Calderisi: il ballottaggio è impossibile con il bicameralismo paritario
- 2 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Giuseppe Calderisi, esperto di regolamenti istituzionali e sistemi elettorali ed ex parlamentare attivo con diverse formazioni politiche, sostiene che il tema del ballottaggio meriti un esame attento ma che la sua applicazione su scala nazionale incontra limiti costituzionali rilevanti legati al bicameralismo paritario.
La proposta di riforma presentata dal centrodestra
La proposta discussa in Parlamento prevede una significativa rimodulazione del sistema attuale: l’eliminazione di circa il 37% dei collegi previsti dall’attuale Rosatellum; un sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 3%; un premio di maggioranza assegnato alla lista o alla coalizione che superi il 40% dei voti; l’attribuzione del premio tramite listini fissi di 70 deputati e 35 senatori fino a un tetto complessivo di 230 deputati e 114 senatori; e la previsione di un ballottaggio nazionale qualora le prime due liste o coalizioni non raggiungano il 40% ma superino entrambe il 35%.
La riforma mira a garantire maggior certezza del risultato e quindi una maggiore governabilità, evitando frazionamenti e governi instabili, ma apre questioni pratiche e costituzionali che vanno oltre il mero disegno elettorale.
Il nodo del ballottaggio nazionale
Secondo Calderisi, il ballottaggio ha potenziali effetti moderatori sul sistema politico perché richiede il 50% per vincere e rende decisivi gli elettori di mezzo, ma la sua applicazione a livello nazionale collide con la struttura bicamerale della Repubblica.
Giuseppe Calderisi ha detto:
“Sono personalmente molto favorevole al ballottaggio perché, essendo necessario il 50% per vincere, renderebbe decisivi gli elettori di mezzo e pertanto deradicalizzerebbe il sistema politico. Ma un sistema basato sul ballottaggio a livello nazionale con il bicameralismo paritario purtroppo non si può fare: vi sarebbe il rischio di esiti difformi nelle due Camere.”
Una delle obiezioni pratiche più ricorrenti è se non sia possibile risolvere il problema consentendo un voto unico che decida l’esito per entrambe le assemblee.
Giuseppe Calderisi ha detto:
“No, per poter decidere con un solo voto l’esito per entrambe le Camere occorrerebbe una norma costituzionale.”
Il punto è che, anche dopo aver uniformato le platee elettorali estendendo il voto ai diciottenni per il Senato, permangono elementi che possono differenziare il voto tra Camera e Senato: candidature diverse, equilibri locali o scelte specifiche degli elettori.
Giuseppe Calderisi ha detto:
“Con due voti distinti vi sarebbe sempre una quota minima di elettori che differenzierebbe il voto (perché i candidati nelle due Camere sono diversi o per altri motivi) e quindi sì, si potrebbero determinare esiti difformi nei due rami del Parlamento. Anche un sistema con collegi uninominali a doppio turno potrebbe non dare un vincitore, ma in tal caso gli elettori sono chiamati a un secondo voto per decidere comunque l’assegnazione dei singoli collegi uninominali. Nel caso del ballottaggio nazionale, invece, gli elettori sono chiamati alle urne una seconda volta proprio per decidere il vincitore a livello nazionale, ma se poi escono fuori due vincitori diversi nelle due Camere quel voto sarebbe del tutto inutile. Il sistema sarebbe del tutto irragionevole con gravi conseguenze anche per l’astensionismo, che crescerebbe a dismisura.”
Implicazioni costituzionali e soluzioni proposte
Di fronte alla difficoltà di realizzare un ballottaggio nazionale senza modificare la Costituzione, Calderisi invita a spostare il dibattito su soluzioni praticabili a breve termine e a promuovere una riflessione seria sulle riforme costituzionali necessarie per risolvere i nodi del bicameralismo paritario.
Giuseppe Calderisi ha detto:
“Assolutamente no.”
Piuttosto che insistere su un meccanismo che risulta incompatibile con la Costituzione vigente, Calderisi suggerisce di prevedere clausole transitorie che impediscano l’attribuzione del premio qualora le due Camere producano vincitori differenti e di avviare un percorso di revisione costituzionale condivisa.
Tra le possibili modifiche indicate dallo studioso vi sono l’introduzione di una norma che permetta lo svolgimento del ballottaggio con un voto unico valido per entrambe le Camere e la previsione che la fiducia sia espressa dal Parlamento in seduta comune, misure che richiederebbero una riforma costituzionale e un ampio consenso politico per essere realizzate.
Sul piano pratico, Calderisi richiama l’attenzione sugli effetti collaterali di una riforma incompleta: un sistema elettorale che non tenga conto delle interazioni tra norme ordinarie e prescrizioni costituzionali può produrre incertezza istituzionale, ricorsi legali e un aumento dell’astensionismo, con impatti negativi sulla rappresentatività e sulla governabilità.
Conclusioni e prospettive
La riflessione di Giuseppe Calderisi evidenzia la necessità di conciliare l’obiettivo della governabilità con i vincoli costituzionali: riforme elettorali e cambiamenti istituzionali devono essere pensati in modo coordinato per evitare esiti contraddittori e per garantire stabilità e legittimità al processo politico.