Miliardi di criptovalute si spostano in Iran, analisti divisi su cosa stia davvero accadendo
- 4 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Pochi minuti dopo il lancio di missili sul suolo iraniano, il 28 febbraio, gli indicatori delle blockchain rilevarono immediatamente l’impatto sui mercati delle criptovalute: i prelievi dagli exchange locali aumentarono sensibilmente, con un’impennata particolarmente marcata su Nobitex, la principale piattaforma del Paese. Secondo i dati di Chainalysis, gli esodi verso l’esterno registrarono un picco dell’873%, una variazione percentuale molto superiore alla normale volatilità.
L’interpretazione iniziale sembrava semplice: in una situazione di crisi, molti iraniani avrebbero ritirato le loro criptovalute dagli exchange centralizzati per spostarle in portafogli in custodia personale, replicando quel che nella finanza tradizionale si definirebbe una corsa agli sportelli. Tuttavia, il quadro è più complesso di quanto i numeri grezzi possano suggerire.
Un’impennata osservata dai monitor
All’apparenza, il movimento dei fondi dopo i bombardamenti confermava la narrativa della fuga di capitali: volumi in uscita molto superiori alla media e un rialzo della tensione tra gli utenti. Alcune società di analisi, tra cui Chainalysis e Elliptic, interpretarono i flussi come indizi di panico e ricerca di rifugio all’estero.
Interpretazioni divergenti
Non tutte le società di intelligence blockchain concordano su questa lettura. TRM Labs, per esempio, ha messo in dubbio la portata dell’episodio, sostenendo che la percentuale di crescita dei prelievi sia fuorviante se isolata dal contesto operativo dell’exchange nel momento specifico.
Ari Redbord ha detto:
“Percentuali senza contesto possono distorcere ciò che sta realmente accadendo. Poiché l’attività sugli exchange era insolitamente bassa all’ora del bombardamento, anche un aumento modesto nei prelievi ha generato una variazione percentuale molto ampia.”
Secondo TRM Labs, il picco segnalato corrisponde in termini assoluti a poche decine di milioni di dollari, una scala modesta rispetto a un mercato che elabora miliardi su base annua. L’analisi a livello di singoli wallet suggerisce pertanto una dinamica più compatibile con operazioni interne all’exchange, come il trasferimento tra portafogli caldi e freddi, piuttosto che un’uscita massiva da parte di utenti al dettaglio.
Ari Redbord ha detto:
“La fuga di capitali ha una firma comportamentale distintiva: tende a manifestarsi con deflussi netti sostenuti su più giorni, a convergere verso destinazioni di self-custody identificabili e a proseguire con percorsi di liquidazione o instradamenti verso exchange offshore.”
Redbord ha inoltre sottolineato che l’accessibilità alle piattaforme è un elemento cruciale: in presenza di interruzioni diffuse di connettività, come quelle registrate nel Paese, è improbabile che la maggioranza degli utenti retail possa coordinare un trasferimento massivo di fondi.
Rebalancing operativo e misure di sicurezza
Un’alternativa all’ipotesi di panico è che molti movimenti rappresentino semplici procedure di sicurezza: il cosiddetto rebalancing hot-to-cold, ossia lo spostamento di riserve dagli hot wallet (connessi alla rete) verso cold wallet offline per ridurre il rischio di furti informatici.
La necessità di questa prudenza è comprensibile: nel giugno 2025 Nobitex subì un attacco informatico da 90 milioni di dollari attribuito a un gruppo di hacktivisti. L’incidente non si limitò a svuotare hot wallet, ma portò alla diffusione del codice sorgente interno e alla distruzione delle risorse sottratte, rendendole inservibili e irreperibili.
Da quel momento le procedure di sicurezza e la gestione dei fondi hanno assunto una rilevanza ancora maggiore. Visto in questo quadro, le movimentazioni successive agli attacchi aerei legati all’operazione denominata Operation Epic Fury possono essere interpretate come trasferimenti difensivi volti a evitare la ripetizione di un furto in un periodo di instabilità geopolitica.
Il fattore blackout
Il contesto delle interruzioni di rete su larga scala è un elemento centrale nel dibattito: con porzioni significative del Paese offline, l’esecuzione di un’esfiltrazione massiccia di risorse da parte di utenti al dettaglio risulta logisticamente complessa. Questo limita la capacità di una narrazione che parla di fuga generalizzata delle criptovalute.
Alcune società di analisi, comunque, osservano uscite continue verso wallet esteri, sebbene a ritmi più contenuti rispetto alle prime stime. L’andamento registrato dopo blackout precedenti mostra che le transazioni non si fermano del tutto: semplicemente scendono di volume pur proseguendo in direzione di exchange offshore.
Tom Robinson ha detto:
“I deflussi da Nobitex continuano, ma a livelli relativamente bassi, circa un milione di dollari al giorno. Questo segue il modello osservato durante il precedente blackout: le transazioni proseguono, ma a un livello inferiore.”
Analisi contrastanti e limiti delle evidenze
Mentre TRM Labs tende a interpretare i flussi come movimenti operativi interni agli exchange, altre società osservano segnali coerenti con uscite regolari verso mercati esteri. Chainalysis ha segnalato il picco come possibile indicatore di fuga di capitali ma ha ammesso che è prematuro separare in modo netto i comportamenti retail da quelli istituzionali o di portafogli gestiti dall’exchange stesso.
Il problema di fondo è la natura stessa dei registri blockchain: la loro trasparenza fornisce visibilità sui flussi, ma senza il contesto operativo — accessibilità alla rete, pratiche interne degli exchange, e tempestività delle transazioni — gli stessi dati possono supportare interpretazioni opposte.
Implicazioni economiche e geopolitiche
Al di là della disputa interpretativa, l’attenzione pubblica si concentra su un elemento più ampio: l’esistenza di una economia parallela delle criptovalute valutata intorno a 7,8 miliardi di dollari legata all’Iran. Negli anni recenti il governo iraniano ha sfruttato infrastrutture cripto per aggirare sanzioni e facilitare il commercio internazionale, mentre per molti cittadini le criptovalute rappresentano una forma di accesso al risparmio e ai pagamenti internazionale.
Le evidenze raccolte durante crisi come quella attuale richiedono una lettura prudente: da un lato, la possibilità di deflussi finanziari legati a timori geopolitici; dall’altro, la necessità di comprendere le contromisure tecnologiche e operative che gli exchange adottano per proteggere i fondi. Per i regolatori e gli operatori è fondamentale distinguere tra movimentazioni genuine di utenti e processi interni di sicurezza, al fine di formulare risposte politiche ed economiche adeguate.
In definitiva, anche in contesti di crisi la lettura dei mercati cripto rimane articolata: le blockchain offrono dati trasparenti, ma la loro interpretazione richiede un’analisi che integri elementi tecnici, operativi e geopolitici per evitare conclusioni affrettate.