Allarme banche Usa: la strategia di Trump minaccia le stablecoin

La strategia del presidente Donald Trump di promuovere l’uso delle stablecoin come strumento per diffondere il dollaro e facilitare il rifinanziamento del debito, attraverso l’impiego di titoli governativi a breve termine come collaterale, ha acceso un campanello d’allarme tra le banche statunitensi.

Per anni i conti correnti negli Stati Uniti hanno offerto tassi d’interesse vicini allo zero, fungendo di fatto da parcheggio a basso costo della liquidità per gli istituti di credito. Ora questa dinamica rischia di essere messa in discussione dall’emergere di stablecoin che offrono rendimento, token digitali ancorati al dollaro che in alcuni casi prospettano interessi compresi tra il 4% e l’8% annuo, spesso grazie a investimenti in titoli del Treasury americano o tramite strategie legate alla finanza decentralizzata.

Se questi strumenti dovessero diffondersi su larga scala, temono le grandi banche, una quota consistente dei depositi oggi custoditi nei conti correnti potrebbe migrare verso wallet digitali e servizi fintech, con conseguenze sulla raccolta e sul costo del funding per gli istituti tradizionali.

La reale utilità di questa evoluzione per il rifinanziamento del debito pubblico non è però evidente: le stime citano che, solo nel 2026, il Tesoro americano dovrà collocare sul mercato somme molto ingenti, mentre l’attuale mercato complessivo delle stablecoin è stimato in poche centinaia di miliardi di dollari. Ad esempio, il principale emittente del settore, Tether, detiene in portafoglio oltre 135 miliardi di dollari in titoli del Treasury, un ammontare rilevante in termini assoluti ma relativamente modesto rispetto a un debito federale che supera i 30.000 miliardi di dollari.

Il rischio sui depositi

Le proiezioni del settore bancario segnalano che fino a 6.600 miliardi di dollari potrebbero defluire dal sistema bancario tradizionale verso strumenti digitali non bancari, riducendo le risorse che le banche impiegano per erogare prestiti a famiglie e imprese. Questo spostamento potrebbe favorire operatori fintech e piattaforme crypto meno soggette alle regole prudenziali del sistema bancario.

Finora le stablecoin sono state utilizzate soprattutto all’interno dell’ecosistema delle criptovalute: servono per acquistare altri token o per trasferire fondi rapidamente tra piattaforme. Negli ultimi tempi, però, sono sempre più considerate anche come un mezzo per conservare dollari digitali e ottenere un rendimento, spesso collegato agli interessi generati da titoli del Treasury o da servizi di prestito nel mondo crypto. La loro efficacia nei pagamenti internazionali — trasferimenti quasi istantanei e costi inferiori rispetto ai canali tradizionali — ne favorisce ulteriormente la diffusione, soprattutto tra chi effettua trasferimenti transfrontalieri o cerca alternative al sistema bancario convenzionale.

Un sistema bancario parallelo

Il rischio, secondo i grandi istituti di credito, è la formazione di un sistema finanziario parallelo con regole meno stringenti: prodotti che svolgono funzioni analoghe ai depositi ma non sono sottoposti agli stessi obblighi regolamentari e di vigilanza. Dirigenti di Jp Morgan Chase hanno segnalato che strumenti che imitano le caratteristiche dei depositi senza le stesse garanzie prudenziali accumulate in decenni di regolamentazione potrebbero aumentare l’esposizione al rischio per i risparmiatori e compromettere la stabilità finanziaria.

Una differenza sostanziale riguarda la protezione dei depositi: nei Stati Uniti i conti bancari sono coperti dall’assicurazione della Federal Deposit Insurance Corporation fino a 250.000 dollari per cliente, una tutela che non si applica alle stablecoin. Sebbene molti token dichiarino riserve in contanti o titoli governativi per mantenere il rapporto uno a uno con il dollaro, episodi passati hanno dimostrato che la stabilità di questi meccanismi non è automaticamente garantita.

Per questi motivi, le autorità di regolamentazione e legislative stanno valutando interventi: il Federal Reserve, la SEC, la FDIC e il Congress possono adottare misure che includono requisiti di riserva più stringenti per gli emittenti, norme di trasparenza e audit delle riserve, obblighi di capitalizzazione e regole antiriciclaggio e di identificazione dei clienti (KYC). Un’altra pista di policy è lo sviluppo di una valuta digitale della banca centrale (CBDC), che potrebbe offrire una forma di valuta digitale sicura e regolamentata, riducendo l’attrattiva di alternative private senza adeguate garanzie.

In sintesi, le stablecoin presentano potenzialità reali, soprattutto per i pagamenti internazionali e l’inclusione finanziaria, ma il loro impatto sistemico dipenderà dalle scelte regolamentari e dalla capacità di coniugare innovazione e tutela dei risparmiatori. Un equilibrio tra efficienza dei pagamenti e stabilità finanziaria sarà cruciale per il modo in cui queste tecnologie verranno integrate nel sistema monetario esistente.



Author: Tony
Redazione Finanza Flash. Notizie di finanza, mercati, borsa e macroeconomia in tempo reale. Aggiornamenti su investimenti, banche, BCE ed economia italiana.