Dentro la resilienza di HYPE nel mercato ribassista

HYPE ha mostrato un andamento opposto rispetto alla maggior parte delle principali criptovalute durante il mercato ribassista di quest’anno: da inizio anno il token è salito del 23,9%, risultando allineato alla performance dell’oro nello stesso periodo, mentre l’indice S&P 500 è leggermente negativo, il bitcoin è sceso del 23,7% e ether più del 33%.

Questa divergenza è significativa non solo perché HYPE è nativo dell’ecosistema crypto, ma anche perché il suo andamento si è progressivamente disancorato dal mercato digitale più ampio, riflettendo sempre più il valore della piattaforma sottostante piuttosto che la direzione complessiva del mercato.

Come HYPE si è distaccato dal mercato

Il token è legato all’attività della piattaforma di derivati decentralizzati HyperLiquid, strutturata per monetizzare il volume di trading anziché puntare esclusivamente sull’apprezzamento del prezzo dell’asset. In mercati rialzisti il capitale tende a concentrarsi su esposizioni spot, mentre in fasi più turbolente i volumi di derivati restano più persistenti: i trader passano dall’acquisto alla ricerca di posizionamento e la piattaforma incassa commissioni su entrambe le posizioni.

Mentre il volume di trading su competitor come Aster e Lighter è calato nei mesi recenti, quello di HyperLiquid è aumentato, passando da 169 miliardi di dollari a dicembre a oltre 200 miliardi sia a gennaio che a febbraio, con un volume totale dall’avvio che ha ormai superato i 4 trilioni di dollari.

Volatilità come modello di business

Il prodotto principale di HyperLiquid sono i perpetual futures, contratti che permettono di andare long o short con leva. In mercati in salita la leva amplifica i guadagni, mentre in fase di discesa entrano in gioco operazioni di short e strategie di basis. La struttura della commissione fa sì che l’exchange guadagni indipendentemente dalla direzione del mercato.

Questa caratteristica diventa particolarmente rilevante in anni caratterizzati da scuotimenti macroeconomici: invece di dipendere da un apprezzamento prolungato degli asset, la piattaforma cattura turnover e frequenza di trading. In mercati laterali o in calo, i trader aumentano la frequenza operativa, coprono esposizioni o ruotano su strategie di valore relativo, rendendo l’attività il fattore trainante.

Espansione dei prodotti e orari di negoziazione

Negli ultimi mesi HyperLiquid ha ampliato l’offerta oltre le coppie native crypto, introducendo esposizioni sintetiche a valute estere, materie prime e principali indici azionari, nonché la possibilità di negoziare le azioni statunitensi durante il fine settimana. Questa innovazione è apprezzata dai trader retail abituati alla fruizione 24/7 tipica delle piattaforme crypto, e consente reazioni in tempo reale a eventi geopolitici che spesso avvengono fuori dall’orario dei mercati tradizionali.

Il mercato dell’argento della piattaforma ha segnato volumi significativi, con picchi prossimi a 750 milioni di dollari in 24 ore nonostante i mercati tradizionali fossero chiusi per la maggior parte della domenica. Inoltre, sono stati introdotti perpetual pre-IPO legati a società come Anthropic, OpenAI e SpaceX, strumenti sintetici che non attribuiscono equity ma offrono esposizione direzionale su aziende private, creando un luogo parallelo di discovery dei prezzi per investitori retail esclusi dalle valutazioni late-stage.

Paralleli e distinzioni rispetto al modello FTX

Alcuni aspetti del modello di HyperLiquid richiamano la visione che in passato aveva FTX: trading continuativo, azioni tokenizzate e leva agevole tra asset class. Tuttavia il collasso di FTX è stato determinato da rischi di custodia e pratiche opache sul bilancio, mentre HyperLiquid opera con un framework non custodial, con regolamenti on-chain e logiche di vault trasparenti: gli utenti interagiscono con smart contract e non depositano fondi sul bilancio di un’entità centralizzata.

Questa differenza infrastrutturale è rilevante in un contesto post-FTX, poiché molti investitori retail hanno ancora forte sensibilità verso l’esposizione controparte. L’architettura non custodial riduce la dipendenza da un singolo custode, pur non eliminando del tutto i rischi connessi a design economici e governance.

