La più grande piattaforma di criptovalute contrattacca le accuse di aver trasferito miliardi legati all’Iran

La piattaforma di scambio di criptovalute Binance ha contestato la pubblicazione di un articolo del Wall Street Journal che sosteneva che la società avesse licenziato dipendenti impegnati nell’indagine su trasferimenti di fondi verso entità soggette a sanzioni.

Richard Teng ha dichiarato:

“Si tratta di un reportage inaccurato sul nostro programma di compliance.”

Nel post pubblicato su X, Richard Teng, co-amministratore delegato di Binance, ha allegato una lettera dell’avvocato della società a New York, nella quale si sostiene che il Wall Street Journal abbia diffuso affermazioni diffamatorie nonostante i tentativi della piattaforma di correggere i fatti.

Accuse principali riportate dai media

Secondo l’articolo del Wall Street Journal, personale investigativo di Binance avrebbe individuato circa 1 miliardo di dollari che si sarebbe mosso verso una rete accusata di finanziare gruppi sostenuti dall’Iran. Il pezzo affermava inoltre che la società avrebbe smantellato l’indagine interna su tale movimentazione.

Il reportage citava documenti interni e dichiarazioni di persone informate sulle operazioni di Binance, sostenendo che condotte in violazione delle leggi sulle sanzioni e sul riciclaggio sarebbero proseguite nonostante il patteggiamento del 2023 con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.

Altri articoli giornalistici, tra cui un pezzo del New York Times, hanno pubblicato ricostruzioni analoghe e hanno attribuito alla piattaforma trasferimenti addizionali per circa 1,7 miliardi di dollari nel periodo 2024-2025, collegati a clienti registrati in Cina e diretti verso gruppi legati all’Iran, compresi i militanti Houthi nello Yemen.

Versioni contrastanti e risposta di Binance

La società ha invece sostenuto che gli investigatori coinvolti si sono dimessi e ha negato che siano stati licenziati o sospesi per aver sollevato preoccupazioni sulla conformità. In un post sul proprio blog, Binance ha definito le ricostruzioni giornalistiche incomplete e basate su affermazioni di ex dipendenti scontenti.

Un portavoce di Binance ha riferito a CoinDesk che un controllo interno non ha rilevato evidenze di violazioni delle leggi o dei regolamenti sanzionatori riferite alle transazioni descritte negli articoli.

Il medesimo portavoce ha sottolineato:

“Abbiamo rilevato e segnalato attività sospette: è la prova che i nostri controlli stanno funzionando, non il contrario.”

Inoltre, una portavoce, Rachel Conlan, ha riferito al New York Times che è in corso un’indagine interna e che un rapporto completo sarebbe stato inviato al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti alla data prevista.

Nel post aziendale citato da Binance si afferma anche:

“La nostra esposizione correlata alle sanzioni è minima. Le recenti notizie sul nostro livello di compliance sono, nella migliore delle ipotesi, inesatte.”

Implicazioni normative e contesto

Il caso si inserisce in un contesto normativo già complesso per gli exchange di criptovalute: nel 2023 Binance aveva raggiunto un accordo con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e altre autorità, riconoscendo violazioni connesse a norme sul riciclaggio. In quell’ambito il fondatore Changpeng “CZ” Zhao aveva ammesso responsabilità che hanno portato a sanzioni e prescrizioni operative.

Al di là delle responsabilità già accertate, le nuove accuse — se confermate — potrebbero comportare ulteriori indagini da parte delle autorità finanziarie e difficoltà reputazionali per la piattaforma, con potenziali impatti sulle relazioni con banche, partner e regolatori internazionali.

Le questioni chiave riguardano l’efficacia dei controlli antiriciclaggio e delle procedure di segnalazione interna, la gestione dei conflitti tra team investigativi e direzioni aziendali e la capacità delle piattaforme crittografiche di conformarsi a regimi sanzionatori sempre più stringenti.

Stato attuale e sviluppi possibili

Al momento le versioni rimangono contrastanti: alcuni articoli sostengono che dipendenti siano stati licenziati per non aver adeguatamente elevato segnali di allarme, mentre Binance parla di dimissioni e di esiti negativi di verifiche interne rispetto alle ipotesi di violazione. Autorità di vigilanza e procure potrebbero richiedere chiarimenti aggiuntivi e, se necessario, avviare ulteriori accertamenti.

La vicenda sottolinea l’importanza di trasparenza e tracciabilità nelle procedure di compliance delle piattaforme crypto e la necessità per le autorità di disporre di strumenti adeguati per verificare flussi finanziari complessi che attraversano confini e giurisdizioni.