Bitcoin resta sotto pressione e scambia vicino a 70.000$ dopo dati sul lavoro negli Stati Uniti deludenti

Il mercato del lavoro negli Stati Uniti ha mostrato un indebolimento significativo a febbraio: secondo il rapporto diffuso dal Bureau of Labor Statistics, il Paese ha registrato una perdita netta di 92.000 posti di lavoro, dopo un aumento di 126.000 a gennaio e a fronte di una previsione di consenso per un incremento di 59.000 posizioni.

Il tasso di disoccupazione è salito al 4,4% rispetto al 4,3% atteso dagli economisti e alla lettura di gennaio, pari al 4,3%. Questi numeri indicano un raffreddamento complessivo dell’occupazione che potrebbe avere ripercussioni sull’attività economica e sulle aspettative di politica monetaria.

Contesto dei dati

I dati mensili sull’occupazione sono soggetti a revisioni e a fattori stagionali che possono amplificare le oscillazioni di breve termine. La perdita netta di posti di lavoro di febbraio potrebbe riflettere variazioni temporanee in specifici settori, aggiustamenti nelle rilevazioni o effetti di breve periodo legati alla partecipazione alla forza lavoro.

Per comprendere appieno il quadro è utile monitorare la dinamica delle ore lavorate, dei salari orari e delle partecipazione al mercato del lavoro: indicatori che aiutano a distinguere tra un rallentamento transitorio e un indebolimento più duraturo dell’economia.

Reazione dei mercati

Il giorno del rilascio dei dati i mercati finanziari hanno reagito in modo marcato. Bitcoin aveva subito pressioni nella sessione precedente e si è mantenuto nelle immediate vicinanze dei 70.000 dollari al momento della pubblicazione del rapporto.

I contratti futures sugli indici azionari statunitensi hanno evidenziato ribassi: il Nasdaq ha perso circa l’1% e il S&P 500 circa lo 0,8%. Contemporaneamente il rendimento del Treasury a 10 anni è sceso di quattro punti base, attestandosi vicino al 4,11%.

Tra le materie prime, i metalli preziosi hanno invertito un calo iniziale: il oro è salito di circa l’1% e l’argento di circa il 2%. Il prezzo del petrolio WTI è aumentato sensibilmente, con un rialzo intorno al 6,2% fino a circa 86 dollari al barile, spinto dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

Implicazioni per la politica monetaria

Prima della pubblicazione dei dati, i mercati valutavano con elevata probabilità che la Federal Reserve avrebbe mantenuto i tassi fermi nella riunione del 18 marzo e che non sarebbe intervenuta con un taglio ad aprile. Il rapporto sull’occupazione di febbraio, più debole delle attese, potrebbe tuttavia riaprire il dibattito sulla tempistica di eventuali riduzioni dei tassi, inclusa la possibilità di tagli nella prima metà del 2026.

L’andamento dei prezzi dell’energia complica ulteriormente l’analisi: un incremento sostenuto del costo del petrolio può tradursi in pressioni inflazionistiche attraverso aumenti dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari, rendendo più difficile per le banche centrali considerare un allentamento della politica monetaria.

In sintesi, il dato occupazionale di febbraio introduce maggiore incertezza sulle prospettive economiche e sui tempi di eventuali manovre della Federal Reserve. Nei prossimi mesi gli investitori e i responsabili delle politiche seguiranno con attenzione le prossime rilevazioni sull’inflazione, i report sull’occupazione e gli sviluppi geopolitici che influenzano il mercato dell’energia.