Il principale stablecoin Tether si contrae ancora mentre la capitalizzazione di mercato sembra destinata al secondo calo mensile consecutivo

Tether (USDT), la più grande stablecoin per capitalizzazione di mercato, sta continuando a ridursi e sembra avviata verso un secondo mese consecutivo di contrazione, un segnale che complica la prospettiva di una ripresa sostenibile dell’intero mercato delle criptovalute.

I dati di mercato mostrano che la capitalizzazione di Tether è scesa dello 0,8% a circa $183,61 miliardi nel corso del mese, estendendo il calo dell’1% registrato a gennaio da un massimo storico vicino a $186,84 miliardi. Una contrazione di questa portata non si vedeva dai tempi del collasso di TerraForm Labs nel 2022, evento che eliminò miliardi di dollari di valore dagli investitori e scosse la fiducia nelle stablecoin.

Rachael Lucas, analista di BTC Markets, ha detto:

“Le stablecoin sono il carburante che alimenta i mercati crypto. Quando il carburante si esaurisce, tutto rallenta, ed è esattamente ciò che stiamo osservando.”

Contesto e significato della contrazione

Le stablecoin sono token digitali il cui valore è ancorato a un riferimento esterno, solitamente il dollaro statunitense o altre valute fiat. Nel tempo si sono imposte non solo come strumenti per gestire il rischio di volatilità, ma anche come valuta di finanziamento per il trading di criptovalute e come mezzo per spostare capitali tra giurisdizioni.

Una riduzione nella circolazione di USDT spesso segnala deflussi di capitale dal settore crypto verso altri asset o liquidità in valuta fiat. Questo fenomeno può limitare la capacità degli operatori di mercato di sostenere rialzi prolungati nei prezzi di asset come il Bitcoin e altre criptovalute.

Effetti sul mercato delle criptovalute

La contrazione in corso di Tether si aggiunge a una domanda tiepida per i fondi negoziati in borsa (ETF) spot quotati negli Stati Uniti, rendendo più incerta la sostenibilità di eventuali rally nei prezzi di mercato. Il valore di mercato complessivo delle criptovalute dipende in parte dalla liquidità fornita dalle stablecoin, che facilitano operazioni e trasferimenti rapidi.

Il Bitcoin, la criptovaluta principale per capitalizzazione, non è riuscito a consolidare slancio dopo che la tendenza ribassista si era temporaneamente fermata vicino ai 60.000 dollari lo scorso febbraio. Dopo un breve recupero sopra i 70.000 dollari, i prezzi si sono poi ritirati intorno ai 65.000 dollari, indicando una fase di incertezza e assenza di pressione d’acquisto sostenuta.

Confronto tra stablecoin e prospettive future

Anche la crescita di altre stablecoin importanti, come la USDCoin (USDC), mostra segnali di rallentamento, sebbene tali alternative si stiano dimostrando più resilienti rispetto a Tether. La capitalizzazione di USDC è risalita vicino ai $75 miliardi dopo un calo a gennaio intorno ai $70 miliardi, ma resta sostanzialmente piatta da inizio anno.

Per comprendere l’entità dell’impatto occorre considerare anche fattori regolamentari e operativi: la trasparenza delle riserve, i controlli normativi sulle emissioni di stablecoin e la fiducia degli operatori istituzionali. Variazioni in questi ambiti possono accelerare o attenuare i deflussi di capitale e influenzare la liquidità complessiva del mercato.

In assenza di un ritorno significativo della domanda di stablecoin o di segnali positivi dai mercati degli ETF spot e dall’interesse istituzionale, le dinamiche osservate potrebbero proseguire, mantenendo elevata la volatilità e limitando la formazione di tendenze rialziste durevoli nel panorama delle criptovalute.