La Lega propone multe e carcere per vietare il velo alla festa della donna
- 8 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La Lega ha presentato un disegno di legge volto a vietare l’uso del velo nei luoghi pubblici, con l’obiettivo dichiarato di tutelare la dignità e la libertà delle donne. La proposta è stata annunciata in concomitanza con la giornata dedicata alle donne e mira a introdurre norme più stringenti rispetto alla legislazione vigente.
Il disegno di legge è stato depositato al Senato la scorsa settimana; primo firmatario è Gianmarco Centinaio. Il testo è composto da quattro articoli e propone una modifica della legge antiterrorismo del 1975, normativa storicamente pensata per vietare l’uso di caschi protettivi all’aperto durante manifestazioni pubbliche negli anni di conflitto sociale.
Che cosa prevede il testo
La proposta aggiunge alla normativa esistente una specifica che include tra gli oggetti vietati «il velo e gli indumenti o accessori di qualsiasi origine etnica, culturale o religiosa» quando impediscano l’identificazione in spazi pubblici. Viene inoltre abrogata la previsione del «giustificato motivo» prevista dalla legge del 1975, rendendo il divieto più ampio e meno derogabile.
Sono previste alcune eccezioni: il divieto non si applicherà nei luoghi di culto, nei casi in cui coprirsi il volto sia necessario per motivi di salute (ad esempio dispositivi di protezione come le mascherine) e per l’uso di caschi obbligatori per la circolazione stradale.
Motivazioni e dichiarazioni del promotore
Gianmarco Centinaio ha detto:
“In questo modo sarà sempre possibile identificare chi si muove in uno spazio pubblico, come piazze, uffici, ospedali e scuole, così da evitare scambi di persona e limitare situazioni che possano mettere in pericolo gli altri cittadini.”
Gianmarco Centinaio ha aggiunto:
“L’attuale norma è ambigua e lascia troppi margini di interpretazione ai giudici che la applicano. Noi vogliamo fare chiarezza.”
Questioni giuridiche e costituzionali
La proposta solleva diverse questioni di carattere costituzionale e di diritti fondamentali, in particolare sul rapporto tra sicurezza pubblica e libertà di religione. L’abrogazione del requisito del «giustificato motivo» potrebbe essere interpretata come una restrizione generalizzata che richiederà valutazioni di compatibilità con la libertà di manifestare il proprio credo.
Gli aspetti pratici dell’applicazione della norma riguardano modalità di controllo, attribuzioni alle forze dell’ordine e possibili sanzioni amministrative o penali. In caso di impugnazione, la norma potrebbe essere sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale o a ricorsi verso istanze sovranazionali come la Corte europea dei diritti dell’uomo.
Impatto politico e prossimi passi
Il provvedimento è destinato ad alimentare un dibattito politico ampio: da un lato chi sostiene misure più severe per ragioni di ordine pubblico e identificazione, dall’altro chi mette in guardia rispetto ai rischi di discriminazione e all’effetto sulle comunità religiose. All’interno del partito promotore, guidato da Matteo Salvini, il disegno di legge è presentato come risposta a esigenze di trasparenza e sicurezza.
Dopo il deposito al Senato, il testo sarà esaminato in commissione parlamentare dove potranno essere proposte modifiche e emendamenti. La discussione in aula e il confronto con esperti di diritto costituzionale e rappresentanti delle comunità interessate saranno passaggi cruciali per definire la forma definitiva della norma.
Bilanciamento tra tutela della sicurezza e diritti individuali
Il dibattito pubblico atteso dovrà affrontare il bilanciamento tra esigenze di identificazione e ordine pubblico e la protezione delle libertà individuali, comprese le garanzie di non discriminazione. Qualsiasi intervento normativo che incida su pratiche religiose o culturali richiede una motivazione proporzionata e norme chiare per evitare applicazioni arbitrarie.
Nei prossimi mesi il percorso parlamentare definirà tempistiche e contenuti: il confronto tecnico-legale e politico sarà determinante per valutare se il testo verrà approvato con la formulazione proposta, modificato o respinto.