Veneto Est: la manifattura riparte e guarda al futuro
- 28 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Segnali di ripresa per l’attività manifatturiera nel Veneto orientale, sebbene il quadro resti caratterizzato da significative incertezze. Lo indica l’indagine “La Congiuntura dell’Industria del Veneto Orientale” (consuntivo 4° trimestre 2025 – previsioni 1° semestre 2026), realizzata da Confindustria Veneto Est in collaborazione con la Fondazione Nord Est, su un campione di 763 imprese manifatturiere e dei servizi delle province di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo.
La tendenza
Nel quarto trimestre del 2025 la produzione industriale si è attestata su un incremento tendenziale del +2,6%, il dato più consistente dall’inizio del 2022. Il recupero è risultato più marcato nelle piccole imprese (+4,2%) e nel comparto metalmeccanico (+6,7%).
Nel complesso dell’anno 2025 la produzione segna una crescita media del +0,5%, interrompendo due anni consecutivi di contrazione (-2,7% nel 2023 e -1,2% nel 2024). L’export ha risentito dell’impatto di nuovi dazi e del deprezzamento del dollaro, con una flessione del -0,6% nel trimestre; tuttavia il saldo annuale 2025 mostra una tenuta marginale (+0,2%).
Le imprese si mostrano prudenti sulle prospettive per il primo semestre 2026: il 60,7% prevede stabilità della produzione, il 23,6% un aumento e il 15,6% una riduzione.
Il fatturato industriale migliora nel quarto trimestre grazie alla domanda interna, cresciuta del +2,7%, sostenuta dal recupero delle retribuzioni. La componente estera torna in territorio negativo (-0,6%), frutto di vendite stabili nell’area UE (-0,1%) e in calo verso i mercati extra-UE (-1,5%). Gli ordini presentano un aumento tendenziale del +1,5% e l’occupazione continua a espandersi, seppur a ritmo più contenuto (+0,4%).
I prezzi delle materie prime sono cresciuti tra ottobre e dicembre per il 32,3% del campione. Sul fronte dei tassi, la Banca Centrale Europea è rimasta ferma dalla metà del 2025 e l’incertezza ha contribuito a ridurre la domanda di credito: solo l’8,1% delle imprese segnala un aumento del costo del denaro, mentre il 78% lo percepisce stabile. La liquidità aziendale è risultata tesa per il 16,2% delle imprese.
La fiducia
Il clima di fiducia per il primo semestre 2026 è in lieve miglioramento, ma la ripresa resta graduale in un contesto mondiale segnato da tensioni geopolitiche, nuovi dazi e forte volatilità sui mercati finanziari.
Nelle previsioni aziendali prevale l’orientamento verso la stabilità produttiva: il 23,6% delle imprese stima un aumento della produzione, il 15,6% una diminuzione e il 60,7% stabilità. Le attese sugli ordini interni indicano un aumento per il 18,2% e stabilità per il 61,0%.
Le prospettive sulla domanda estera migliorano: il 26,0% delle imprese prevede crescita (quota che sale al 39,8% nelle imprese medio-grandi), il 56,2% attende stabilità e il 17,7% segnala attese in calo. Quanto all’occupazione, il 42,9% delle aziende prevede nuove assunzioni, percentuale che raggiunge il 56,2% tra le medio-grandi.
La spesa per investimenti fissi rimane prevalente su livelli stabili per il 59,9% delle imprese, in contrazione per il 23,3% e in espansione per il 16,7%. Questa quota espansiva potrebbe aumentare se il decreto attuativo relativo all’iperammortamento fosse chiaro, coerente e tempestivo: l’iperammortamento è uno strumento fiscale volto a incentivare gli investimenti produttivi attraverso maggiorazioni delle quote di ammortamento.
Il commento
Paola Carron ha dichiarato:
“Nonostante un contesto internazionale turbolento, nel 2025 l’industria del nostro territorio ha mostrato capacità di resistenza e ha invertito la tendenza negativa che si era consolidata negli ultimi anni, grazie alla competitività e alla capacità di adattamento delle imprese. Si tratta però di una tenuta fragile, esposta a squilibri strutturali e a nuovi fattori di incertezza. Non possiamo contare soltanto sull’adattamento: permangono criticità in settori particolarmente colpiti, come il tessile-abbigliamento, la metallurgia e la subfornitura meccanica.”
Il commento evidenzia come il recupero sia ancora parziale e soggetto a rischi esterni: costi energetici, strozzature nelle catene di fornitura e carenze di competenze specializzate possono limitare la capacità di crescita. Per consolidare la ripresa servono politiche coordinate che favoriscano gli investimenti produttivi, il sostegno all’export, il rafforzamento del credito alle imprese e misure di formazione professionale rivolte alle nuove tecnologie.
In questo contesto, il ruolo delle associazioni di categoria e delle fondazioni locali è cruciale per monitorare l’evoluzione dei mercati, sostenere le imprese nelle relazioni internazionali e per sollecitare interventi pubblici efficaci a livello nazionale e regionale.