Impennata del dollaro pesa su criptovalute e oro dopo l’escalation del conflitto in Iran: mercati crypto oggi

Il mercato delle criptovalute, i mercati azionari statunitensi e i metalli preziosi hanno registrato una forte flessione martedì, mentre l’indice del dollaro (DXY) ha guadagnato circa lo 0,5% dalla mezzanotte UTC, portandosi al livello più alto dal 19 gennaio.

Lo spostamento verso un atteggiamento di risk-off è stato favorito dall’escalation del conflitto in Iran, con nuovi raid lanciati da Israele su Teheran e Beirut e dall’attacco di due droni iraniani all’ambasciata degli Stati Uniti a Riyadh. In questo contesto gli investitori hanno privilegiato il dollaro come rifugio.

Il oro ha raggiunto un massimo mensile di $5.410 lunedì, per poi ritracciare a $5.260 martedì, riflettendo la preferenza per la valuta statunitense. Parallelamente, il Bitcoin (BTC) ha mostrato una correlazione significativa con il metallo giallo nella settimana: dopo un picco a $70.000 lunedì è tornato intorno a $66.500, collocandosi nella fascia centrale del range che occupa dall’inizio di febbraio.

Il mercato delle altcoin ha sofferto più di Bitcoin, con criptovalute come ADA, ZEC e DASH in calo di oltre il 4% dalla mezzanotte UTC.

Posizionamento nei derivati

La dinamica di mercato si è evoluta verso una fase di consolidamento: l’open interest nei futures su BTC si è stabilizzato intorno a $15,3 miliardi, segno che la fase di deleveraging post‑leva è in equilibrio.

Il sentiment retail resta moderatamente rialzista, con tassi di funding che si collocano in un intervallo ampio, mentre la fiducia istituzionale appare leggermente attenuata; il basis annualizzato a tre mesi è sceso appena sotto il 3%, suggerendo l’esistenza di un supporto di mercato ma una temporanea pausa nel momentum al rialzo.

Nel mercato delle opzioni si è assistito a uno spostamento dal fenomeno del «panic‑hedging» verso una posizione complessivamente più ottimista: nelle ultime 24 ore il volume delle call ha mostrato un rapporto di circa 63/37 rispetto alle put. Lo skew a 25 delta su un orizzonte a una settimana si è raffreddato al 14% (da 27%), evidenziando una forte riduzione del costo per proteggersi al ribasso.

Importante è anche la struttura temporale della volatilità implicita, che si è mossa in contango: i premi sul front end sono crollati al di sotto del livello più stabile del 49%–50% osservato sui tenori più lunghi, il che indica che la paura immediata si è attenuata a favore di aspettative di crescita a medio termine.

I dati sulle liquidazioni nelle ultime 24 ore mostrano movimenti rilevanti per un totale di circa $392 milioni, con una distribuzione pressoché paritaria tra long e short. Le maggiori liquidazioni per valore nozionale hanno riguardato BTC ($163 milioni), ETH ($96 milioni) e altre posizioni ($20 milioni).

La mappa delle liquidazioni sull’exchange Binance indica $69.800 come livello chiave di liquidazione da monitorare in caso di movimenti al rialzo del prezzo.

Segnali dai token e dalle strategie

Tra gli indici di mercato, gli indicatori legati alle memecoin e ai prodotti DeFi hanno registrato la migliore performance nelle ultime 24 ore: l’indice CDMEME (Memecoin) e l’indice DFX (DeFi Select) sono cresciuti rispettivamente di circa 0,95% e 0,71%.

Il token AI NEAR ha segnato un recupero da condizioni di ipervenduto con un rimbalzo del 13,3% martedì, segnalando che parti del mercato altcoin rimangono comprimibili e pronte a scattare al rialzo.

In termini più ampi, tuttavia, il mercato delle altcoin resta in una fase di consolidamento all’interno di una tendenza ribassista iniziata lo scorso ottobre. Nell’ultima settimana titoli come PEPE, ATOM, SHIB e BCH hanno registrato perdite a doppia cifra, nonostante il mantenimento di BTC nella parte centrale del suo range di contrattazione.

Al contrario, alcuni token DeFi hanno mostrato solidità relativa: JUP e MORPHO sono aumentati rispettivamente del 23% e del 20% nell’ultima settimana, proseguendo il loro movimento al rialzo anche martedì.

Contesto e implicazioni per investitori e istituzioni

L’intensificarsi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente ha innescato un tipico spostamento verso attività percepite come rifugio, rafforzando il dollaro e comprimendo gli attivi più rischiosi. Per gli operatori istituzionali questo scenario impone una rivalutazione del rischio di portafoglio e delle strategie di copertura, con potenziali aggiustamenti nei flussi verso titoli di stato e valute reserve.

Dal punto di vista regolamentare e macroeconomico, una persistenza dell’avversione al rischio potrebbe influenzare le decisioni di politica monetaria delle banche centrali e le condizioni di liquidità sui mercati, rendendo più costose le coperture e aumentando la volatilità nei segmenti a leva.

Per gli investitori retail, il quadro attuale suggerisce prudenza: monitorare livelli tecnici chiave, adottare una gestione rigorosa delle posizioni e considerare la diversificazione tra asset class per mitigare il rischio derivante da eventi geopolitici imprevisti.



Author: Tony
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