Parità di genere: oltre 12mila imprese certificate
- 8 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Supera quota 12.300 il numero delle imprese italiane che hanno ottenuto la certificazione per la parità di genere: una presenza significativa di piccole realtà (41,9%) e di medie aziende (30,7%) conferma che il fenomeno interessa soprattutto il tessuto produttivo nonché settori fino a poco tempo fa meno coinvolti, come il comparto delle costruzioni (27,18%) e quello manifatturiero (13,25%), segnale di una progressiva diffusione dello standard tra diversi ambiti economici.
Il quadro normativo e il valore della certificazione
Introdotta nel 2022, la certificazione PdR 125:2022 ha definito per la prima volta in Italia un sistema nazionale basato su indicatori oggettivi e misurabili, superando modalità precedenti di riconoscimento e orientando le imprese verso percorsi strutturati di inclusione e parità.
Lo standard valuta elementi concreti come la rappresentanza di genere nelle diverse aree aziendali, le pratiche di reclutamento e promozione, la riduzione del divario retributivo, le misure per conciliare vita professionale e privata e gli investimenti in formazione. L’obiettivo è trasformare la certificazione in uno strumento di governance che innalzi in modo permanente le pratiche organizzative nelle imprese.
Incentivi, sostenibilità e rischio di discontinuità
Tra le misure di sostegno, l’esonero contributivo dell’1%, fino a un massimo di 50.000 euro per impresa, è stato reso strutturale: si tratta di una leva pensata per incentivare l’adozione della certificazione. Tuttavia permane l’incertezza legata agli incentivi finanziati dal Pnrr, che hanno coperto costi di consulenza e certificazione per molte Pmi e la cui conclusione, prevista per il mese di giugno, potrebbe rallentare la diffusione del processo se non saranno individuate soluzioni di continuità.
La possibile sospensione dei contributi pone una sfida concreta per le piccole aziende, che spesso non dispongono delle risorse interne per sostenere il costo delle analisi, delle consulenze e delle verifiche richieste dalla certificazione. Per preservare i progressi raggiunti, è necessario valutare interventi alternativi — come voucher, crediti d’imposta mirati o linee di finanziamento agevolato — oltre a misure non finanziarie quali supporto tecnico pubblico, piattaforme di condivisione di best practice e incentivi nella pubblica committenza.
I progressi registrati
La crescita delle certificazioni è stata rapida: dalle 113 imprese che hanno superato l’audit nel 2022 si è arrivati a un totale di 12.349 aziende certificate, dato aggiornato al 27 gennaio 2026. Il percorso ha visto 113 nuove certificazioni nel 2022, 2.079 nel 2023, 5.081 nel 2024 e 5.079 nel 2025, una progressione che evidenzia una fase di consolidamento e diffusione capillare.
I numeri sono stati elaborati dal Dipartimento per le pari opportunità sulla base di un’estrazione effettuata da Sogei, partner tecnologico del Dipartimento, e si riferiscono alle entità giuridiche (legal entities) e non ai singoli siti operativi: questo significa che, in alcuni casi, una stessa impresa con più stabilimenti risulta conteggiata come un’unica realtà certificata.
Impatto settoriale e implicazioni per il mondo del lavoro
La diffusione della certificazione in ambiti tradizionalmente meno coinvolti — come le costruzioni e il manifatturiero — segnala un ampliamento dell’attenzione verso politiche di diversity anche in settori caratterizzati da strutture produttive più frammentate e da culture organizzative consolidate.
Per le imprese il valore pratico della certificazione può tradursi in maggiore attrattività sul mercato del lavoro, miglioramento delle relazioni industriali e posizionamento favorevole nelle gare pubbliche o nelle catene di fornitura internazionali, dove la compliance su temi ESG e di parità è sempre più richiesta.
Prospettive e raccomandazioni
Siamo ora nella fase in cui diventa cruciale consolidare i risultati: questa transizione richiede strumenti di monitoraggio continuo, investimenti in competenze HR e un coinvolgimento attivo di istituzioni, parti sociali e organismi di certificazione per assicurare che le pratiche non restino episodiche.
Tra le possibili azioni per favorire la tenuta del percorso si possono annoverare il proseguimento di forme di supporto finanziario mirato per le Pmi, l’integrazione della certificazione negli appalti pubblici come criterio premiante e attività di formazione e assistenza tecnica promosse a livello territoriale per aiutare le imprese a tradurre i requisiti in pratiche sostenibili nel tempo.
In assenza di interventi di accompagnamento, il rischio è che la domanda di certificazione rallenti, vanificando parte degli investimenti fatti finora; viceversa, una strategia coordinata può rendere la certificazione un fattore strutturale di competitività e responsabilità sociale nel sistema produttivo italiano.