Ray Dalio: c’è un solo vero oro, mentre il bitcoin regge meglio nella crisi in Iran

La scorsa settimana Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, ha espresso critiche nette verso bitcoin durante la partecipazione al popolare All-In Podcast, sostenendo che la criptovaluta non possa essere equiparata all’oro come rifugio sicuro.

Ray Dalio ha detto:

“Esiste un solo oro.”

Ray Dalio ha aggiunto:

“L’oro è la moneta più consolidata.”

La dichiarazione è apparsa però in un momento in cui i mercati mostravano segnali contrastanti: lo stesso giorno dal quale sono arrivate le osservazioni di Dalio, l’oro ha registrato una flessione di 168 dollari a 5.128 dollari, pari a circa il 3%, mentre bitcoin è sceso solo dello 0,7% attestandosi intorno a 68.700 dollari.

Divergenza tra oro e bitcoin

Negli ultimi mesi la correlazione tra oro e bitcoin si è indebolita: dopo un periodo di movimenti paralleli tra luglio e l’inizio di ottobre, lo scoppio della crisi nel settore crypto lo scorso ottobre ha provocato il collasso di posizioni leva, cancellando circa 20 miliardi di dollari e avviando traiettorie opposte per i due asset.

Da quel punto in avanti bitcoin ha perso oltre il 45% rispetto ai massimi di ottobre, mentre l’oro è salito di circa il 30% nello stesso arco temporale, superando i 5.100 dollari per oncia.

Movimenti durante la crisi

Durante la settimana di tensione legata al conflitto tra Stati Uniti e Iran, i due asset non si sono comportati come rifugi tradizionali in modo uniforme: l’oro ha mostrato un picco iniziale durante i primi attacchi, per poi cedere parte dei guadagni man mano che l’attenzione del mercato si è spostata sul possibile impatto sulle forniture energetiche.

Nel frattempo bitcoin ha subito una vendita sabato, ha recuperato domenica dopo notizie legate al decesso del leader supremo Khamenei, è stato respinto vicino ai 70.000 dollari martedì e si è stabilizzato nella fascia dei 67.000 dollari. Questi movimenti indicano che nessuno dei due strumenti si è comportato in modo costantemente difensivo durante la crisi: entrambi hanno mostrato volatilità, con bitcoin risultante alla fine meno turbolento in questa particolare finestra temporale.

Le critiche di Dalio

Tra i rilievi avanzati da Dalio c’è il tema della trasparenza della blockchain: secondo lui ogni transazione è visibile e, in prospettiva, potrebbe essere monitorata o controllata.

Ray Dalio ha osservato:

“Qualsiasi transazione può essere monitorata e, forse, controllata direttamente.”

Ha inoltre messo in dubbio la possibilità che le banche centrali accumulino in modo significativo un asset che funziona su un registro pubblico e ha richiamato l’attenzione su rischi tecnologici di lungo termine, come l’eventuale impatto del calcolo quantistico sulla sicurezza crittografica delle blockchain.

Infine, pur criticando alcuni aspetti di bitcoin, Dalio non segue una posizione totalmente negativa: detiene circa l’1% del suo portafoglio in bitcoin come diversificazione e, lo scorso luglio, aveva indicato una soglia di allocazione più ampia a titolo prudenziale.

Ray Dalio ha raccomandato:

“Un’allocazione del 15% a bitcoin o all’oro rappresenta il miglior rapporto rendimento-rischio, date le prospettive di indebitamento degli Stati Uniti.”

Nel commentare il quadro geopolitico-economico più ampio, Dalio ha espresso preoccupazioni sull’architettura internazionale attuale e sulla capacità degli investitori di proteggere il proprio capitale in uno scenario che definisce mutato.

Ray Dalio ha affermato:

“L’ordine mondiale guidato dagli Stati Uniti si è deteriorato.”

Implicazioni per gli investitori

Per chi interpreta l’oro come riserva di valore tradizionale, il comportamento recente sottolinea che anche questo asset non è immune a movimenti di breve periodo legati a fattori geopolitici e macroeconomici. Le banche centrali mantengono porzioni significative delle riserve in oro per la sua storicità, la liquidità e l’assenza di controparte, caratteristiche che ne giustificano il ruolo di riserva.

Sul fronte delle valute digitali, la preoccupazione relativa al tracciamento delle transazioni si scontra con l’argomento a favore della trasparenza, mentre la prospettiva del calcolo quantistico solleva una questione tecnica: gli algoritmi di firma oggi utilizzati, come quelli basati su crittografia a chiave pubblica, potrebbero essere vulnerabili a futuri computer quantistici, benché la comunità crittografica stia già lavorando su soluzioni resistenti al quantum.

In termini pratici, la scelta tra oro e bitcoin dipende da orizzonte temporale, tolleranza al rischio e dalle motivazioni di diversificazione: mentre l’oro resta strettamente legato alla politica monetaria e alle riserve ufficiali, le criptovalute offrono profili di rischio-rendimento differenti e sono soggette a dinamiche di mercato e regolamentazioni in rapida evoluzione.

Conclusione

Il dibattito aperto da Ray Dalio rimane centrale per chi valuta strategie difensive: la recente volatilità ha mostrato che nessun singolo strumento ha operato come rifugio perfetto, e la discussione su quale combinazione di asset protegga meglio il patrimonio è tuttora aperta. I fatti di questa settimana, in ogni caso, non hanno semplificato la dimostrazione della superiorità esclusiva dell’uno sull’altro.