Crisi nella governance di Aave si approfondisce mentre un importante gruppo di governance abbandona il protocollo defi da 26 miliardi

Aave Chan Initiative, uno dei gruppi di governance più attivi all’interno del Aave DAO, ha annunciato lo scioglimento a seguito di una disputa sulla trasparenza e sul potere di voto collegata a una richiesta di bilancio record avanzata da Aave Labs.

Marc Zeller, fondatore di ACI, ha comunicato che il team di otto persone non chiederà il rinnovo del contratto e avvierà la chiusura delle attività nei prossimi quattro mesi. Il gruppo ha dichiarato che continuerà a partecipare alle attività di governance durante il periodo di transizione, trasferendo infrastrutture e rendendo open source gli strumenti sviluppati.

Contesto e ruolo di Aave nella finanza decentralizzata

Aave è uno dei principali protocolli della DeFi, con un valore totale bloccato che si aggira intorno a $27 miliardi distribuiti su circa 20 blockchain. Il ritiro di ACI rappresenta un momento significativo per il progetto, che nelle scorse settimane ha già visto allontanarsi BGD Labs, il team che aveva sviluppato e mantenuto il codice di V3, citando divergenze organizzative e strategiche con Aave Labs.

Le ragioni dello scioglimento

La controversia si è innescata attorno a una proposta presentata da Aave Labs denominata “Aave Will Win”, che chiedeva al DAO l’approvazione di risorse pari a circa $51 milioni in stablecoin e 75.000 token AAVE per finanziare sviluppo prodotto, marketing ed espansione legati a V4. La proposta prevedeva inoltre che tutti i ricavi dei prodotti con marchio Aave confluissero nel DAO.

La proposta ha superato il primo voto formale con circa il 52% dei voti favorevoli, ma ACI ha dichiarato di aver richiesto quattro condizioni preliminari prima di sostenere il piano, tra cui un tracciamento più rigoroso dei milestone on‑chain e limiti al self‑voting da parte di indirizzi collegati al beneficiario del bilancio. Secondo ACI, queste condizioni non sono state soddisfatte.

L’organizzazione ha inoltre sostenuto che indirizzi collegati a Aave Labs hanno partecipato al voto, contribuendo a ribaltare l’esito a proprio favore. Nel resoconto pubblicato sul forum di governance, ACI ha affermato che l’episodio dimostra l’impossibilità di mantenere un ruolo indipendente di fornitore di servizi se il maggior beneficiario del bilancio può influenzare l’approvazione senza piena trasparenza.

L’impatto operativo e sui mercati

Secondo i dati resi noti dal gruppo, ACI ha prodotto il 61% delle azioni di governance negli ultimi tre anni e ha contribuito all’erogazione di incentivi per circa $101 milioni. In quel periodo la stablecoin GHO è passata da una supply di $35 milioni a $527 milioni, mentre la quota di mercato del protocollo nel settore DeFi ha superato il 65%.

L’uscita di ACI ha avuto anche effetti sui prezzi: il token AAVE è sceso di oltre l’11% nelle 24 ore successive all’annuncio, attestandosi intorno a $110, e risulta in calo di oltre il 44% su base annua, a confronto con il ribasso del 24% registrato da BTC nello stesso intervallo.

Procedura di chiusura e gestione dei fondi

Per chiudere gli impegni residui, ACI proporrà una misura diretta per cancellare il proprio flusso di finanziamento in GHO, trasferendo 120 giorni di finanziamento all’indirizzo del proprio tesoro e restituendo il rimanente al DAO. Il gruppo ha motivato la scelta di un trasferimento in unica soluzione con la scarsa fiducia nella capacità del processo di governance di preservare il flusso durante la transizione.

Successivamente all’esecuzione della proposta, ACI interromperà anche il proprio stream di vesting in AAVE. Nei quattro mesi di liquidazione previsti il gruppo si è impegnato a trasferire o rendere open source i sistemi sviluppati, tra cui dashboard di governance, framework per incentivi, programmi di coordinamento dei delegati e il lavoro svolto nei comitati come il Aave Liquidity Committee e i GHO Stewards.

Questioni di decentralizzazione e prospettive

Il caso riaccende il dibattito sulla decentralizzazione nelle grandi DAO. Sul piano teorico il potere dovrebbe essere distribuito tra i detentori di token, ma nella pratica il peso dei voti tende a concentrarsi su fondatori, investitori iniziali e grandi delegati. Quando una singola entità accumula sufficiente influenza, diventa difficile garantire un controllo indipendente e una supervisione efficace.

La disputa ha evidenziato questioni specifiche, come il controllo dell’interfaccia del protocollo e la distribuzione dei benefici economici derivanti dalla sua gestione. In assenza di riforme su trasparenza, disclosure e limiti al self‑voting, la fiducia nel processo decisionale può risultare erosa, con possibili impatti su gestione del rischio, allocazione dei budget e tempistica degli aggiornamenti futuri.

Dal punto di vista operativo, le attività di prestito e di borrowing per gli utenti dovrebbero proseguire regolarmente: gli smart contract rimangono attivi e altri fornitori di servizi continuano a svolgere i loro ruoli, tra cui Chaos Labs, TokenLogic e Certora. Tuttavia, la perdita in rapida successione di due contributori principali potrebbe modificare l’approccio del DAO alla gestione del rischio e alla definizione delle priorità strategiche.

Nei prossimi mesi sarà centrale l’avvio di discussioni al fine di rafforzare i meccanismi di responsabilità: proposte concrete includono monitoraggio on‑chain dei milestone, regole più stringenti sul voto da parte di indirizzi correlati ai beneficiari di budget e requisiti di disclosure più completi per i soggetti che ricevono risorse importanti dal DAO.