Muore il colonnello Tejero, l’uomo dietro l’ultimo tentato golpe in Spagna

Un filmato d’epoca mostrava il primo ministro Adolfo Suárez e il vicepresidente Julián García Vargas (all’epoca figura istituzionale di riferimento) impassibili mentre il colonnello Antonio Tejero sparava alcuni colpi con la sua pistola e altri rivoltosi facevano fuoco con armi automatiche per zittire i mormorii di protesta. Era il 23 febbraio 1981 e la Spagna stava vivendo un tentato colpo di Stato da parte di un colonnello e di circa 200 ammutinati della Guardia Civil, sei anni dopo la morte del dittatore Francisco Franco.

L’assalto interessò la camera bassa del Parlamento, con il sequestro del governo e la sospensione della normale attività istituzionale proprio nel giorno in cui doveva essere deciso il successore di Suárez. Il rapido intervento del re Juan Carlos I, che con un discorso televisivo mattutino ribadì la sua adesione alla democrazia e ordinò ai militari di rientrare nelle caserme, contribuì a vanificare il golpe, che si concluse dopo circa 18 ore.

Il tentativo di golpe del 23 febbraio 1981

La scena più nota rimane quella di Tejero con la pistola in mano nell’emiciclo, ripresa in diretta televisiva e poi diffusa in tutto il mondo. L’irruzione nel Congresso dei Deputati avvenne durante la votazione per l’investitura del nuovo presidente del governo, Leopoldo Calvo-Sotelo, e segnò un momento di grave tensione per il processo di transizione democratica avviato in Spagna dopo la fine del regime franchista.

La reazione delle istituzioni civili e la fermezza del sovrano furono decisive nel determinare l’esito del tentativo golpista. La crisi evidenziò la fragilità delle strutture democratiche ancora in fase di consolidamento e sollevò questioni fondamentali sui rapporti tra forze armate e autorità civili.

La figura di Antonio Tejero

Antonio Tejero Molina entrò a 19 anni all’Accademia Generale Militare di Saragozza e svolse il servizio in varie sedi prima di assumere il comando della Guardia Civil a Malaga. Già in quegli anni manifestò ostilità verso il nuovo ordine democratico e, nel tentativo di impedire una manifestazione a favore della democrazia, perse il comando e subì un mese di arresto.

Nel 1978 fu tra gli ideatori della cosiddetta Operazione Calaxia, il primo progetto di colpo di Stato contro il governo di Adolfo Suárez e le sue riforme istituzionali; l’azione non si concretizzò e Tejero fu condannato a sette mesi di carcere. Dopo il periodo carcerario organizzò e guidò poi il colpo di Stato del 23 febbraio 1981, quando, a capo di circa 200 uomini, fece irruzione nel Congresso durante la votazione per l’investitura.

Negli anni successivi all’attentato alla democrazia, l’immagine di Tejero nell’emiciclo rimase impressa nella memoria collettiva come simbolo del pericolo rappresentato dal ritorno di tendenze antidemocratiche e militariste.

Conseguenze politiche e memoria storica

Il fallimento del golpe contribuì a consolidare la transizione verso il regime parlamentare e a rafforzare la leadership delle istituzioni democratiche. L’intervento del re fu percepito come un momento di svolta che confermò il ruolo della Corona nella difesa dell’assetto costituzionale. Negli anni successivi la Spagna procedette con riforme e misure volte a garantire la subordinazione delle forze armate all’autorità civile.

La figura di Juan Carlos I rimase centrale nella narrazione di quegli eventi, ma nel tempo il dibattito pubblico sulla monarchia e sulla responsabilità individuale di vari attori si è fatto più complesso, portando infine all’abdicazione nel 2014 in favore di Felipe VI e a successivi interrogativi sulla trasparenza e sulla storia recente del Paese.

Desecretazione degli archivi e morte di Antonio Tejero

Il 25 febbraio 2026, lo stesso giorno in cui sono state desecretate carte e documenti relativi al tentativo di golpe, è stata resa nota la morte, nella sua abitazione di Valencia, dell’ex colonnello Antonio Tejero, all’età di 93 anni. La pubblicazione degli archivi punta a gettare nuova luce sulle dinamiche di quel periodo e sulle responsabilità individuali e collettive.

La contemporanea riapertura degli archivi e la scomparsa di una delle figure più emblematiche di quel momento storico hanno riacceso il dibattito pubblico e alimentato l’interesse degli storici, delle istituzioni e dei cittadini per una ricostruzione documentata e critica degli eventi.

Riflessioni finali

Il ricordo del 23 febbraio rimane un monito sulla fragilità delle democrazie e sull’importanza di meccanismi istituzionali stabili e trasparenti. La desecretazione dei documenti e le discussioni che ne seguiranno rappresentano un’opportunità per approfondire la conoscenza storica, comprendere meglio i processi di transizione politica e rafforzare la memoria collettiva attorno ai diritti e alle garanzie democratiche.



Author: Tony
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