Asset reali tokenizzati volano oltre i 25 miliardi di dollari dopo essere quasi quadruplicati in un anno
- 8 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Il valore onchain degli asset del mondo reale tokenizzati — escludendo le stablecoin — ha superato i 25 miliardi di dollari, quasi quadruplicando rispetto ai circa 6,4 miliardi registrati un anno prima, secondo i dati raccolti da RWA.xyz.
Questo traguardo conferma il passaggio della tokenizzazione da una fase sperimentale verso implementazioni su scala istituzionale: negli ultimi dodici mesi diversi gestori patrimoniali hanno lanciato prodotti di fondi tokenizzati, mentre l’offerta di Treasury statunitensi tokenizzati è cresciuta significativamente.
Tra i gruppi che hanno introdotto prodotti tokenizzati si annoverano BlackRock, Fidelity e WisdomTree, aziende che hanno contribuito a un aumento della disponibilità di asset digitalizzati e alla maggiore attenzione degli operatori tradizionali verso la tecnologia di registro distribuito.
Classi di asset che hanno superato il miliardo
Secondo RWA.xyz, sei categorie tokenizzate hanno ormai oltrepassato la soglia del miliardo di dollari: Treasury statunitensi, merci, private credit, fondi alternativi istituzionali, obbligazioni societarie e debito governativo non statunitense. Questa diversificazione indica che la tokenizzazione non riguarda più soltanto strumenti puntuali, ma una gamma più ampia di mercati sottostanti.
Emissione che supera l’integrazione
Tuttavia, gran parte dell’attività rilevata riguarda l’emissione degli asset più che il loro scambio attivo. I trasferimenti onchain mostrano che molte delle transazioni più consistenti si concentrano attorno a importi di circa 10 milioni di dollari per trasferimento, una dinamica compatibile con processi di allocazione istituzionale a blocchi piuttosto che con flussi di mercato continui.
Un’indagine di febbraio 2026 condotta dalla piattaforma di tokenizzazione Brickken conferma questa tendenza: il 53,8% degli emittenti ha indicato la formazione di capitale e l’efficienza nella raccolta fondi come principale motivo per la tokenizzazione, mentre solo il 15,4% ha citato la liquidità come priorità.
Stablecoin sostenute da asset reali: un ampio divario
Un tema centrale riguarda le stablecoin garantite da asset reali: stime di Nexus Data Labs indicano una disponibilità complessiva di circa 8,49 miliardi di dollari in questo segmento, ma soltanto circa 1 miliardo — ovvero l’11,8% — risulta attualmente impiegato nei protocolli di DeFi.
Il restante 88% delle stablecoin sostenute da asset reali rimane fuori dai sistemi di prestito e scambio onchain principalmente a causa di vincoli normativi e procedurali imposti dagli asset sottostanti, come controlli KYC, restrizioni sui trasferimenti e liste di accesso (whitelisting).
Permesso e composabilità: i due modelli a confronto
Il mercato si trova quindi davanti a una scelta strutturale: mantenere questi asset in architetture permissioned, dove l’accesso è limitato e conforme ai requisiti di compliance, oppure sviluppare soluzioni che permettano l’integrazione con i sistemi composabili di DeFi, che consentono riutilizzo del collaterale, prestito e scambio in maniera più fluida.
Le asset permissioned mostrano un livello di utilizzo molto basso rispetto alle controparti permissionless: quando le restrizioni sono assenti o limitate, la percentuale di utilizzo delle risorse tokenizzate tende a salire oltre il 96%, evidenziando il potenziale di efficienza ma anche i vincoli imposti dai requisiti di conformità.
Impatto sulle istituzioni finanziarie e outlook
Se la supply tokenizzata continuerà a crescere ai ritmi attuali, alcune proiezioni pongono il mercato oltre i 400 miliardi di dollari entro la fine dell’anno. L’esito dipenderà dalla capacità delle infrastrutture regolatorie e delle controparti istituzionali di conciliare esigenze di compliance con le opportunità offerte dalla composabilità tecnologica.
Per gli operatori tradizionali, la tokenizzazione può offrire vantaggi nelle procedure di regolamento, nella trasparenza e nella riduzione dei costi operativi; per l’ecosistema DeFi, invece, l’integrazione degli asset reali rappresenterebbe un ampliamento significativo della base di collaterale disponibile, con effetti su liquidità, leva finanziaria e nuovi prodotti.
Le decisioni politiche e regolamentari saranno determinanti: standard comuni per il trasferimento, l’identità digitale e la custodia degli asset tokenizzati potrebbero sbloccare una maggiore interoperabilità, mentre approcci frammentati rischiano di mantenere gran parte dell’offerta in strutture chiuse.
In conclusione, la tokenizzazione degli asset reali ha ormai raggiunto una dimensione rilevante, ma la sua evoluzione verso un vero mercato integrato richiederà progressi sia sul piano tecnologico che su quello normativo, nonché la definizione di pratiche operative condivise tra attori tradizionali e nuovi partecipanti digitali.