Cir vara opa su azioni proprie: conti in chiaroscuro e niente dividendo
- 9 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Luci e ombre per i conti di Cir, la holding quotata su Euronext Milan controllata dalla famiglia De Benedetti, che chiude il 2025 con ricavi pari a 1,8 miliardi di euro, in lieve contrazione (-1,1%) rispetto al 2024 (1,82 miliardi), ma con una crescita del 2% a perimetro omogeneo e a tassi di cambio costanti.
Il gruppo segnala performance differenziate tra le sue partecipate: Kos ha mostrato ricavi in aumento del 2,2% sul totale e del 4,8% a perimetro omogeneo, mentre Sogefi, attiva nel settore dei componenti per l’automotive, ha registrato ricavi stabili a cambi costanti e in calo del 3,7% considerando i tassi di cambio correnti.
Il margine operativo lordo (Ebitda) consolidato del 2025 è stato pari a 274,1 milioni di euro, corrispondente al 15,2% dei ricavi, aumentando leggermente rispetto ai 272,1 milioni del 2024 (14,9% dei ricavi), nonostante l’incremento di oneri non ricorrenti registrato da Sogefi. L’Ebit consolidato si è attestato a 103,7 milioni, contro i 100 milioni dell’esercizio precedente.
Il portafoglio degli attivi finanziari della capogruppo ha generato proventi finanziari netti per 16,6 milioni, con un rendimento del 4%, in diminuzione rispetto ai 30,3 milioni e al rendimento del 7,1% del 2024. A pesare sul rendimento 2025 è stata la componente di private equity, prevalentemente denominata in dollari statunitensi, svalutata nei confronti dell’euro.
L’utile netto consolidato delle attività in continuità è risultato pari a 29,2 milioni di euro, in calo rispetto ai 39 milioni del 2024, esercizio caratterizzato da rendimenti finanziari particolarmente favorevoli. Nell’anno precedente il gruppo aveva inoltre perfezionato operazioni straordinarie, tra cui la cessione della divisione Filtrazione di Sogefi con una plusvalenza rilevante e la vendita dell’immobile di via dell’Orso 8 a Milano.
Al 31 dicembre 2025 la posizione finanziaria netta consolidata ante IFRS 16 risultava positiva per 220,4 milioni di euro, in miglioramento rispetto ai 202,6 milioni al 31 dicembre 2024. Il titolo del gruppo ha chiuso le contrattazioni in calo a Piazza Affari, segnando -2,65% e un valore di 0,66 euro per azione.
Il consiglio di amministrazione ha deciso di proporre all’assemblea degli azionisti di non distribuire dividendi per l’esercizio, motivando la scelta con la promozione di un’Opa volontaria su 50 milioni di azioni proprie al prezzo di 0,68 euro per azione, per un controvalore complessivo di 34 milioni di euro, equivalenti al 5,458% del capitale sociale di Cir.
L’operazione non riguarda le azioni proprie già detenute dall’emittente, non è condizionata al raggiungimento di un quantitativo minimo di adesioni e non è finalizzata alla revoca dalla quotazione (il delisting) delle azioni ordinarie da Euronext.
Contesto e implicazioni strategiche
La decisione di rinviare la distribuzione di dividendi in favore di un’operazione di buyback riflette una scelta di investimento del capitale disponibile: riacquistare azioni può sostenere il prezzo di mercato e migliorare indicatori per azione come l’utile per azione, ma riduce immediatamente la liquidità distribuita agli azionisti. Tale strategia è spesso utilizzata dalle società per valorizzare il capitale azionario senza alterare la struttura proprietaria in modo significativo.
L’esposizione al private equity in valuta estera evidenzia un rischio di cambio che ha inciso negativamente sui risultati 2025; movimenti dei tassi di cambio e la performance dei mercati privati possono influire in maniera marcata sul rendimento finanziario della capogruppo. Per gli investitori istituzionali e retail la comprensione di queste dinamiche è essenziale per valutare la sostenibilità del dividendo e l’opportunità dell’Opa.
Aspetti finanziari e prospettive operative
Dal punto di vista finanziario, mantenere una posizione finanziaria netta positiva offre a Cir margini di manovra per supportare operazioni straordinarie o investimenti, ma la redditività futura dipenderà anche dall’andamento delle partecipate, in particolare di Sogefi, sensibile al ciclo dell’industria automobilistica e ai costi delle materie prime.
In termini di governance, la proposta del consiglio di amministrazione sarà valutata dall’assemblea degli azionisti, che dovrà bilanciare la preferenza per ritorni monetari immediati con la potenziale creazione di valore a medio termine derivante dal riacquisto di azioni. Le decisioni future dovranno tener conto anche dell’evoluzione macroeconomica, dei mercati dei capitali e delle condizioni sui tassi di cambio.
Nel complesso, i risultati 2025 mostrano una base industriale solida con alcune aree di vulnerabilità legate alla componente finanziaria e all’andamento di specifiche partecipate; il buyback proposto rappresenta una mossa strategica che richiederà attenzione da parte degli azionisti e degli analisti per valutarne l’efficacia nel creare valore sostenibile.