La crisi legata al token JELLY e la prova della decentralizzazione

Un anno fa il protocollo ha subito uno shock di credibilità che ha sollevato dubbi sulla reale decentralizzazione. Nell’aprile 2025 il TVL del vault degli Hyperliquidity Provider è sceso da 540 milioni a 150 milioni in un mese dopo un episodio di mercato legato al token JELLY.

L’evento è nato da una posizione short massiccia aperta su HyperLiquid mentre contestualmente venivano acquistati token su exchange decentralizzati a scarsa liquidità, causando distorsioni nei price feed e spingendo il vault in una posizione tossica tramite liquidazioni. Quando il prezzo riportato di JELLY è schizzato a livelli non sostenuti da una profonda liquidità, le perdite non realizzate del vault sono aumentate rapidamente.

Per proteggere il vault, HyperLiquid ha deciso di chiudere forzatamente il mercato e di liquidare JELLY a 0,0095 dollari, anziché al valore di circa 0,50 dollari indicato dagli oracoli in quel momento. La scelta ha limitato le perdite immediate ma ha scatenato accuse secondo cui un protocollo presentato come decentralizzato aveva esercitato un controllo discrezionale simile a quello di un exchange centralizzato.

Ricercatori di sicurezza hanno definito l’episodio un difetto di design economico più che una falla di smart contract: secondo Jan Philipp Fritsche di Oak Security si è trattato di un rischio vega non prezzato, dove l’esposizione con leva verso asset altamente volatili ha drenato il fondo di rischio in modo prevedibile. L’evento ha messo in evidenza come vulnerabilità economiche possano essere tanto destabilizzanti quanto bug tecnici.

Successivamente la governance della piattaforma è stata riformata, trasferendo le delistings di asset a un meccanismo di voto on-chain affidato ai validator. La modifica non ha cancellato le critiche, ma ha risposto a uno dei rilievi principali.

Risultati operativi e struttura del team

Nonostante la controversia, l’attività sulla piattaforma è rimasta elevata. I ricavi lordi del protocollo sono cresciuti del 96% nel terzo trimestre del 2025, raggiungendo 354 milioni di dollari; nel quarto trimestre i ricavi sono stati pari a 286 milioni, per lo più derivanti dalle commissioni sui perpetual.

Questi risultati sono stati conseguiti con un team estremamente snello, di meno di 15 persone, con circa la metà impegnata in ingegneria. Il fondatore Jeff Yan ha altresì declinato finanziamenti da venture capital per preservare l’indipendenza della piattaforma, una strategia audace e relativamente rara nel settore crypto.

Gamification e dinamiche social

L’exchange sfrutta inoltre meccaniche competitive e di gamification: le leaderboard mostrano i trader migliori per performance, favorendo la creazione di “protagonisti” della piattaforma come James Wynn, noto per aver perso 100 milioni di dollari in una strategia long con leva quando il bitcoin superava i 100.000 dollari.

Queste dinamiche incentivano l’engagement e la costruzione di reputazioni attraverso posizioni ribassiste, strategie market-neutral o scommesse direzionali ben tempestate, generando conversazione sui social che funziona come strumento di marketing anche in mercati volatili.

Rischi regolamentari e di liquidità

I rischi non mancano: l’attenzione delle autorità potrebbe intensificarsi in relazione alle esposizioni sintetiche su società private e azioni statunitensi, mentre la frammentazione della liquidità in mercati meno profondi potrebbe far riemergere distorsioni nei prezzi. Anche i meccanismi di governance saranno sottoposti a prove ulteriori in condizioni di stress.

Inoltre, pur operando in modo non custodial, la piattaforma resta esposta a rischi di design economico — come evidenziato dall’episodio JELLY — che richiedono monitoraggio continuo e adeguamenti di governance e parametri di rischio.

Conclusioni: una scommessa sull’attività più che sul mercato

La relativa forza di HYPE in questo anno riflette una distinzione strutturale: il token non si comporta più come una scommessa ad alta beta sull’apprezzamento degli asset digitali, ma come una rivendicazione di valore su una piattaforma che monetizza la volatilità e l’attività di trading.

In un ciclo caratterizzato meno da rally continui e più da scatti bruschi, una strategia che capitalizza sull’attività e sulle commissioni può risultare più resiliente rispetto a un’esposizione diretta al prezzo degli asset. Resta però fondamentale la gestione dei rischi economici, la trasparenza nella governance e il dialogo con gli organismi regolatori per sostenere una crescita durevole.