Le parole choc del presidente del Tar Friuli: anche zingari, migranti e animali rivendicano diritti
- 26 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Nel corso della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario del Tar per il Friuli Venezia Giulia, il presidente ha richiamato l’attenzione sulle molteplici difficoltà che caratterizzano l’attività quotidiana dei magistrati, evidenziando come la moltiplicazione delle istanze e la complessità istituzionale rendano il lavoro giurisdizionale sempre più articolato.
La complessità e i diritti in conflitto
Secondo il presidente, uno degli elementi di maggiore complicazione è la crescente proliferazione dei diritti soggettivi pubblici e delle pretese rivolte alla pubblica amministrazione. Questo fenomeno porta a sovrapposizioni e contrasti tra interessi che il sistema giuridico è chiamato a bilanciare quotidianamente.
Le istanze provengono da ambiti molto diversi: migranti, persone sottoposte a procedimenti penali, comunità rom, e perfino questioni legate alla tutela degli animali. Tali richieste possono entrare in conflitto tra loro e con altri valori pubblici, rendendo frequenti i casi di contrapposizione tra trasparenza amministrativa e tutela della riservatezza.
Il presidente ha citato un aneddoto per sottolineare il tema dei nuovi soggetti che avanzano pretese: in una trasmissione televisiva un esponente politico aveva illustrato l’idea che anche gli animali esercitino diritti, e il Tar per il Friuli Venezia Giulia è stato tra i primi uffici a regolamentare in modo sicuro l’accesso di un cane nei locali giudiziari.
Indipendenza, imparzialità e il ruolo del giudice
Nel suo intervento è stata evidenziata la distinzione tra indipendenza e imparzialità della magistratura: mentre il primo principio riguarda l’autonomia dell’organo giudiziario dal potere esterno, il secondo attiene alla neutralità effettiva del singolo giudice rispetto alle parti e agli orientamenti politici.
Il presidente ha osservato che, in un ordinamento sempre più frammentato e in una società divisa, l’imparzialità non è automatica. Per questo motivo ogni magistrato deve coltivare un atteggiamento psicologico di neutralità che possa essere, in prospettiva, anche soggetto a verifiche interne per evitare derive in cui figure giudicanti assumano posizioni pubbliche riconducibili a preferenze politiche.
Questa attenzione alla condotta pubblica dei magistrati nasce dalla preoccupazione che manifestazioni di parte possano erodere la fiducia nell’amministrazione della giustizia e produrre un danno difficilmente risanabile.
Referendum, riforme e responsabilità
Riferendosi al dibattito sul referendum sulla giustizia, il presidente ha chiarito la propria posizione personale, spiegando le ragioni che lo spingerebbero a partecipare favorevolmente al quesito.
Carlo Modica de Mohac di Grisì ha dichiarato:
“Voterei sì.”
Ha motivato la scelta sostenendo la necessità di evitare la concentrazione del potere in un unico organismo che creerebbe un unico ‘agone politico’ tra i magistrati del pubblico ministero e quelli giudicanti, con conseguenze sulle dinamiche interne alla magistratura e sulla percezione esterna dell’equilibrio istituzionale.
Nel corso dell’intervento non sono mancati riferimenti alle recenti tensioni e ai casi di condotte devianti nella gestione delle carriere; il presidente ha auspicato che episodi di questo tipo non si ripetano e abbia richiamato alla memoria una massima che invita alla cautela nella gestione degli errori del passato.
Carlo Modica de Mohac di Grisì aggiunse:
“Speriamo che non riaccada. Poteva non accadere, ma come diceva Levi, ‘se una cosa è accaduta può riaccadere’.”
Il riferimento al caso Palamara è servito a ricordare come pratiche non trasparenti e relazioni indebite possano compromettere la credibilità delle istituzioni giudiziarie e richiedere risposte organiche sul piano istituzionale ed etico.
Prospettive e possibili interventi
Per affrontare le criticità emerse il presidente ha richiamato la necessità di interventi coordinati: chiarimenti normativi sui rapporti tra diritti pubblici concorrenti, formazione continua per i magistrati sulla gestione dei conflitti di interesse e delle posizioni pubbliche, e un rafforzamento dei codici deontologici per preservare la fiducia nell’azione giudiziaria.
Inoltre, un migliore equilibrio tra trasparenza amministrativa e tutela della riservatezza richiede scelte legislative e interpretative attente, in grado di guidare i giudici nella composizione dei diversi interessi coinvolti senza trasferire sulle aule problematiche che spettano al legislatore.
La riflessione offerta nel contesto dell’apertura dell’anno giudiziario del Tar per il Friuli Venezia Giulia richiama dunque all’urgenza di un confronto concreto tra istituzioni, forze politiche e società civile per individuare strumenti adeguati a governare la complessità crescente del diritto amministrativo e a tutelare al tempo stesso la credibilità della magistratura.