Tajani: rimpatriati oltre 20mila italiani dall’inizio della crisi in Iran
- 7 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Dall’escalation di tensione in Medio Oriente di una settimana fa, più di ventimila cittadini italiani sono rientrati in patria grazie alle operazioni coordinate dal governo e dalle reti consolari.
Le attività di rimpatrio e l’assistenza ai connazionali sono state illustrate nel corso di un punto stampa tenuto presso la sede del ministero degli Esteri, la Farnesina, dal vicepremier e titolare della diplomazia, Antonio Tajani.
Operazioni di rimpatrio e corridoi aerei
Le autorità italiane hanno intensificato i voli di rimpatrio nei luoghi in cui gli aeroporti sono stati riaperti o dove sono disponibili corridoi umanitari, con priorità per i cittadini più vulnerabili e per chi ha necessità immediate di rientrare.
Antonio Tajani ha spiegato la situazione relativa alle presenze italiane nelle isole dell’Oceano Indiano, in particolare alle Maldive:
“C’è un migliaio di italiani, ma la situazione si è alleggerita con la partenza di 600 concittadini stamattina con due voli.”
Il piano operativo include l’incremento dei voli in partenza da scali regionali come Dubai e Abu Dhabi, luoghi che fungono da hub per rimpatri e trasferimenti verso l’Europa.
Antonio Tajani ha aggiunto informazioni sulle tempistiche per il rientro dei connazionali da Israele:
“Procediamo col maggior numero di voli nei posti in cui vengono riaperti gli aeroporti, come Dubai o Abu Dhabi.”
“Per far partire entro domenica tutti gli italiani.”
“I voli partiranno anche dall’Egitto.”
Le operazioni di rimpatrio sono realizzate in sinergia tra il ministero degli Esteri, gli uffici consolari sul territorio e le compagnie aeree, con l’obiettivo di garantire procedure sicure e celeri per i cittadini.
Presenze italiane nei Paesi del Golfo e nel Mediterraneo
Una mappatura aggiornata delle presenze italiane nella regione ha evidenziato concentrazioni significative di connazionali nei Paesi del Golfo e in alcuni Stati del Mediterraneo orientale.
Tra i dati segnalati: circa 30.000 italiani negli Emirati Arabi Uniti (suddivisi tra Dubai e Abu Dhabi), circa 20.000 in Israele e circa 10.000 in Egitto, con presenze minori distribuite negli altri paesi della regione.
Queste cifre hanno guidato la pianificazione dei voli e l’allocazione delle risorse consolari, inclusi punti di assistenza temporanei, informazioni logistiche e supporto ai viaggiatori in transito.
Situazione nello Stretto di Hormuz e implicazioni energetiche
Lo Stretto di Hormuz è monitorato con attenzione dalle autorità internazionali e nazionali perché da quel corridoio marino transita una quota rilevante del petrolio mondiale. Ogni segnale di instabilità può avere ripercussioni sui mercati energetici e sugli approvvigionamenti.
Riguardo al traffico marittimo nello stretto, il vicepremier ha fornito un aggiornamento operativo:
Antonio Tajani ha dichiarato:
“Anche se formalmente non chiuso, in realtà da lì passano pochissime navi.”
“Oggi, ad esempio, solo tre.”
La riduzione del traffico mette in evidenza i rischi logistici e strategici collegati a tensioni regionali. Le istituzioni europee e i partner internazionali stanno valutando misure di monitoraggio e la necessità di garanzie energetiche, oltre a misure per la sicurezza marittima.
Ruolo delle autorità consolari e prossimi passi
Le rappresentanze diplomatiche sono impegnate a fornire informazioni aggiornate, assistenza per documenti di viaggio, e supporto per il trasferimento verso i punti di imbarco. Nel contempo il governo verifica la capacità di reintegro dei cittadini rientrati e coordina eventuali misure di sostegno al ritorno.
Nei giorni successivi è prevista la prosecuzione dei voli straordinari laddove necessario, l’aggiornamento continuo delle indicazioni di viaggio e il mantenimento di canali di comunicazione dedicati per i cittadini italiani all’estero.