Balzo dell’8% per le criptovalute: bitcoin oltre i 72.000 dollari

Bitcoin ha finalmente superato la soglia: la più grande criptovaluta ha oltrepassato i 72.000 dollari giovedì, raggiungendo il livello più alto dall’evento del 5 febbraio e realizzando il primo superamento netto del tetto dei 70.000 dollari che l’aveva respinta per tre volte nel corso dell’ultimo mese.

Alle ore di pomeriggio in Asia Bitcoin veniva scambiato intorno a 72.180 dollari, in rialzo del 5,9% nelle ultime 24 ore e del 5,4% nella settimana, alimentato da un mix di attenuazione delle tensioni belliche, forti afflussi verso gli ETF e una generale ripresa dei mercati azionari che ha riportato appetito per il rischio.

Il rialzo è stato esteso ad altre criptovalute: Ether è salito del 7,5% a 2.114 dollari, riconquistando con decisione la soglia dei 2.000 dollari per la prima volta dalla fine di febbraio. Dogecoin è aumentato del 7,5% a 0,095 dollari, Solana ha guadagnato il 5,3% a 89,91 dollari, XRP è cresciuto del 4,2% a 1,41 dollari, e BNB è salito del 3% a 650 dollari. Tra le altcoin citate, WhiteBIT Coin ha registrato un balzo del 5,6% mentre Tron è rimasta più contenuta, con un +1,4%.

Motivi del rally

Gli elementi che hanno spinto il mercato sono combinati: l’alleggerirsi delle preoccupazioni sulla guerra, i consistenti flussi verso gli ETF legati alle criptovalute e una ripresa più ampia dei mercati azionari hanno favorito il ritorno dell’appetito per il rischio tra investitori istituzionali e retail.

In particolare, gli ETF consentono agli investitori istituzionali e ai grandi gestori di accedere a Bitcoin in modo regolamentato e scalabile; flussi netti significativi verso questi prodotti aumentano la domanda e possono amplificare i movimenti di prezzo, specialmente in fasi di mercato già caratterizzate da volatilità ridotta.

Contesto geopolitico

Il cambiamento di sentiment globale è stato cruciale: i mercati asiatici sono rimbalzati per la prima volta dopo lo scoppio del conflitto con l’Iran, e il principale indice della Corea del Sud è salito dell’11% dopo il forte crollo registrato nella sessione precedente. Anche le piazze occidentali erano partite al rialzo dopo dati economici che hanno attenuato i timori inflazionistici, sebbene la ripresa apparisse ancora prudente con i futures statunitensi ed europei in lieve calo giovedì mattina.

Pete Hegseth ha dichiarato:

«Le operazioni potrebbero durare sei, potrebbero essere otto, potrebbero essere tre settimane.»

Donald Trump ha affermato:

«Stiamo andando molto bene sul fronte della guerra» e che gli Stati Uniti hanno «un grande sostegno».

Il conflitto non è tuttavia risolto: l’Iran continua a prendere di mira Israele e gli stati del Golfo, mentre forze statunitensi e israeliane hanno proseguito azioni militari contro obiettivi iraniani, includendo l’affondamento di una nave da guerra iraniana in acque internazionali.

Nonostante ciò, i mercati sembrano aver superato lo shock iniziale ed essere entrati in una fase di prezzatura del rischio. La situazione nello Stretto di Hormuz sembra in via di stabilizzazione grazie all’escort di petroliere statunitensi, il petrolio ha ridotto il picco registrato all’inizio della settimana e lo spettro di un’escalation regionale incontrollata appare meno probabile con il passare dei giorni senza un significativo allargamento del conflitto.

Implicazioni per gli investitori

Per gli operatori e gli investitori la combinazione di afflussi verso gli ETF e il progressivo assorbimento del rischio geopolitico fornisce un contesto favorevole a una continuazione del recupero dei prezzi, ma la situazione rimane instabile. Eventuali nuove escalation potrebbero riaccendere la volatilità, influenzare i prezzi dell’energia e modificare rapidamente il pricing del rischio a livello globale.

Inoltre, le decisioni delle banche centrali e i dati macroeconomici continueranno a giocare un ruolo chiave: un quadro macro meno inflattivo può sostenere asset rischiosi come le criptovalute, mentre pressioni sui prezzi dell’energia o nuovi shock geopolitici potrebbero riportare gli investitori verso asset considerati rifugio.

In sintesi, il rialzo di Bitcoin riflette fattori tecnici e fondamentali: flussi di capitale verso prodotti regolamentati, un temporaneo miglioramento del sentiment globale e la riduzione delle tensioni immediate in area strategica. Tuttavia, la persistenza del rischio geopolitico suggerisce prudenza e monitoraggio continuo da parte degli investitori.