Bitcoin mira a quota 69.000$ mentre le azioni snobbano gli attacchi in Iran

I mercati delle criptovalute hanno mostrato un rimbalzo nelle contrattazioni mattutine negli Stati Uniti, recuperando parte delle perdite registrate nel peggior fine settimana delle ultime settimane, con un contemporaneo recupero anche negli indici azionari statunitensi.

Il Nasdaq segnava un calo contenuto dello 0,1% circa un’ora dopo l’apertura, dopo che i futures avevano suggerito durante la notte un tracollo superiore al 2%; anche il S&P 500 e il DJIA evidenziavano soltanto perdite marginali.

Sul fronte delle materie prime, il Gold si manteneva in progresso di circa il 2% mentre il crude oil segnava un rialzo vicino al 7%. L’indice del dollaro USA registrava una delle sue sedute più forti delle ultime settimane, guadagnando circa l’1%.

Per quanto riguarda le valute digitali, il Bitcoin è salito a circa $68.600, in rialzo del 2,3% nelle ultime 24 ore rispetto ai circa $66.352 riportati all’inizio della sessione. Anche Ether (+1,4%), Solana e XRP mostravano incrementi simili.

I titoli legati al settore crypto hanno sovraperformato: in testa vi è stata la progressione del 12% per Circle, mentre MicroStrategy (MSTR) segnava un +6% e Galaxy Digital un +4,7%.

Dati macro e segnali di attività

Il ISM manufacturing PMI per febbraio è risultato pari a 52,4, indicando un’ulteriore espansione del settore manifatturiero e segnando il primo ciclo consecutivo di letture sopra 50 dalla fine del 2022. Parallelamente, il Chicago Business Barometer è salito a 57,7 a febbraio rispetto a 54 del mese precedente, superando nettamente le attese di 52,8.

Questi indicatori rappresentano la seconda espansione dall’autunno 2023 e riflettono il ritmo di crescita dell’attività negli Stati Uniti più sostenuto dallo scorso maggio 2022, con implicazioni rilevanti sulla percezione del ciclo economico e sulla direzione della politica monetaria.

Impatto sulla politica monetaria

Sullo sfondo del riacutizzarsi delle tensioni in Medio Oriente, del riavvio dell’attività manifatturiera, dei dati PPI più caldi del previsto della scorsa settimana e del rialzo dei prezzi del petrolio legato a motivi geopolitici, la probabilità di un taglio dei tassi a marzo sembra ormai remota in vista della riunione della Federal Reserve del 18 marzo.

Un contesto di questo tipo tende a rafforzare la posizione prudente della banca centrale, riducendo le attese per un allentamento imminente del quadro monetario e aumentando il rischio di tassi più alti o stabili per un periodo più lungo.

Conseguenze per criptovalute e titoli collegati

In linea teorica, una stretta o una prospettiva di politiche meno accomodanti costituisce un freno per gli asset rischiosi come le criptovalute. Tuttavia, è possibile che i mercati avessero già scontato un inasprimento della politica monetaria degli Stati Uniti, attenuando l’impatto negativo atteso sui prezzi digitali.

Inoltre, la combinazione di un rimbalzo della domanda per attività rischiose e la compressione di parte della volatilità tecnica può spiegare il recupero simultaneo di indici azionari e asset crypto. Allo stesso tempo, la forza del dollaro USA e l’aumento dei rendimenti reali restano fattori potenzialmente restrittivi per i flussi verso il settore digitale.

Prospettive e fattori da monitorare

Gli operatori osserveranno da vicino la comunicazione della Federal Reserve, i prossimi dati sull’CPI, il report sulle nonfarm payrolls e ulteriori indicatori manifatturieri per chiarire la traiettoria dell’inflazione e della crescita. Questi elementi saranno determinanti per le aspettative sui tassi e, di conseguenza, per la direzione futura di azioni, materie prime e criptovalute.

In sintesi, il recupero osservato nelle prime contrattazioni riflette sia fattori tecnici sia una ricalibrazione delle attese sulle politiche monetarie; resta comunque elevata la sensibilità dei mercati alle notizie macro e geopolitiche che potrebbero rapidamente modificare il sentimento degli investitori.