Tassa di soggiorno: Barcellona raddoppia, ecco la graduatoria delle città Ue più care
- 27 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
È una tendenza consolidata: le destinazioni turistiche stanno adottando misure per controllare, limitare e gestire i grandi flussi di visitatori che, dopo la battuta d’arresto causata dalla pandemia, hanno nuovamente fatto crescere gli arrivi internazionali.
Gli strumenti adottati sono di solito pochi ma incisivi: il contributo d’accesso a siti urbani o monumentali (come avviene a Venezia o davanti alla Fontana di Trevi) o la leva della tassa di soggiorno, che può essere modulata per stagione e zona.
Di recente il governo regionale della Catalogna ha approvato un aumento della tassa di soggiorno, una misura che incide in modo particolare su Barcellona e che entrerà in vigore il 1° aprile.
Nel dettaglio, nella città di Barcellona la tariffa per gli hotel salirà da 3,5 a 7 euro a notte; a questa si somma un’imposta comunale ordinaria di 4 euro, che i comuni possono aumentare fino a 8 euro, portando il totale massimo possibile fino a 15 euro a notte per persona. Per gli appartamenti turistici la nuova aliquota massima prevista si attesterà a 4,5 euro.
Nel resto della Catalogna l’incremento programmato prevede un aumento del 50% nel 2026 e la possibilità di raddoppio nel 2027. Inoltre, gli altri comuni catalani potranno applicare un supplemento locale fino a 4 euro, variabile in base alle zone e alla stagionalità.
Le entrate aggiuntive saranno allocate in modo strutturato: il 25% sarà destinato a politiche abitative per sostenere la disponibilità di alloggi a prezzi accessibili, mentre il restante 75% confluirà in un Fondo per la destagionalizzazione del turismo, finalizzato a promuovere offerte e attività fuori dalla stagione di punta.
Classifica europea dei contributi turistici
Con l’entrata in vigore delle nuove tariffe, Barcellona scalerà posizioni nella graduatoria delle città europee dove il contributo richiesto ai visitatori è più elevato. Secondo una classifica elaborata con criteri di mercato, il primato rimane a Amsterdam, dove l’imposta può arrivare a circa 17,55 euro per notte a persona, una cifra che in alcuni calcoli equivale al 12,5% dell’importo di prenotazione standard usato come riferimento.
La metodologia adottata per confrontare città con sistemi di tassazione differenti prende spesso come riferimento gli alloggi di fascia media (ad esempio strutture a tre stelle) per garantire omogeneità valutativa: applicando questo criterio, la nuova tariffa di Barcellona la collocherebbe al secondo posto, con una stima intorno agli 11,07 euro a persona per notte.
Al terzo posto, con valori inferiori ma significativi, si posizionano diverse destinazioni greche: Atene, Rodi, Salonicco e Heraklion, dove la tassa media stimata si aggira intorno ai 7,70 euro.
La situazione in Italia
Tra le città italiane, Milano risulta la prima a comparire nella graduatoria aggiornata: per il 2026 il capoluogo lombardo ha previsto un innalzamento temporaneo della city tax, con un massimo fino a 10 euro per alcune categorie di hotel di fascia alta; per una struttura di tre stelle il valore medio aggiornato risulta attorno a 7,40 euro a notte.
Seguono nella graduatoria europea altre città italiane: Roma e Firenze con tariffe stimate intorno a 5,83 euro, e Bologna con circa 5,64 euro. Venezia e Verona figurano più in basso nella classifica generale, rispettivamente in posizione 15ª e 18ª in base ai confronti effettuati.
Anche a livello internazionale si registrano casi simili: a Berlino, dove la tassa di soggiorno è rimasta invariata negli ultimi anni, l’importo stimato è intorno a 7,02 euro a notte.
Impatto economico e riflessi politici
L’introduzione o l’aumento delle tasse di soggiorno risponde a esigenze diverse: ridurre pressioni su aree urbane particolarmente fragili, reperire risorse per servizi locali, finanziare politiche abitative e promuovere la destagionalizzazione. Sul versante economico, l’adeguamento delle tariffe può influire sui flussi di visitatori, sui ricavi delle strutture ricettive e sulla competitività delle destinazioni rispetto a mercati vicini.
Dal punto di vista politico-amministrativo, le decisioni sono spesso il frutto di percorsi che coinvolgono i livelli regionali e comunali: la modulazione delle tariffe per zona e stagione richiede coordinamento tra enti, valutazioni di impatto sociale e dialogo con operatori del settore turistico. Le risorse dedicate all’edilizia residenziale pubblica e alle strategie di destagionalizzazione sono generalmente percepite come interventi volti a mitigare gli effetti negativi del turismo di massa sulla qualità della vita dei residenti.
Per gli operatori turistici e i gestori di alloggi, l’aumento delle imposte rappresenta un elemento da integrare nella strategia tariffaria e nella comunicazione verso la clientela, mentre per i visitatori può tradursi in un costo aggiuntivo che incide sulla scelta della destinazione o sul periodo del viaggio.
Nel complesso, le misure di fiscalità turistica sono parte di un più ampio insieme di strumenti di governance urbana che le amministrazioni locali e regionali stanno sperimentando per conciliare sviluppo economico, sostenibilità e tutela del patrimonio urbano.