ho incontrato per caso il commissario tecnico della Nazionale paralimpica di sci e la mia vita è cambiata.”
Il racconto di Corradini evidenzia quanto sia stato determinante, per molte carriere sportive paralimpiche, l’incontro con realtà associative e con referenti tecnici che sapessero riconoscere il potenziale degli atleti. Quell’incontro la portò poi a essere la portabandiera nella Paralimpiade di Torino 2006, un’edizione che ha lasciato un segno profondo sugli sport invernali per persone con disabilità.
Melania Corradini ha detto:
“Al di là della soddisfazione personale, quell’edizione ha cambiato tutto negli sport invernali per persone con disabilità. Finalmente c’è stata esposizione mediatica: le otto medaglie azzurre hanno fatto capire a tante famiglie che anche persone con disabilità motorie e visive potevano sciare. È stata una rivoluzione.”
Gli atleti e l’evoluzione delle partecipazioni
A distanza di vent’anni la squadra azzurra degli sport invernali paralimpici conserva una dimensione simile: circa 40 atleti a Torino 2006 e 45 a Milano Cortina 2026. Anche la rappresentanza femminile è rimasta comparabile (6 donne a Torino, 5 nel 2026), mentre a livello globale la quota femminile è salita dal 21% al 26%.
Nonostante questo, in Italia la percezione della possibilità di praticare sport in ambiente innevato non si è tradotta in un aumento significativo dei praticanti. Tra le barriere principali ci sono motivazioni economiche: un monsci può costare indicativamente tra gli 8.000 e i 10.000 euro, una spesa proibitiva per molte famiglie.
Melania Corradini ha spiegato:
“Credo che per avvicinare più appassionati agli sport invernali e, tra loro, trovare gli atleti del futuro, sia necessario ipotizzare l’impegno delle istituzioni pubbliche a sostegno della fase iniziale: quale famiglia potrà mai permettersi di spendere migliaia di euro solo per cominciare a sciare?”
Sostegni, investimenti e modello organizzativo
Negli ultimi vent’anni il Comitato Italiano Paralimpico (CIP) ha costruito una strategia che ha portato risultati misurabili: alle Paralimpiadi di Parigi 2024 l’Italia paralimpica si è classificata sesta nel medagliere, frutto di programmazione e investimento sul territorio.
Per gli sport invernali è auspicabile una visione analoga: un piano strategico decennale che favorisca la collaborazione tra federazioni olimpiche e paralimpiche, consolidi reti regionali e definisca centri di riferimento. Secondo il piano del CIP, se ogni regione avesse un centro di riferimento paralimpico sarebbe più semplice avviare pratiche sportive, monitorare i talenti e fornire una formazione tecnica adeguata.
Il presidente del CIP, Marco Giunio De Sanctis, ha annunciato l’intenzione di rafforzare la presenza sul territorio per favorire questo tipo di contaminazione tra sistemi sportivi. Si tratta di creare infrastrutture che permettano non solo la pratica ma anche attività di avviamento, scouting e formazione dei tecnici specializzati.
Un altro modello utile è quello dei campus di avviamento alla neve: strutture che, con appropriate risorse, possono offrire percorsi di inserimento allo sci paralimpico e programmi specifici di preparazione. Esperienze internazionali, come i centri di preparazione per atleti paralimpici invernali in Colorado Springs, mostrano come infrastrutture dedicate e piani nazionali possano accelerare lo sviluppo di una disciplina.
Il progetto lombardo: Enjoyski Sport
Tra le realtà italiane che operano sul campo c’è la Enjoyski Sport di Albino, fondata nel 2016 da Mauro Bernardi. Dopo un incidente sul lavoro che lo ha reso paraplegico, Bernardi ha riscoperto nello sport uno strumento di recupero fisico e psicologico e ha deciso di mettere la sua esperienza al servizio di altri.
Mauro Bernardi ha ricordato:
“Da infortunato sul lavoro ho potuto acquistare il mio monsci grazie all’indennizzo Inail, ma mi sono chiesto subito come potesse una persona qualsiasi permettersi di accedere a questo mondo così costoso.”
Grazie al sostegno di sponsor e alle reti locali, Enjoyski dispone attualmente di otto dualski e diciotto monsci a disposizione di chi ne fa richiesta. La logica è duplice: offrire opportunità di avviamento per persone con disabilità e fare scouting di possibili atleti che, con opportuni percorsi, potrebbero ambire a livelli nazionali.
La realtà di Albino collabora con località da Aosta a Selva di Val Gardena, proponendosi come punto di riferimento per famiglie e accompagnatori. Attorno all’associazione orbitano circa sessanta ragazzi e una trentina di famiglie, tra atleti in avviamento e persone che partecipano ad attività ricreative e formative.
Per sostenere le attività e ampliare la dotazione di ausili, Enjoyski ha avviato forme di autofinanziamento: tra queste la partecipazione a progetti nelle scuole, come incontri sulla sicurezza stradale in cui ogni partecipante versa una piccola quota che viene reinvestita nelle attrezzature.
Mauro Bernardi ha osservato:
“Il buon seminatore semina in abbondanza: se allarghiamo il numero di praticanti, i potenziali atleti si troveranno più facilmente rispetto a oggi.”
Prospettive e raccomandazioni
Le esperienze locali dimostrano che, pur con risorse limitate, è possibile avviare percorsi efficaci. Tuttavia per passare da iniziative isolate a una pratica diffusa è necessario un intervento coordinato: finanziamenti pubblici mirati, convenzioni con località sciistiche, programmi di formazione per istruttori e campagne di sensibilizzazione rivolte alle famiglie.
Valorizzare le strutture esistenti in località come Sestriere, Albino, Roccaraso, Alleghe e Predazzo, mettere a sistema le competenze e replicare i modelli vincenti può ampliare la base degli iscritti e generare un circolo virtuoso: più praticanti significano più possibilità di emergere come atleti competitivi.
Oltre all’aspetto tecnico e organizzativo, non va dimenticato l’impatto sociale: lo sport paralimpico è un potente strumento di inclusione, formazione e prevenzione. Investire nei primi passi di chi desidera avvicinarsi alla neve significa offrire opportunità di autonomia e integrazione.
Come gesto simbolico e di incoraggiamento, Mauro Bernardi regala ai ragazzi un piccolo oggetto con una scritta che riassume il messaggio dell’associazione.
“Aggànciati alla vita.”
Quella frase sintetizza l’obiettivo condiviso: creare percorsi concreti che permettano alle persone con disabilità di accedere allo sport invernale, coltivare passioni e, per chi lo desidera e lo merita, raggiungere i palcoscenici paralimpici.