Contratti futures sul petrolio schizzano del 20% oltre 110$, i timori di guerra affondano le borse in Asia, Bitcoin stabile vicino a 67.000$
- 9 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Il futures sul petrolio hanno superato i 110 dollari al barile lunedì, mentre le tensioni crescenti nel Medio Oriente hanno scosso i mercati globali: le borse asiatiche hanno aperto in forte calo e le quotazioni dell’energia sono state riallocate rapidamente, mentre Bitcoin è rimasto stabile intorno ai 67.000 dollari.
Apertura dei mercati e dinamica del petrolio
Il contratto West Texas Intermediate ha registrato un rialzo di circa il 17% nelle 24 ore, spinto dal timore che gli scontri possano interrompere i flussi di greggio vicino allo Stretto di Hormuz, punto di passaggio critico per circa il 20% della produzione mondiale di petrolio.
Le aspettative di mercato riflettono la possibilità di ulteriori aumenti: i mercati predittivi attribuiscono una probabilità elevata, intorno al 76%, che il prezzo del greggio raggiunga i 120 dollari al barile entro la fine di marzo.
Impatto sui mercati asiatici
Le principali piazze asiatiche hanno risentito immediatamente dell’aumento dei costi energetici: il Nikkei 225 del Giappone ha perso oltre il 6% mentre il Kospi della Corea del Sud ha ceduto circa l’8%. Gli operatori hanno ricalibrato i prezzi in funzione della perdita di competitività per economie fortemente dipendenti dalle importazioni di energia.
Reazioni nel mercato delle criptovalute
Il settore crypto ha mostrato segnali di relativa resilienza: Bitcoin è rimasto vicino ai 67.000 dollari senza evidenti ondate di vendite forzate, mentre Ether e Solana hanno mostrato lievi guadagni, segnalando che gli operatori hanno interpretato lo shock principalmente come un fenomeno legato all’energia piuttosto che come un fattore di rischio sistemico.
Segnali contrarian e posizionamento degli operatori
Non tutti i partecipanti al mercato ritengono che il rialzo sia sostenibile: i funding rate sui contratti perpetui del petrolio sono diventati negativi su alcune piattaforme, un indicatore che riflette posizionamenti significativi in vista di un possibile ritracciamento nonostante il rialzo dei prezzi spot.
In particolare, i segnali di funding negativo suggeriscono che una parte degli investitori sta scommettendo su una correzione nel breve termine, bilanciando l’aumento della domanda di protezione contro ulteriori rincari.
Aspettative sui tassi e implicazioni per l’inflazione
Le probabilità incorporate nei contratti indicano che i mercati vedono scarse possibilità di una riduzione dei tassi nel breve periodo: le attese collocano con alta probabilità una decisione di mantenimento dei target da parte della Federal Reserve nella riunione del 18 marzo, mentre la probabilità di un taglio di 25 punti base entro la fine di aprile resta contenuta, attorno al 12% secondo i mercati predittivi.
Un rally prolungato del petrolio rafforzerebbe le pressioni inflazionistiche, fattore che le banche centrali dovranno considerare nella definizione della politica monetaria: prezzi dell’energia più elevati possono aumentare i costi per famiglie e imprese e complicare il ritorno dell’inflazione verso gli obiettivi fissati dalle autorità di politica monetaria.
Prospettive e rischi per i prossimi mesi
Nel breve termine la variabilità rimane elevata: gli operatori monitoreranno l’evoluzione geopolitica nello Stretto di Hormuz, i dati sull’offerta e la risposta delle riserve strategiche, oltre agli indicatori macroeconomici che potrebbero influenzare le decisioni delle banche centrali. L’interazione tra questi fattori determinerà l’eventuale persistenza del rialzo dei prezzi del greggio e le sue ricadute sull’economia reale.