Vertenza Natuzzi al Mimit: rischio di migliaia di posti di lavoro

La vertenza relativa a Industrie Natuzzi è ripresa al Mimit, dove è stato avviato nuovamente il confronto tra azienda e parti sociali dopo la sospensione delle trattative sul tavolo regionale. I colloqui non hanno finora registrato progressi sostanziali sui nodi principali del progetto industriale presentato dall’azienda per il periodo 2026-28.

Punti centrali del piano industriale

Il piano industriale 2026-28 propone l’accorpamento di alcuni stabilimenti, con una previsione complessiva di quasi 500 esuberi, e il rientro di produzioni attualmente localizzate in Romania. Il ritorno produttivo è subordinato alla sostenibilità economica dell’operazione e all’ottenimento di misure di supporto pubblico, tra cui la decontribuzione Sud, considerata cruciale per contenere i costi del reshoring.

Per valutare la fattibilità di questi strumenti, la Regione Puglia ha annunciato che, nelle prossime settimane, avvierà un’interlocuzione con la task force crisi industriali del Mimit e con il ministero del Lavoro, con l’obiettivo di approfondire le condizioni tecniche e finanziarie necessarie per il sostegno alle operazioni previste.

Posizione delle organizzazioni sindacali

Le sigle sindacali di categoria, Cgil, Cisl e Uil, hanno ribadito che nessuna decisione sulle maestranze può essere presa senza un confronto preventivo e senza condivisione. Hanno inoltre indicato alcuni punti fermi: il reshoring delle produzioni dalla Romania, l’adozione di incentivi all’esodo esclusivamente su base volontaria e la definizione di un piano industriale credibile e verificabile.

Secondo i sindacati, qualsiasi intervento che incida sull’occupazione dovrà accompagnarsi a misure di accompagnamento occupazionale, percorsi di ricollocazione e strumenti che garantiscano tutele economiche e sociali per i lavoratori interessati.

Posizione dell’azienda e garanzie

Industrie Natuzzi ha dichiarato che il reshoring rappresenta un obiettivo condiviso, ma ha sottolineato la necessità che il processo non determini squilibri economici e finanziari tali da compromettere la continuità aziendale. L’azienda assicura che la ricollocazione del personale negli altri stabilimenti sarà gestita senza ricorrere a licenziamenti, nella misura in cui la riorganizzazione produttiva sia attuabile secondo le condizioni presentate.

Prossimi passi e calendario

Le parti hanno fissato nuovi incontri al Mimit per il 10 e l’11 marzo, con l’obiettivo di trovare soluzioni condivise e definire tempi e strumenti per l’attuazione del piano entro metà marzo. L’intento è quello di concludere un accordo che contempli sia le esigenze industriali del gruppo sia le garanzie occupazionali per i lavoratori coinvolti.

Il percorso richiederà ulteriori approfondimenti tecnici e legali, in particolare sul tipo di incentivi pubblici disponibili, sulle modalità di accesso a misure di sostegno e sull’eventuale impatto fiscale e contributivo derivante dalle scelte di riorganizzazione.

Rischi esterni e contesto internazionale

Al quadro industriale interno si aggiungono rischi di natura geopolitica. Il conflitto nel Medio Oriente e la generale incertezza internazionale rappresentano elementi di rischio per un gruppo con una rete commerciale diffusa su scala globale, esposto alle fluttuazioni dei mercati esteri e alle possibili interruzioni delle catene di fornitura.

Nel complesso, la prosecuzione del confronto istituzionale e la definizione di un piano dettagliato e condiviso appaiono essenziali per contemperare il rilancio produttivo con la tutela dell’occupazione e la sostenibilità economica dell’azienda.



Author: Tony
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