Scossa petrolifera e timori d’inflazione trascinano bitcoin al ribasso – Crypto Daybook Americas

Bitcoin è sceso di oltre il 3,5%, sotto la soglia dei 67.000 dollari, mentre l’acuirsi delle tensioni in Medio Oriente ha spinto gli investitori lontano dagli asset rischiosi verso il dollaro e titoli di Stato considerati più sicuri.

Contesto geopolitico

L’escalation del conflitto ha visto minacce da parte di Iran di chiudere il Stretto di Hormuz, via marittima cruciale attraverso la quale transita circa un quinto della produzione petrolifera mondiale. Attacchi a navi e la sospensione temporanea delle attività da parte di alcuni operatori hanno fatto impennare i noli per petroliere e navi per gas naturale liquefatto.

Il prezzo del Brent è aumentato di oltre il 13% negli ultimi cinque giorni e i costi di trasporto per grandi petroliere hanno raggiunto livelli record, alimentando il rischio di pressioni inflazionistiche legate ai carburanti.

Effetti sui mercati finanziari

Sul fronte valutario, l’indice del dollaro (DXY) si è rafforzato di quasi l’1% mentre i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi sono saliti: gli investitori hanno ridotto l’esposizione verso attività più rischiose, comprese le criptovalute, in favore di strumenti percepiti come rifugio.

La sequenza di vendite è stata favorita dall’aumento atteso dei costi energetici, che potrebbe riaccendere pressioni inflazionistiche e influenzare le decisioni delle banche centrali.

Reazioni nel mercato delle criptovalute

All’inizio della settimana Bitcoin aveva sfiorato i 70.000 dollari, per poi invertire bruscamente rotta contestualmente all’escalation del conflitto. Nonostante la turbolenza, i livelli di prezzo complessivi sono rimasti in un corridoio relativamente definito.

L’attacco iniziale degli Stati Uniti su obiettivi iraniani nel corso del fine settimana ha innescato liquidazioni di posizioni long per circa 300 milioni di dollari; gli analisti di QCP Capital hanno tuttavia definito la deleveraging più ordinata rispetto ad alcuni episodi precedenti dell’anno.

QCP Capital analysts ha dichiarato:

“Se ricordiamo l’attacco statunitense all’Iran dello scorso giugno (anch’esso in un fine settimana), il prezzo di BTC scese sotto i 100.000 dollari alla diffusione della notizia per poi riprendersi lunedì e salire alcune settimane dopo fino a 123.000 dollari. Sebbene la portata di questo attacco sia molto maggiore, l’azione del prezzo potrebbe lasciare intendere segnali iniziali di una ripetizione storica.”

Volatilità, opzioni e posizionamento

I mercati delle opzioni hanno registrato un picco temporaneo della volatilità a breve termine; tuttavia, i flussi indicano che alcuni operatori stanno acquistando protezione o puntando a un rialzo oltre la soglia dei 70.000 dollari, segnale che una parte degli investitori si attende una possibile ripresa entro il mese.

Elementi di rischio e scenari

Al centro dello stallo rimane il controllo delle rotte energetiche: dichiarazioni contrastanti tra funzionari iraniani e dei Stati Uniti sullo stato dello Stretto di Hormuz aumentano l’incertezza. Un prolungamento del conflitto potrebbe tradursi in costi energetici più elevati, pressione sui margini aziendali e un quadro macro più inflazionistico.

Donald Trump ha dichiarato:

“La guerra dovrebbe durare quattro o cinque settimane.”

Cosa monitorare nei prossimi giorni

Tra gli eventi macro più rilevanti della settimana figura la pubblicazione flash dell’inflazione nell’area euro per febbraio, che fornirà indicazioni su mapping inflazione e potenziali decisioni delle banche centrali. Sul fronte criptovalute, occorrerà seguire annunci di lanci di token, unlock programmati e votazioni di governance in alcune organizzazioni decentralizzate, che possono generare movimenti di mercato specifici.

Dati e indicatori di mercato selezionati

Prezzo indicativo di Bitcoin: circa 66.900-67.000 dollari, con un calo giornaliero intorno al 3% rispetto al valore del pomeriggio precedente.

Prezzo indicativo di Ether: circa 1.960 dollari, in calo di circa il 4%.

DXY (indice dollaro): rafforzato di circa lo 0,9% a livelli vicini a 99,25.

Rendimento del titolo decennale statunitense: in aumento di circa 9 punti base, intorno al 4,05%.

Flussi giornalieri netti stimati verso ETF spot di Bitcoin: centinaia di milioni di dollari; l’ammontare cumulato delle posizioni in ETF continua a sostenere la domanda di lungo termine.

Dominanza di Bitcoin sul mercato crypto: intorno al 59%; rapporto Ether / Bitcoin stabile ma sotto i massimi storici.

Analisi tecnica sintetica

Sul grafico settimanale, BTC/USD resta tecnicamente contenuto al di sotto della media mobile esponenziale a 200 settimane; l’indicatore di forza relativa (RSI) settimanale è basso, suggerendo ipervenduto o compressione. Tale configurazione supporta l’ipotesi di un movimento laterale compreso tra 65.000 e 70.000 dollari finché non emergerà un catalizzatore più definito.

Performance di società e fondi correlati

Nel segmento delle azioni legate alle criptovalute si segnalano movimenti distinti: alcune società di mining e fondi specializzati hanno registrato variazioni giornaliere significative, con rialzi pre-market seguiti da ritracciamenti durante la sessione, in linea con la volatilità generale dei mercati azionari e dei titoli tecnologici.

I gestori di strategie incentrate sulle risorse digitali hanno visto flussi positivi complessivi verso prodotti spot, ma la recente ondata di rischio geopolitico ha introdotto volatilità anche in questi veicoli.

Conclusione

La combinazione di shock geopolitico, rincari energetici e rialzo del dollaro ha generato una fase di avversione al rischio che ha coinvolto anche le criptovalute. Gli operatori dovranno monitorare gli sviluppi sul terreno, i dati macro e i segnali provenienti dai mercati delle opzioni per valutare se l’attuale correzione si risolverà rapidamente o evolverà in una fase più prolungata di volatilità.



Author: Tony
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