Rider, Deliveroo nel mirino della giustizia: chiesti documenti anche a McDonald’s e Esselunga
- 25 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Un’altra società del food delivery è finita sotto la lente della magistratura: i controlli giudiziari urgenti hanno riguardato Deliveroo Italy per presunti sfruttamenti di lavoratori che operano come rider, con ricadute su migliaia di persone a Milano e in altre città italiane.
Le misure cautelari e gli indagati
I provvedimenti sono stati eseguiti dai Carabinieri del gruppo di Tutela del lavoro di Milano su richiesta del pubblico ministero Paolo Storari. Nell’ambito dell’attività investigativa è stata disposta una forma di controllo giudiziario urgente nei confronti di Deliveroo Italy, ritenuta responsabile, secondo gli inquirenti, di aver sfruttato circa 3.000 rider nella sola Milano e fino a 20.000 su tutto il territorio nazionale.
È stato iscritto nel registro degli indagati, oltre alla società, l’amministratore unico Andrea Giuseppe Zocchi. Lo strumento adottato prevede l’affiancamento di un amministratore giudiziario che possa supervisionare la gestione aziendale; la convalida dell’intervento da parte del giudice per le indagini preliminari è attesa nei prossimi giorni.
Nell’ambito dell’indagine sono stati notificati ordini di esibizione di documenti anche a diverse catene e operatori della ristorazione che utilizzano servizi di consegna a domicilio, tra cui McDonald’s, Burger King, Original Bucket – Kentucky Fried Chicken, Poke House, Carrefour, Esselunga e Cra i.
La struttura societaria e i legami internazionali
Dal punto di vista societario, Deliveroo Italy è controllata da soggetti esteri: la capogruppo americana Doordash esercita il controllo tramite la Deliveroo Limited, con sede in Gran Bretagna, e attraverso la società inglese Roofoods. Questa struttura riflette una presenza internazionale comune nelle piattaforme digitali di consegna, con impatti sulla governance, sulla responsabilità verso i lavoratori e sui flussi di dati e capitali.
Le testimonianze e le contestazioni
Nell’inchiesta sono state ascoltate le dichiarazioni di oltre cinquanta persone che lavorano come rider. Da queste testimonianze emerge un quadro coerente: la modalità operativa è fortemente dipendente dalla piattaforma digitale, con orari e procedure determinati dall’algoritmo e dalle regole aziendali piuttosto che da una gestione autonoma delle prestazioni.
La ricostruzione degli investigatori contesta che si tratti, in sostanza, di lavoro dipendente privo delle tutele previste dalla normativa del lavoro e dai contratti collettivi, con pagamenti che, secondo le stime raccolte, risultano significativamente inferiori alle soglie di povertà e agli standard retributivi convenuti a livello collettivo.
Quadro normativo e implicazioni per il settore
Gli inquirenti richiamano come riferimento normativo il articolo 36 della Costituzione, che tutela il diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro e idonea ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa. Questo richiamo costituisce il perno della contestazione quando viene valutata la natura del rapporto di lavoro nelle piattaforme digitali.
Il nuovo procedimento si inserisce in un dibattito più ampio sulle modalità con cui regolamentare il cosiddetto lavoro della gig economy: la qualificazione giuridica delle prestazioni offerte tramite piattaforme, la tutela della salute e della sicurezza, l’accesso a forme di protezione sociale e la responsabilità delle piattaforme e dei committenti finali sono temi al centro di possibili interventi normativi e di controllo giudiziario.
Già in passato casi analoghi, come quello che ha coinvolto Glovo, hanno portato l’attenzione pubblica e istituzionale sulle condizioni dei lavoratori delle piattaforme digitali e hanno avviato confronti tra autorità giudiziarie, forze dell’ordine e istituzioni competenti in materia di lavoro.
Possibili sviluppi e riflessi pratici
Se le contestazioni dovessero trovare conferma, le conseguenze potrebbero riguardare obblighi di adeguamento nei confronti dei lavoratori, sanzioni amministrative o penali, e la necessità per le piattaforme di ripensare i modelli contrattuali e operativi. Inoltre, il coinvolgimento di grandi catene client permette di approfondire il ruolo dei soggetti che commissionano le consegne nel determinare condizioni e modelli di lavoro.
Lo sviluppo del procedimento giudiziario e le eventuali determinazioni delle autorità competenti saranno utili per chiarire i confini tra lavoro autonomo e subordinato nell’economia digitale e potranno influenzare la normativa e le prassi contrattuali a livello nazionale ed europeo.